• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/03960 (4-03960)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03960presentato daFERRO Wandatesto diMartedì 29 ottobre 2019, seduta n. 248

   FERRO, DEIDDA, GALANTINO, VARCHI, DONZELLI, BUCALO, MANTOVANI, LUCASELLI, TRANCASSINI, CARETTA, BALDINI, BELLUCCI e PRISCO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   dal 2010 al 2018 sono stati registrati 252 episodi di suicidio tra gli operatori delle forze dell'ordine, con un'incidenza di 9,8 casi su 100 mila appartenenti alle varie istituzioni, a fronte dei 5 casi per 100 mila abitanti registrati tra la popolazione;

   sono già 21 i suicidi nel 2019 degli appartenenti alle forze dell'ordine e la media è già più alta rispetto agli anni precedenti, tanto che il dato doppia quello relativo ai suicidi nella popolazione generale italiana: sono soprattutto poliziotti e agenti penitenziari a togliersi la vita e con la propria pistola di ordinanza nell'88 per cento dei casi;

   a seguire ci sono anche carabinieri e subito dopo finanzieri che, se non usano la propria, scelgono un'arma non «ufficiale» oppure altre modalità come l'impiccagione, l'avvelenamento, il soffocamento via gas o le lesioni da taglio;

   nel 54 per cento dei casi hanno un'età che va dai 45 ai 64 anni, nel 37 per cento sono tra i 25 e i 44 anni;

   è di pochi giorni fa la notizia, riportata da fonti di stampa, del suicidio di un carabiniere di 43 anni in servizio al reparto radiomobile che si è impiccato nella caserma di corso Calatafimi, a Palermo;

   il suicidio tra gli appartenenti alle forze dell'ordine ha assunto un tale livello di gravità da indurre il capo della polizia a costituire un Osservatorio permanente interforze sul fenomeno suicidiario tra gli appartenenti alle forze di polizia;

   in una nota del 19 settembre 2019, Elvio Vulcano, portavoce nazionale del Sindacato di polizia LeS, ha scritto: «Tante le potenziali cause che spingono un appartenente alle Forze dell'Ordine a compiere il gesto estremo: motivazioni personali; professionali; familiari ed economiche, eventualmente anche più di una sommate tra di loro. Sarebbero situazioni che necessitano di una risposta immediata e concreta, ed invece l'Amministrazione preferisce trovare sbrigativamente le colpe di questi gesti estremi al di fuori degli ambiti lavorativi. [...] da qui nasce l'iniziativa di Pasquale Guaglianone, Segretario Generale Provinciale di Palermo di LeS, che ha stipulato accordi con psicologi e psicoterapeuti che, garantendo ai poliziotti l'anonimato e mantenendo lo stretto riserbo anche nei confronti dell'Amministrazione della Polizia di Stato, potranno dare ad essi l'opportunità di essere ascoltati ed eventualmente aiutati in un percorso che potrebbe condurli alla risoluzione dei disagi o delle problematiche fonte delle loro preoccupazioni.»;

   si tratta di un allarme internazionale, come dicono dati analoghi di Francia e Spagna ed è reso ancora più grave dalla facilità di accesso alle armi da fuoco;

   la IV Commissione ha iniziato l'esame di una risoluzione per impegnare il Governo ad istituire unità organizzative, centrali e periferiche, per l'indirizzo e il coordinamento delle attività di supporto morale e psicologico al personale delle Forze armate –:

   se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative intenda adottare per prevenire questo drammatico fenomeno attraverso il monitoraggio costante dello stato psicologico degli appartenenti alle forze dell'ordine promuovendo, per quanto di competenza, una più incisiva azione del servizio sanitario nazionale e della figura dello psicologo;

   quali siano i dati ufficiali relativi al fenomeno esposto in premessa, anche alla luce dell'attività dell'Osservatorio permanente interforze attivato dal capo della polizia, al fine di poter monitorare e comprendere il fenomeno nel suo complesso.
(4-03960)