• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00080 udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, premesso che: il 17 e 18 ottobre 2019, nella riunione del Consiglio europeo si affronteranno i seguenti temi: Brexit,...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00080 presentata da ANNA MARIA BERNINI
mercoledì 16 ottobre 2019, seduta n.156

Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri,
premesso che:
il 17 e 18 ottobre 2019, nella riunione del Consiglio europeo si affronteranno i seguenti temi: Brexit, Quadro finanziario pluriennale, Agenda strategica e prossimo ciclo istituzionale, clima, politica estera;
con riferimento allo stato di avanzamento della Brexit:
desta preoccupazione la possibile uscita "senza condizioni" del Regno Unito dall'Unione europea che potrebbe provocare, con l'applicazione dei dazi del World Trade Organization un enorme danno economico a molte nostre imprese manifatturiere soprattutto nel campo dell'automotive. Per l'Italia, la Gran Bretagna rappresenta il terzo Paese per destinazione di componenti per autoveicoli ed il quarto come automobili. In valore economico, solo per auto e veicoli industriali il danno potrebbe aggirarsi intorno a 1,1 miliardi di euro mentre per la componentistica ad oltre 1,7 miliardi di euro (dati ufficiali A.N.F.I.A. Associazione nazionale filiera industria automobilistica);
l'uscita del Regno Unito dalla UE potrebbe costringere tutti i Paesi dell'Unione a pagare una quota di partecipazione al bilancio UE più alta;
l'Italia finora paga circa 17 miliardi e mezzo, in futuro potrebbe essere chiamata a versare fino a 19 miliardi;
il Consiglio europeo, nella riunione a 27 del 21 giugno 2019, ha discusso brevemente sullo stato del processo di recesso del Regno Unito dall'UE, concordando di proseguire sulla base del seguente approccio unitario:
a) volontà di collaborare con il Primo ministro britannico;
b) evitare una Brexit disordinata e stabilire una relazione futura con il Regno Unito che sia la più stretta possibile;
c) apertura a colloqui in merito alla Dichiarazione sulle future relazioni tra Regno Unito e UE se la posizione del Regno Unito dovesse evolvere, sebbene l'Accordo di recesso non sia aperto alla rinegoziazione;
il nuovo presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nel discorso pronunciato il 16 luglio 2019 in occasione della sua elezione al Parlamento europeo, ha indicato che: "è prioritario tutelare i diritti dei cittadini e mantenere la pace e la stabilità in Irlanda ed è pronta ad appoggiare un'ulteriore proroga della data di recesso, se fosse necessario più tempo per un valido motivo";
si ritiene pertanto quanto mai urgente, considerata anche l'imminente scadenza del 31 ottobre 2019 per il completamento del processo di recesso dall'UE, definire in sede di Consiglio europeo una posizione unitaria valutando anche una possibile proroga nel caso in cui il Regno Unito non abbia ratificato entro tale data l'Accordo di recesso;
con riferimento alla questione del Quadro finanziario pluriennale dell'UE per il periodo 2021- 2027:
esso dovrà tenere conto dell'uscita del Regno Unito dall'UE;
a seguito dell'uscita del Regno Unito, potrebbero essere richiesti maggiori sforzi finanziari ai Governi dei restanti 27 Stati membri; secondo stime della Commissione europea, infatti, l'uscita del Regno Unito dall'UE potrebbe produrre una riduzione nel bilancio annuale tra i 10 e i 12 miliardi di euro annui, corrispondente a circa il 10 per cento;
in questo quadro, la principale sfida per il futuro bilancio dell'UE sarà assicurare un adeguato finanziamento sia per le cosiddette politiche tradizionali dell'UE (Politica di coesione e Politica agricola comune, che assorbono circa il 70 per cento dell'attuale QFP), sia per una serie di nuove priorità che sono emerse negli ultimi anni e che necessitano per il futuro di maggiori risorse (gestione del fenomeno migratorio, sfide per la sicurezza interna ed esterna dell'UE, rafforzamento della cooperazione tra Stati membri in materia di difesa);
quello del QFP è quindi un banco di prova fondamentale per capire se davvero si è in grado di andare avanti sul processo di integrazione oppure se, viceversa, si intende scegliere la strada di un'Europa che sempre più fa riferimento alla dimensione degli Stati membri;
l'Europa riparte se si è in grado di ricostruire la "voglia d'Europa" tra i suoi concittadini: non solo e non più soltanto unione monetaria e rispetto dei parametri finanziari, ma anche identità rispetto delle proprie radici e capacità di guardare e costruire il futuro comune; serve quindi un'Unione europea riformata nelle sue istituzioni, flessibile, capace di stare dietro al cambiamento, unita nelle diversità territoriali, che devono rappresentare non un ostacolo, ma un'opportunità di sviluppo per l'intero continente;
