• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/03628 (4-03628)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03628presentato daPARENTELA Paolotesto diMartedì 24 settembre 2019, seduta n. 226

   PARENTELA, GAGNARLI, ALBERTO MANCA, CADEDDU, CIMINO, DEL SESTO, MARZANA, CILLIS, CASSESE, GALLINELLA e CUNIAL. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

   la domanda netta globale di miele dal 2010 è cresciuta al ritmo di circa 20.000 tonnellate anno. Il consumo globale di miele è, infatti, in costante aumento a causa della generale crescita della popolazione mondiale, dell'ampliamento di fasce di consumatori e anche della crescente preferenza per alimenti naturali e sani. A questo costante incremento non corrisponde un'analoga crescita delle capacità produttive mondiali;

   nella Unione europea, come in tutte le aree geografiche, tradizionalmente grandi produttrici, si registrano peraltro ricorrenti flessioni dovute alle avversità che affliggono l'apicoltura mondiale, sinteticamente riconducibili all'incremento in agricoltura delle monocolture, all'impatto devastante sulle api dei pesticidi, al cambiamento climatico ed ai fenomeni estremi che l'accompagnano, alla diffusione di nuove parassitosi. A tutto questo si aggiungono estese e crescenti adulterazioni e frodi;

   l'unico Paese che, senza significative variazioni del numero di alveari allevati, fa eccezione a questa tendenza mondiale è la Cina. Questa nazione, principale esportatore mondiale di miele, sembra in grado di realizzare ben due «miracoli»: un inverosimile costante incremento delle capacità produttive accompagnato da un altrettanto improbabile stabilità produttiva, costante anno dopo anno. In effetti, negli ultimi 15 anni, le importazioni di miele dell'Unione europea sono cresciute a tasso medio di 10.284 tonnellate/anno, con la Cina come principale fornitore;

   non stupisce dunque che nel database degli Usa Pharmacopeia's Food Fraud (2018) il miele sia collocato, dopo latte e olio d'oliva, quale terzo alimento al mondo oggetto d'adulterazione. Peraltro, già il solo prezzo all'importazione fornisce una prima e chiara indicazione di mancanza di qualità e motiva più che fondati sospetti;

   in Europa nel 2015, la Commissione europea ha, finalmente, realizzato un primo monitoraggio del mercato europeo del miele: i risultati attestano un'importante percentuale di frodi e adulterazioni nei mieli commercializzati nella Unione europea;

   la direttiva europea sul miele 2001/110/CE in piena corrispondenza con il Codex Alimentarius (1981), è limpida e drastica nella definizione del prodotto; il termine «miele» è riservato al prodotto definito nell'allegato I, punto 1: «Il miele è la sostanza dolce naturale che le api (Apis mellifera) producono dal nettare di piante o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o dalle sostanze secrete da insetti succhiatori che si trovano su parti vive di piante che esse bottinano, trasformano combinandole con sostanze specifiche proprie, depositano, disidratano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell'alveare». Nell'allegato 2, al punto II si precisa: «Al miele immesso sul mercato in quanto tale o utilizzato in prodotti destinati al consumo umano non è aggiunto alcun ingrediente alimentare, neppure gli additivi, e non è effettuata nessun'altra aggiunta se non di miele (...)»;

   in Cina è diffusa la prassi di raccogliere miele immaturo con alto contenuto di acqua, che viene poi conferito alle fabbriche del miele che provvedono a lavorarlo, filtrarlo e deumidificarlo. Dal processo di essiccazione e maturazione in fabbrica deriva un prodotto privo di varie delle componenti caratteristiche del miele;

   pertanto, gli importatori che acquistano in Cina «miele» corrispondente ai locali standard produttivi e lo commercializzano in Europa quale prodotto rispondente alla direttiva del Consiglio concernente il miele realizzano una grave, e incomprensibilmente indisturbata, frode alimentare –:

   quali iniziative intenda mettere in atto rispetto a quanto descritto in premessa al fine tutelare un settore strategico quale quello dell'apicoltura italiana e i consumatori.
(4-03628)