• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/02923 (5-02923)



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-02923presentato daBARELLI Paolotesto diMartedì 15 ottobre 2019, seduta n. 239

   BARELLI e PORCHIETTO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   nel 2017 la domanda europea di materie plastiche ha toccato i 51,2 milioni di tonnellate. Nella produzione la Germania occupa la prima posizione con il 24,6 per cento delle plastiche trasformate, seguita dall'Italia (14 per cento);

   l'industria europea delle materie plastiche, nella UE28 conta 60 mila aziende, la maggior parte delle quali di piccola e media dimensione, che danno lavoro direttamente a oltre 1,5 milioni di persone. Il giro d'affari ha toccato 355 miliardi di euro, con una bilancia commerciale in attivo per oltre 17 miliardi di euro;

   la legge di delegazione europea 2018 recepisce diverse direttive sugli imballaggi di plastica. Sulla base della «Strategia europea per la plastica nell'economia circolare», l'Unione europea ha emanato la direttiva 2019/904/UE che prevede il divieto di immissione sul mercato dei prodotti di plastica monouso, a decorrere dal luglio 2021, il che non impedisce un recepimento anticipato;

   tale norma è accolta con favore dagli ambientalisti, ma per le aziende nazionali di settore (3 mila dipendenti e fatturato da 1 miliardo) potrebbe essere un duro colpo;

   la manovra in corso di presentazione prevede, per limitarne il consumo, una imposta di 20 centesimi per chilogrammo di plastica posta in commercio;

   dal complesso delle norme in corso di approvazione traspare una impostazione non corretta del problema: si sta spostando l'inefficienza del riciclo sui produttori e sui trasformatori di materie plastiche con danno alle imprese e rischi per i posti di lavoro. Occorrono invece incentivi per la riconversione degli impianti produttivi ed un percorso rigoroso ma con temporalità concordata per ridurre l'utilizzo della plastica;

   la Germania, pur essendo la maggior produttrice di plastica, non ha adottato al momento alcun provvedimento restrittivo e sta valutando una procedura per ridurre gli impatti delle nuove normative dell'Unione europea sulle imprese di settore;

   il comparto della plastica in Italia si sta muovendo per adeguarsi ai nuovi indirizzi dell'Unione europea, sia in termini di riciclo – il Consorzio nazionale riciclo plastica (COREPLA) ha raccolto nel 2018 1,219 milioni per tonnellata di plastica evitando l'immissione in atmosfera di 916 mila tonnellate di CO2, sottraendo alle discariche 34 milioni di metri quadrati, sia in termini di adeguamento degli impianti in termini di sostenibilità –:

   quali iniziative intenda adottare per ridurre gli impatti delle nuove norme dell'Unione europea sull'uso della plastica sulle imprese nazionali di settore, promuovendo provvedimenti positivi, sia in termini di riconversione industriale sia in termini di benefici per chi conferisce correttamente i materiali plastici.
(5-02923)