la Presidenza finlandese del Consiglio dell'Unione europea ha previsto di presentare, prima della fine dell'anno, uno schema di negoziato riveduto contenente dati numerici; il documento mira a chiarire e a semplificare le opzioni sul tavolo dei negoziati per facilitare le future discussioni tra i leader dell'UE;
in questo quadro, particolare attenzione in sede di revisione del QFP dovrà essere prestata al finanziamento della ricerca, dell'innovazione e dell'agenda digitale, all'aumento delle risorse in bilancio per le politiche giovanili, per la gestione delle frontiere e la sicurezza interna; un capitolo a parte dovrà, inoltre, essere dedicato al sostegno delle piccole e medie imprese;
con riferimento al prossimo ciclo istituzionale nel quale il Consiglio europeo prenderà le opportune decisioni sulle nomine e adotterà l'agenda strategica per l'Unione 2019-2024:
la Commissione europea ha presentato il 1° marzo 2017 il Libro bianco sul futuro dell'Europa nel quale si delineano le principali sfide e opportunità nei prossimi dieci anni, anche in funzione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, il 25 marzo 2017, in occasione del quale si è poi svolto il vertice dei Capi di Stato e di Governo che ha adottato la dichiarazione di Roma;
la dichiarazione adottata a Roma dai 27 Capi di Stato e di Governo il 25 marzo 2017 ha ribadito l'unità dell'Europa e la sua indivisibilità, pur affermando: "... agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente";
tenuto conto dell'esito delle elezioni del Parlamento europeo di primavera, l'Agenda strategica per l'UE 2019-2024 costituisce l'occasione giusta per superare le sfide e cogliere le opportunità che attendono oggi l'Europa, che in un decennio di cambiamenti ha dimostrato sì di essere in grado di tenere fede alla promessa di pace e stabilità, tuttavia non ha saputo rispondere ad alcune istanze che provenivano da svariati settori sociali;
delineare un'agenda che favorisca il progresso economico e sociale difendendo nel contempo l'integrità del mercato interno, tenendo conto della diversità dei sistemi nazionali, deve rappresentare una delle maggiori priorità per il nostro Paese in sede comunitaria;
in questi ultimi anni sono mancate alcune risposte per delineare un'Europa in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile e un'Europa determinata a combattere ancor di più il terrorismo e la criminalità organizzata;
l'Agenda strategica per l'Unione, oltre a tenere presente tali situazioni dovrà contemplare la prospettiva che solo attraverso un'Europa più forte sulla scena mondiale si potranno attrarre nuovi investimenti e determinare nuovi equilibri economici in particolare con i maggiori partner internazionali come gli Stati Uniti, la Cina e la Federazione Russa;
con le elezioni del Parlamento europeo del 23-26 maggio 2019 e con il cambio di leadership nelle istituzioni dell'UE, è il momento di stabilire orientamenti politici nuovi e nuove priorità;
il Consiglio europeo dovrebbe inoltre adottare una decisione relativa alla nomina di Christine Lagarde a presidente della Banca centrale europea andando a sostituire dopo un lungo ed onorato mandato il Presidente uscente Mario Draghi, la cui esperienza e professionalità si auspica possa essere ancora messa al servizio dell'intera comunità europea;
con riferimento alla questione dei cambiamenti climatici:
nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Convenzione sul clima, UNFCCC), l'accordo ha compreso elementi per una riduzione progressiva delle emissioni globali di gas serra e si è basato, per la prima volta, su principi comuni validi per tutti i Paesi senza distinzione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo;
uno degli obiettivi principali è stato quello di orientare i flussi finanziari privati e statali verso uno sviluppo a basse emissioni di gas serra e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici;
in particolare, sono stati decisi i criteri con cui misurare le emissioni di anidride carbonica (CO2) e valutare le misure dei singoli Paesi;
l'8 gennaio 2019, è stata resa nota la proposta di Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) inviata a Bruxelles dal Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell'ambiente e con il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture;
come previsto dal Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio 2018/1999/UE, il documento è oggetto in questi mesi di discussione in sede europea, per arrivare a una versione definitiva entro la fine del 2019;
il Piano, strutturato su 5 dimensioni: de-carbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell'energia, ricerca, innovazione e competitività;
il PNIEC contiene gli obiettivi "per l'energia e il clima" che gli Stati membri si impegnano a raggiungere entro il 2030; il documento dovrebbe anche indicare le politiche, le misure e le relative coperture economiche attraverso le quali, credibilmente, si intendono raggiungere tali obiettivi;
