• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/02302 LANNUTTI, COLTORTI, BOTTO, CROATTI, DONNO, PAVANELLI, MAUTONE, LEONE - Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport. - Premesso che: l'11 ottobre 2019 su "il Fatto Quotidiano" è...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-02302 presentata da ELIO LANNUTTI
martedì 15 ottobre 2019, seduta n.155

LANNUTTI, COLTORTI, BOTTO, CROATTI, DONNO, PAVANELLI, MAUTONE, LEONE - Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport. - Premesso che:

l'11 ottobre 2019 su "il Fatto Quotidiano" è apparso un articolo a firma di Paolo Ziliani dal titolo eloquente "Lega Serie A, l'elezione del presidente è fuorilegge". Nell'articolo si spiega che l'elezione del presidente della Lega di Serie A, Gaetano Micciché, sarebbe finita nel mirino della Procura Federale. Il procuratore Giuseppe Pecoraro starebbe infatti indagando sulla regolarità della votazione, avvenuta il 19 marzo 2018, su spinta del presidente del Coni, all'epoca commissario della Lega Calcio, Giovanni Malagò;

nell'articolo di Ziliani, in particolare, si spiega che l'elezione di Micciché non sarebbe avvenuta a scrutinio segreto, ma per alzata di mano, in evidente contrasto con quanto stabilito dall'articolo 9, comma 8, dello Statuto della Serie A, in vigore dal 7 novembre 2017, che recita: "Tutte le votazioni che riguardano persone devono tenersi a scrutinio segreto";

nell'articolo viene messa in discussione la stessa candidabilità di Micciché. Nello statuto della Lega è infatti previsto che il candidato non abbia "alcun rapporto a qualsiasi titolo con le società associate, e/o con gli azionisti di riferimento e le controllate delle società associate, e/o con il gruppo di appartenenza delle società associate, e/o con altra lega professionistica". Si specifica, inoltre, che "presidente e amministratore delegato devono essere necessariamente indipendenti". Requisiti che Micciché non aveva il 19 marzo 2018, poiché dal 2016 siede nel Consiglio di amministrazione di Rcs in quota Cairo Communications, la società di Urbano Cairo, numero uno del Torino, e poiché, nella veste di presidente di Banca Imi (carica che riveste dall'aprile 2016), Micciché ha sostenuto la scalata del numero uno del Torino a via Solferino, sfidando apertamente Mediobanca, oltre al fatto che sempre Micciché ha intrecciato la propria carriera di banchiere con quella di molti dei presidenti che siedono in Lega calcio;

il 9 ottobre 2019 la testata "Business insideItalia" ha raccontato che per superare questo evidente conflitto di interesse è stata trovata una soluzione, con una modifica allo statuto della Lega (articolo 9.6.c e 9.6.d) fatta all'ultimo minuto: «Si aggiunge una frase che sembra scritta ad hoc per Micciché: "Con riferimento alla sola figura del presidente, l'assemblea, con voto unanime, può eleggere un presidente che, in virtù di incarichi di rappresentanza e/o amministrazione ricoperti in un'istituzione privata di rilevanza nazionale abbia rapporti con le società associate, e/o con gli azionisti di riferimento e le controllate delle società associate, e/o con il gruppo di appartenenza delle società associate, e/o con altra lega professionistica"». Con questa modifica, dunque, per essere eletto a Micciché è sufficiente l'unanimità. Ed è qui che si verifica l'anomalia di cui parla il Fatto quotidiano. Poiché evidentemente la certezza dell'unanimità non era scontata, ecco lo stratagemma "anomalo" raccontato nell'articolo di Ziliani: «Come si legge nel verbale dell'assemblea, al termine della discussione Andrea Agnelli "propone di procedere all'elezione per acclamazione"», nonostante i presenti avessero già votato, mettendo la scheda nell'urna, come prevede lo Statuto della Lega. Il giornalista spiega che a quel punto «Malagò è sveglissimo a cogliere la palla al balzo proclamando "eletto per acclamazione" Micciché. E i voti depositati nell'urna? Malagò dispone che non siano scrutinati, ma piombati in un plico, sigillati e chiusi nella cassaforte della Lega»;

nell'articolo si dà evidenza che in questo momento si sta consumando tra i presidenti della serie A un duro scontro, con Agnelli e Cairo, da una parte, e Lotito e Preziosi, dall'altra. Una guerra dove, spiega Ziliani nel suo articolo, «Lotito & company chiedono l'annullamento della nomina di Micciché, che fu pilotata da Malagò e imposta dalle pressioni prima di Agnelli e poi del dirigente della Roma Baldissoni». E «la cui battaglia finale riguarderà la vendita dei diritti tv per il triennio 2021-2024 (a Mediapro come vorrebbero Lotito e Preziosi, a Sky come vorrebbero Agnelli e Cairo)»;

l'assemblea della Lega di Serie A ha valutato "positivamente l'ipotesi di realizzazione del Canale della Lega (ai sensi dell'articolo 13 della legge Melandri)", si fa ancora più evidente il conflitto d'interesse di Micciché che, in caso di realizzazione della Tv, risulterebbe presidente di una Lega che ha un suo canale e contestualmente membro del Cda di un gruppo editoriale, soprattutto nei momenti delicati come quelli dell'assegnazione dei diritti audiovisivi per il calcio,

si chiede di sapere:

se l'elezione per acclamazione di Gaetano Micciché sostenuto da Agnelli, Cairo e Malagò, nonostante ci volesse il voto segreto, nella guerra tra bande dei presidenti di Serie A, la cui battaglia finale riguarderà la vendita dei diritti Tv per il triennio 2021-2024 a Mediapro voluta dai primi, a Sky dai secondi, non abbia rappresentato l'ennesima gravissima violazione di qualsiasi regola basilare in un settore finanziato in gran parte dai fondi pubblici, che dovrebbe rappresentare l'esempio di correttezza, lealtà, trasparenza, onestà, i cui valori e principi sarebbero stati ripetutamente traditi dalla gestione poco "sportiva" di Giovanni Malagò;

se Micciché presidente di Banca Imi, che fa ancora parte del Cda della Rcs di Cairo da lui supportato come Banca IMI nella scalata al gruppo Rcs Corriere della Sera di Via Solferino, rappresentante dei presidenti delle squadre di calcio di Serie A, molti dei quali debitori della stessa Banca Imi, non rappresenti un gigantesco conflitto di interessi;

se il Ministro in indirizzo, in base alle sue competenze e responsabilità, non ritenga opportuno avviare accertamenti per appurare se vi siano state anomalie e se tuttora sussista un conflitto di interesse che avrebbero dovuto precludere la candidatura di Micciché a presidente della Lega, considerando che quanto esposto ha evidenziato quello che agli interroganti appare come un difetto del requisito di indipendenza, che si è proceduto con una modifica all'ultimo minuto dello Statuto della Lega che invece avrebbe avuto bisogno dell'approvazione della Figc per entrare in vigore e, infine, che si sarebbe dovuto procedere ad elezioni con scrutinio segreto, anziché palese;

quali misure urgenti si intendano attivare per ripristinare trasparenza, legalità e rispetto delle regole e se non si ritenga doveroso, alla luce dei fatti e ripetuti misfatti della discutibile gestione di Malagò, l'inevitabile commissariamento per offrire allo sport italiano un segnale di cambiamento.

(4-02302)