• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/02895 (5-02895)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-02895presentato daSURIANO Simonatesto diVenerdì 11 ottobre 2019, seduta n. 237

   SURIANO, EHM, ROMANIELLO e SABRINA DE CARLO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   durante la scorsa settimana l'Iraq è tornato ad essere teatro di proteste, soprattutto giovani scesi in piazza per protestare contro il carovita e la corruzione: chiedono onestà, lavoro e servizi di base come acqua e corrente elettrica. Allo stato attuale, in tutto il Paese si registrano un forte tasso di disoccupazione giovanile, il malfunzionamento dei servizi pubblici e uno stato endemico di corruzione. L'Iraq ha la quarta più grande riserva di petrolio al mondo, ma già nel 2014 la Banca mondiale segnalava che il 22,5 per cento dei suoi 40 milioni di popolazione vive con meno di due dollari. Il tasso di disoccupazione giovanile nel 2018 ammonta a più del 20 per cento, considerato che metà della popolazione irachena ha meno di 20 anni;

   le proteste hanno spinto il Governo di Adil Abdul-Mahdi ad attuare una dura repressione, utilizzando la polizia in assetto antisommossa e l'esercito nella capitale e nelle città del sud, nonostante lo stesso premier riconosca ufficialmente la legittimità delle proteste. Negli scontri hanno trovato la morte un centinaio di persone, tra cui anche un bambino e due agenti di polizia. Secondo i primi rapporti di attivisti e organizzazioni per i diritti umani iracheni, confermati anche dal Ministro della sanità, fino alla giornata di domenica 6 ottobre 2019 si registravano 103 morti e 4035 feriti e l'utilizzo di cecchini per sparare sulla folla;

   inoltre, i manifestanti non hanno avuto modo di raccontare al mondo quello che è successo, perché il Governo ha dapprima bloccato Facebook e Twitter e poi applicato un totale «shut down» all'intera rete internet, di fatto isolando la popolazione. Un'azione che ovviamente ha infierito sul bisogno dei giovani protestanti di far conoscere al mondo le loro motivazioni;

   l'Iraq è un Paese politicamente debole, con diversi attori in lotta tra loro e un Governo che non riesce a garantire stabilità, ma che sulla lotta alla corruzione ha impostato la propria linea politica. Esiste ancora una componente legata al decapitato Stato islamico e che fa leva sulle disuguaglianze sociali per fare proselitismo. Ma anche partiti e milizie sostenuti dall'Iran che rappresentano un vero e proprio Stato nello Stato, in quanto corpo armato presente a livello istituzionale ed economico;

   nel frattempo, ha preso subito posizione il clero sciita attraverso l'ayatollah al Sistani, che ha appoggiato la protesta, e anche il leader dell'opposizione Moqtada al Sadr ha chiesto le dimissioni del Governo;

   un Iraq stabile rappresenta una possibilità per tutti di garantire che realtà come l'Is e Al-Qaida non abbiano terreno fertile per fare proselitismo –:

   quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Governo, in accordo con la comunità internazionale, affinché si possa avviare un'attività di monitoraggio e supporto alla popolazione e consentire un potenziamento delle istituzioni.
(5-02895)