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Atto a cui si riferisce:
C.1/00257    premesso che:     il trattamento del paziente oncologico – oltre alla cura della malattia – deve avere come riferimento quello di accrescere la qualità di vita, anche...



Atto Camera

Mozione 1-00257presentato daGARAVAGLIA Massimotesto diMercoledì 9 ottobre 2019, seduta n. 235

   La Camera,

   premesso che:

    il trattamento del paziente oncologico – oltre alla cura della malattia – deve avere come riferimento quello di accrescere la qualità di vita, anche limitando l'impatto psicopatologico e sociale sul paziente stesso e sui suoi famigliari;

    la Società italiana di psiconcologia (Sipo) definisce la psiconcologia come una disciplina che si colloca come interfaccia tra l'oncologia, da un lato, e la psicologia e la psichiatria dall'altro;

    per la Sipo il sostegno sociale rappresenta un elemento costitutivo del trattamento del paziente oncologico e rientra nelle responsabilità di ciascuna figura terapeutica: del medico di medicina generale, del medico oncologo, dell'infermiere, dello psichiatra e dello psicologo, dell’équipe curante nel suo complesso;

    il sistema deve quindi tener conto della globalità dei bisogni del malato in un'ottica psicosociale nell'approccio al paziente e nel rispetto dell'autonomia culturale e professionale di ciascuna disciplina;

    l'adattamento alla malattia ed ai trattamenti dipende in larga misura dalla qualità dell'approccio relazionale dell’équipe curante, che ne è artefice soprattutto tramite il controllo degli effetti collaterali delle terapie, il controllo del dolore e della sintomatologia ansiosa e depressiva. Ciò è possibile attraverso una presa in carico individualizzata del paziente, tramite l'informazione sui vari aspetti della patologia così come tramite la valutazione dei suoi bisogni, delle sue possibilità di scelta, della sua situazione familiare e sociale; ciò comporta un investimento personale del curante che richiede un sovraccarico di ruolo evidente per chiunque frequenti un reparto di oncologia;

    il cancro, più di ogni altra malattia, esige dal paziente uno sforzo continuo e ripetuto di adattamento. L'adattamento psicologico è finalizzato a preservare l'integrità psichica e fisica del paziente, ad affrontare i disturbi reversibili e ad integrare quelli irreversibili ed è costituito da una serie di reazioni cognitive, emotive e comportamentali. In ciascuna fase della malattia, infatti, le reazioni psicologiche costituiscono il risultato di un'integrazione complessa tra il ricordo delle esperienze passate, la percezione della minaccia futura e le risorse disponibili;

    i disturbi psicopatologici non rappresentano una rara evenienza nei pazienti con cancro. Spesso proprio la tendenza a considerare la sofferenza psicologica del paziente «comprensibile e normale date le circostanze» comporta una sottovalutazione dei sintomi ed un loro mancato trattamento;

    la diagnosi di cancro determina notevoli ripercussioni sull'equilibrio della struttura familiare. Il processo di reazione della famiglia al cancro dipenderà da diversi fattori quali età, sesso, tipo di patologia e ruolo del paziente all'interno della famiglia, ciclo vitale della famiglia stessa, eventuale presenza di conflitti fra i membri, modalità di espressione delle emozioni. Il modo in cui la famiglia è toccata dal tumore può lasciare delle conseguenze spesso gravi e durature. A volte la malattia può portare un membro della famiglia ad esplicitare una richiesta di aiuto sia per le ripercussioni del cancro, sia per problematiche preesistenti all'evento malattia;

    la psiconcologia nasce negli anni ’50 presso il Memorial Sloan Kettering Center di New York quando nell'ospedale viene istituito un servizio finalizzato all'assistenza psicologica del paziente affetto da cancro;

    nel 1984 nasce l’International Psychooncology Society (Ipos) con il proposito di creare una rete tra i professionisti del settore;

    nel 1985 viene fondata la Sipo (Società italiana psiconcologia);

    nel 1993 la Sipo contava 250 membri tra psicologi, psichiatri ed oncologi; dal 1996 la società ha ampliato la partecipazione anche agli altri operatori del settore ed è articolata territorialmente in sezioni regionali, finalizzate a favorire una certa capillarità ed uniformità nella diffusione delle linee di intervento e di ricerca della disciplina;