si può cogliere questa possibilità, per programmare investimenti in grandi opere, come il TAV e l'ammodernamento della rete ferroviaria, che incrementano la competitività del Paese, tenendo presente l'impatto ambientale del trasporto su gomma, soprattutto per quanto riguarda le merci;
occorrono azioni per la rigenerazione delle grandi città in un'ottica di efficientamento energetico e della rete metro-ferro-tranviaria, un programma di gestione del ciclo dei rifiuti e in sinergia tra Stato e privati;
il 23 settembre 2019, si è svolto a New York un vertice ONU sull'azione per il clima che si è basato sulle azioni da intraprendere in sette campi: transizione verso le energie rinnovabili, finanziamento dell'azione climatica e della tariffazione del carbonio, riduzione delle emissioni dell'industria, ricorso a soluzioni basate sulla natura, città sostenibili e azioni a livello locale, resilienza al cambiamento climatico;
dal 2 al 13 dicembre 2019 si svolgerà a Santiago del Cile la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP25-UNFCCC);
l'auspicio che trasmettiamo al Governo italiano è che l'Unione europea si presenti al vertice con una visione unitaria volta a stabilire regole chiare, che non penalizzino in modo irragionevole gli Stati membri e in particolare l'Italia;
con riferimento alla politica estera:
il vertice di Malta promosso dal Governo italiano per cercare di risolvere il problema dell'immigrazione clandestina, nonostante sia stato definito dal Presidente del Consiglio "un gran successo", ha mostrato tutte le sue lacune, sia in termini politici che procedimentali;
tale insuccesso è stato confermato dal Ministro dell'interno Luciana Lamorgese, in conclusione dell'ultimo Consiglio di giustizia e affari interni UE di Lussemburgo svoltosi l'8 ottobre ultimo scorso, che ha fornito elementi sufficientemente chiari per ritenere l'accordo di Malta un fallimento;
la gestione del fenomeno migratorio richiede interventi e riforme per assicurare la sicurezza delle frontiere e una distribuzione più equa dei richiedenti asilo fra i Paesi UE;
tuttavia, risulta imprescindibile approfondire un dialogo con i Paesi afroasiatici confinanti sul Mediterraneo al fine di prevedere forme più stringenti per contenere l'afflusso di migranti anche in caso di crisi geopolitiche;
in questo quadro desta forte preoccupazione l'azione militare promossa dal Governo turco in territorio curdo sul confine Nord della Siria che sta mettendo in ulteriore pericolo le già provate minoranze cristiane della regione oltre a rischiare di causare l'ingresso in Europa di foreign fighters;
garantire sostegno umanitario alle popolazioni civili colpite, senza pregiudicare la lotta al terrorismo, deve rappresentare una delle maggiori priorità di politica estera da affrontare nel prossimo Consiglio europeo;
assumere una posizione unitaria nei confronti della Turchia - che in questi giorni sembra aver adottato un atteggiamento "ultimativo" nei confronti degli Stati membri UE paventando l'apertura delle frontiere qualora lo Stato non ottenga quanto pattuito in termini economici per il contrasto al terrorismo e all'immigrazione clandestina - è quanto mai necessario,
impegna il Presidente del Consiglio dei ministri a porre all'attenzione del Consiglio europeo i seguenti elementi:
a) con riferimento allo stato di avanzamento della Brexit:
definire in sede di Consiglio europeo una posizione unitaria valutando anche una possibile proroga nel caso in cui il Regno Unito non abbia ratificato entro tale data l'accordo di recesso;
la necessità di intensificare i lavori, a tutti i livelli europei, per prepararsi alle conseguenze del recesso del Regno Unito, prendendo in considerazione ogni esito possibile;
l'esigenza di tutelare rigorosamente tutti i diritti maturati dai cittadini europei nel Regno Unito in ogni fase del processo di attuazione della Brexit, in un contesto di piena reciprocità dei diritti dei cittadini britannici nei Paesi europei;
la necessità di ridurre il bilancio pluriennale dell'Unione di un importo corrispondente ai contributi pluriennali programmati del Regno Unito al fine di scongiurare un aumento dei contributi dei Paesi contributori netti, che per l'Italia significherebbe un aumento delle tasse;
b) con riferimento al Quadro finanziario pluriennale:
in relazione alla necessità espressa dalla Commissione europea che "il bilancio sia sufficientemente flessibile in modo da poter essere efficacemente impiegato in situazioni di emergenza", l'avvio di una trattativa nelle sedi competenti per addivenire ad una più idonea ripartizione dei fondi e dei capitoli di bilancio dell'Unione europea da destinare alle opere infrastrutturali;
la necessità di prevedere che una quota importante del QFP sia indirizzata alla gestione dei flussi migratori e al contrasto dei trafficanti di uomini, adeguata al fenomeno in misura prospettica e al carico pregresso;
