• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/03890 (4-03890)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03890presentato daFERRO Wandatesto diMercoledì 23 ottobre 2019, seduta n. 244

   FERRO, BUCALO, BUTTI, RAMPELLI, LUCASELLI, GALANTINO, DELMASTRO DELLE VEDOVE, LUCA DE CARLO, FOTI, VARCHI, MANTOVANI, FRASSINETTI, BELLUCCI, TRANCASSINI e SILVESTRONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:

   in tutta Italia, stando alla banca dati sugli enti in difficoltà finanziaria messa a punto dal Ministero dell'interno e dall'Università Ca’ Foscari Venezia, sono 592 le amministrazioni locali che hanno dichiarato il «dissesto finanziario», ovvero sono state definite «incapaci di assolvere alle funzioni e ai servizi indispensabili» o non sono riusciti a far fronte ai creditori «con il ripristino dell'equilibrio di bilancio»;

   in particolare, circoscrivendo l'analisi al quinquennio 2014-2018, sono 97 gli enti che hanno approvato una delibera di dissesto «con una crescita molto preoccupante del ricorso alla procedura nell'ultimo biennio» e il 75 per cento di questi comuni è collocato in tre regioni: Campania, Calabria e Sicilia;

   ancora una volta, il record negativo spetta alla Calabria dove, su un totale di 409 comuni ben 41 avevano dichiarato il dissesto (dati 2018), mentre altri 54 avevano richiesto la procedura di riequilibrio finanziario, per un totale quindi di 95 municipi coinvolti;

   tale situazione è stata aggravata dalla recente sentenza n. 18/2019 della Corte costituzionale che ha «bocciato» la possibilità di spalmare su trent'anni i disavanzi generati dal riaccertamento straordinario dei residui, determinando lo «stop» al piano di riequilibrio messo a punto per Reggio Calabria: secondo la magistratura contabile l’extra deficit va ripianato in dieci anni, con il risultato che il capoluogo calabrese rischia il default;

   molti altri capoluoghi di provincia calabresi, tra cui Vibo Valentia che dopo sei anni dalla dichiarazione del primo dissesto finanziario rischia un probabile secondo default, non sono in condizioni economiche floride;

   le timide misure messe in atto dai Governi degli ultimi anni, come la possibilità di rinegoziazione dei mutui accesi con Cassa depositi e prestiti prima del 2003 e poi passati al Ministero dell'economia e delle finanze o la creazione di un tavolo tecnico-politico fra Ministero dell'economia e delle finanze, Ministero dell'interno e amministratori locali con il compito di «formulare proposte per la ristrutturazione del debito locale», si sono dimostrate del tutto inadeguate: nel primo caso, il decreto attuativo, atteso entro il 28 febbraio, non è ancora arrivato; mentre nel secondo caso, l'istituzione del tavolo, che avrebbe dovuto vedere la luce «entro dieci giorni», ad oggi non sembra essere stato attivato –:

   se il Governo sia a conoscenza dei gravi fatti esposti in premessa e, accertata la fondatezza degli stessi, quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare, anche in occasione del prossimo disegno di legge di bilancio, al fine di evitare il collasso definitivo del primo avamposto dello Stato, ossia il comune.
(4-03890)