• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/03786 (4-03786)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03786presentato daMORRONE Jacopotesto diMercoledì 9 ottobre 2019, seduta n. 235

   MORRONE, TURRI, BISA, TATEO, PAOLINI, POTENTI, DI MURO, CANTALAMESSA e MARCHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   la Corte europea dei diritti umani, nel pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario che prevede la preclusione all'accesso dei benefici per i detenuti che si trovano all'ergastolo ostativo, cioè per coloro che non hanno mai collaborato con la giustizia, ha confermato la sentenza della Cedu del giugno 2019;

   il Governo italiano aveva presentato, infatti, richiesta di rinvio alla Grande Camera in seguito a una sentenza della Cedu di giugno scorso. Secondo la Corte europea dei diritti umani il «fine pena mai» è contrario all'articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani perché viola il diritto del condannato a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Per questo, secondo Strasburgo, l'Italia deve rivedere questa legge;

   l'ergastolo «ostativo» stabilisce che i condannati all'ergastolo per reati di mafia e di terrorismo non possano accedere ai benefici penitenziari – e in particolare alla liberazione condizionale – se non abbiano offerto, insieme ad altre prove della loro rieducazione, anche la loro collaborazione con la giustizia;

   all'atto pratico si decide se cancellare una delle norme per il contrasto alla mafia proposte da Giovanni Falcone quando ricopriva il ruolo di direttore generale degli affari penali al Ministero della giustizia;

   il carattere ostativo di queste condanne può essere superato solo se l'ergastolano collabora con la giustizia. Con l'abrogazione di questa norma si rimette tutto nelle mani del singolo giudice di sorveglianza che dovrebbe valutare ai fini del trattamento di reclusione se accordare o meno il permesso o la libertà condizionale;

   in questo modo si rischia di scaricare sugli operatori sociali che redigono le relazioni trattamentali in cui descrivono il comportamento del detenuto e sul singolo giudice di sorveglianza la responsabilità della decisione e li si sottoporrebbe alle eventuali «pressioni» dei mafiosi condannati al carcere a vita;

   con la cancellazione o la modifica della norma in questione, si ritorna al regime che vigeva prima delle stragi del 1992; sarebbe un vantaggio per i mafiosi che si sono sempre opposti alla che sono stati riconosciuti colpevoli di aver ordinato o eseguito stragi e omicidi. La Cedu (Corte europea dei diritti dell'uomo) nel mese di giugno 2019 ha deciso di condannare l'Italia a risarcire un ergastolano ostativo, per la violazione della dignità umana, e il Governo, come detto, ha davanti alla Grande Camera della Corte di Strasburgo;

   queste sentenze del Consiglio d'Europa non richiedono di modificare il nostro ordinamento, condannano solo lo Stato a risarcire il danno;

   a parere degli interroganti non si può e non si deve affievolire ed azzoppare uno dei punti fermi del contrasto alle mafie, e non si può mettere sullo stesso piano il mafioso che collabora, il boss che ha reciso ogni legame con l'organizzazione criminale e i suoi affiliati, con quelli invece che continuano ad aggrapparsi al silenzio imposto dall'omertà del loro codice d'onore, senza dare alcun segno di pentimento o desistenza;

   la decisione della Grande Camera potrebbe avere conseguenze molto gravi sulle politiche antimafia e antiterrorismo italiane: occorre agire affinché l'Europa venga incamminata in una direzione unica: rafforzare la lotta alle mafie riconoscendo l'associazione a delinquere di stampo mafioso in tutta l'Unione –:

   quali iniziative per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda adottare, anche sul piano normativo, in relazione all'esigenza di mantenere l'ergastolo «ostativo» nei confronti di mafiosi e terroristi condannati, dal momento che l'attuale disciplina vigente rappresenta un ottimo deterrente affinché i mafiosi non possano tornare sul territorio e operare anche dopo stragi e omicidi.
(4-03786)