la revisione del quadro di finanziamenti per l'agricoltura e della pesca, che elimini le penalizzazioni dell'ipotesi di budget iniziale e tenga conto della peculiarità dei nostri territori agricoli e dei nostri mari;
c) con riferimento al prossimo ciclo istituzionale:
la nomina di personalità politico-istituzionali che antepongano gli interessi dell'Europa a quelli di parte e dei singoli stati di appartenenza;
un'agenda che favorisca il progresso economico e sociale difendendo nel contempo l'integrità del mercato interno tenendo conto della diversità dei sistemi nazionali;
affermare una nuova visione del ruolo dell'Europa come motore di sviluppo e di iniziativa politica;
l'armonizzazione delle normative interne degli Stati membri, ed un ulteriore sviluppo delle politiche sociali;
la necessità di modificare le politiche stringenti e spesso illogiche da un punto di vista contabile del Patto di stabilità, per trasformarlo in un autentico Patto per la crescita, l'occupazione e la formazione, al fine di evitare all'Italia una procedura di infrazione per il debito eccessivo, a fronte dell'impegno del Governo italiano a riqualificare la spesa pubblica nel suo complesso, riducendo quella corrente, a partire dalle spese di parte corrente, e quella improduttiva ridisegnando l'articolato sistema italiano di spesa fiscale:
a) sostituendo il parametro del rapporto debito pubblico-PIL, ora riferito al solo bilancio pubblico, con quello di debito aggregato (Stato, imprese, banche e famiglie), in rapporto al prodotto interno lordo;
b) escludendo dal calcolo del debito la parte relativa all'indebitamento netto utilizzato sinora dall'Italia per la stabilizzazione del proprio sistema bancario, posto che gli altri Paesi europei hanno affrontato la crisi delle proprie banche ricorrendo agli aiuti europei;
c) per quanto riguarda il rapporto deficit-PIL, escludendo dai limiti di spesa in rapporto al PIL la parte di spesa pubblica dedicata agli investimenti e alla spesa in ricerca e innovazione, inclusa quella derivante da agevolazioni pubbliche che hanno generato investimenti nel settore privato;
pieno coinvolgimento dell'Italia nella politica europea, nel dialogo euro-mediterraneo, nei rapporti con l'Est;
costruzione di una politica energetica europea che valorizzi la posizione strategica del nostro Paese all'interno degli scenari geopolitici e delle grandi reti di approvvigionamento e distribuzione energetica;
perseguimento delle 4 unioni fondamentali: politica, economica, bancaria e fiscale, ma solo ove vengano pienamente salvaguardati gli interessi del nostro sistema economico e bancario;
la necessità e l'urgenza di delineare una strategia europea sull'immigrazione che preveda la condivisione da parte di tutti gli Stati membri di una più equa ripartizione dei migranti e di misure omogenee di protezione dei confini esterni;
d) con riferimento alle questioni ambientali:
piani di investimento per la rigenerazione delle grandi città in termini di efficientamento energetico, anche della rete metro-ferro-tranviaria;
l'aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al fine di implementare i migliori strumenti per una economia e una società sempre più compatibili e rispettose dell'ambiente e della biodiversità;
e) con riferimento alle questioni di politica estera:
mettere in campo iniziative comuni europee per neutralizzare l'impatto dei dazi americani sulla nostra economia e sui prodotti del made in Italy;
diminuire progressivamente le sanzioni economiche nei confronti della Russia, promuovendo un accordo soddisfacente per la Federazione russa e per l'Ucraina, ma anche per l'Unione europea, che porti alla normalizzazione dei rapporti amichevoli con un partner importante quale la Federazione Russa;
sull'operazione militare turca nella Siria Nord-orientale, stante l'inefficacia in questa fase dell'embargo sulla vendita di armi di cui la Turchia è già ampiamente dotata, definire rapidamente una posizione unitaria europea con la richiesta di una Forza di interposizione per garantire la pace e di incisive sanzioni economiche, inclusi dazi sull'acciaio turco, da trasferire in sede di Consiglio di sicurezza ONU, per porre fine a un'azione inaccettabile che aggredisce la popolazione locale curda, che ha combattuto valorosamente e con sacrificio di vite l'integralismo islamico, a vantaggio anche dell'Occidente .
(6-00080)
Bernini, Malan, Galliani, Gallone, Giammanco, Lonardo, Mallegni, Mangialavori, Moles, Rizzotti, Ronzulli, Pichetto Fratin, Vitali, Aimi, Alderisi, Barachini, Barboni, Battistoni, Berardi, Berutti, Biasotti, Binetti, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Carbone, Causin, Cesaro, Craxi, Dal Mas, Damiani, De Poli, De Siano, Fantetti, Fazzone, Ferro, Floris, Gasparri, Ghedini, Giro, Masini, Alfredo Messina, Minuto, Modena, Pagano, Papatheu, Paroli, Perosino, Romani, Rossi, Saccone, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Stabile, Testor, Tiraboschi, Toffanin.