    le aree di intervento della Sipo includono interventi formativi sulla prevenzione primaria (fumo e corretta alimentazione), interventi di formazione ed educazione sanitaria (programmi di screening sul cancro), l'organizzazione di corsi di formazione del personale sanitario e dei volontari, progetti di ricerca, numerose attività cliniche dedicate ai pazienti e ai loro familiari oltre al controllo sull'efficacia dei diversi interventi;

    nel suo ultimo documento sulla reti oncologiche l'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) chiede di assicurare la presenza di una organizzazione multidisciplinare e multiprofessionale, specificamente dedicata e differenziata per affrontare adeguatamente i pazienti, e anche di assicurare l'accesso a terapie e percorsi di supporto, durante il percorso di diagnosi e cura, offerti da esperti in psiconcologia;

    l'Agenas richiede altresì di garantire ai guariti e ai lungo sopravviventi, popolazione in continuo aumento e tuttavia non priva di problemi, la disponibilità dei servizi oncologici in tutte le loro modulazioni, tra i quali è da considerare rilevante la psiconcologia, per un supporto ed una consulenza continuativa;

    sempre secondo l'Agenas la presenza dello psico-oncologo nelle équipe interdisciplinari consente di fornire, nei vari momenti del counseling, uno spazio di contenimento emotivo e di elaborazione dei vissuti legati alla condizione di rischio e di facilitare il processo comunicativo, migliorando la qualità di vita del paziente oncologico. L'utilizzo di tecniche di comunicazione efficaci nella relazione medicopaziente rappresenta uno strumento fondamentale per effettuare una valutazione completa ed accurata dei sintomi, per trasmettere al paziente informazioni cliniche chiare e personalizzate e per supportarlo emotivamente in modo appropriato. La letteratura scientifica dell'ultimo ventennio ha evidenziato come una buona comunicazione influisca positivamente su una serie di outcome inerenti alla salute, quali la compliance ai trattamenti, il controllo del dolore e il miglioramento del benessere fisico e psicologico del paziente;

    i trattamenti psiconcologici possono avere finalità essenzialmente supportive di un adattamento efficace alla malattia, ma possono, altresì, essere specifici in risposta a particolari condizioni emotive o relazionali del paziente. Infine, essi dovrebbero negoziare con il paziente un obiettivo terapeutico e di cura il più possibile condiviso;

    la presenza nelle strutture pubbliche della psiconcologia stenta a crescere e a strutturarsi seguendo le necessità dei pazienti. Molto spesso il lavoro viene svolto individualmente dallo psicologo all'interno delle unità di oncologia;

    circa il 60 per cento degli psiconcologi sono precari e, malgrado i miglioramenti nel tempo, ci sono notevoli difformità di offerta sul territorio oltre all'assenza di team di lavoro dedicati che non consentono di raggiungere standard di cura adeguati;

    il progetto «La salute un bene da difendere, un diritto da promuovere» coordinato da Salute donna onlus ha prodotto un accordo di legislatura in 15 punti condiviso con tutte le forze politiche prima delle elezioni del 4 marzo 2018. Questo documento è stato recepito integralmente in un ordine del giorno unitario approvato all'unanimità dall'aula del Senato il 6 marzo 2019 e in 4 mozioni approvate alla Camera il 2 luglio 2019. Uno degli impegni assunti dal Governo pro tempore è quello di riconoscere la professione di psiconcologo come professione sanitaria,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative volte a prevedere risorse per assicurare la presenza di un servizio di psiconcologia funzionante all'interno di ciascuna unità di oncologia presente sul territorio italiano;

2) ad adottare iniziative volte a superare la situazione di precarietà di numerosi psiconcologi che lavorano nelle strutture pubbliche;

3) ad adottare le iniziative di competenza per riconoscere la psiconcologia come professione sanitaria, anche valutando la possibilità di utilizzare a tal fine i decreti attuativi dell'articolo 9 della legge 11 gennaio 2018, n. 3 («legge Lorenzin»).
(1-00257) «Garavaglia, Comaroli, Panizzut, Boldi, De Martini, Foscolo, Locatelli, Sutto, Tiramani, Ziello».