• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.7/00309 (7-00309) «Vignaroli, Ilaria Fontana, Zolezzi, Daga, Deiana, D'Ippolito, Federico, Licatini, Alberto Manca, Maraia, Ricciardi, Rospi, Terzoni, Traversi, Varrica, Vianello».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00309presentato daVIGNAROLI Stefanotesto diLunedì 9 settembre 2019, seduta n. 222

   L'VIII Commissione,

   premesso che:

    per diversi decenni la gestione dei rifiuti a Roma si è sorretta sulla discarica di Malagrotta, situata nell'area di Valle Galeria, dove veniva smaltita la quasi totalità dei rifiuti prodotti nella Capitale. Tali rifiuti erano, per di più, allocati in discarica senza trattamento preventivo, ossia come «tal quale», soprattutto per motivi economici in quanto le tariffe di ingresso erano molto basse. Tale modus operandi, purtroppo, ha fatto sì che la questione ambientale e il rispetto delle leggi fossero considerati aspetti marginali;

    la citata discarica, di proprietà dell'imprenditore Manlio Cerroni e gestita dalla società E. Giovi S.r.l., fu attivata nel 1974. Autorizzata allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e dei fanghi provenienti dagli impianti di depurazione dei liquami urbani, è stata in attività per quasi quarant'anni fino al 1° ottobre 2013, data nella quale sono state interrotte le attività di conferimento dei rifiuti in discarica ma non il trattamento di buona parte dei rifiuti indifferenziati di Roma, Città del Vaticano e Fiumicino;

    all'interno delle aree della citata proprietà E. Giovi, oltre alla discarica, sussistono, pertanto, altre attività collegate al ciclo dei rifiuti, ovvero: due impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) dei rifiuti denominati Malagrotta 1 e Malagrotta 2, gestiti dal consorzio Co.La.Ri, e un gassificatore sperimentale per combustibile derivato dai rifiuti (CDR), gestito dal Consorzio Laziale Rifiuti (Co.La.Ri), che non ha mai funzionato correttamente;

    considerata una delle più grandi d'Europa, la discarica di Malagrotta, se pur dismessa, continua a inquinare le falde superficiali e profonde, così come dichiarato dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 533 del 4 febbraio 2015, evidenziando come le procedure di messa in sicurezza non sono ancora attive. Priva di sigillatura (capping), di sistemi di contenimento efficaci (corona di pozzi di emungimento per eliminare le dispersioni fisiologiche di percolato attraverso il polder) e di un impianto di recupero e trattamento del percolato, è attualmente una discarica che provoca dispersione sia in falda sia in superficie;

    i professori esperti del dipartimento di ingegneria dell'ambiente, del territorio e delle infrastrutture (Diati) del Politecnico di Torino, Rajandrea Sethi e Maria Chiara Zanetti, incaricati, insieme al professor Giuseppe Genon, deceduto qualche anno fa, di una perizia sulla discarica in questione dal Consiglio di Stato, hanno evidenziato la dispersione di inquinanti in falda, già oggetto di segnalazioni ed esposti di abitanti e comitati locali da diversi anni, con contaminazione delle falde sotterranee. In particolare l'assenza del capping permette alla pioggia di infiltrarsi nella discarica e produrre percolato, con il rischio di tracimazione oltre la barriera di protezione;

    i due esperti, inoltre, hanno stimato un flusso di 9.738 metri cubi di percolato che si disperde in falda ogni anno. La professoressa Zanetti, audita nel novembre 2015 dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, ha dichiarato che «la discarica di Malagrotta, ai sensi del decreto n. 152 del 2006, inquina» e che «c'è interferenza tra la discarica e la falda». Dunque, vi è un elevato dislivello tra la quantità dell'acqua all'interno della discarica e quella del sottosuolo che preme sulla barriera e permette al percolato di oltrepassarla e disperdersi;

    secondo quanto emerge dalle analisi dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente del Lazio (Arpa Lazio), la discarica di Malagrotta ha costituito e costituisce tuttora la causa principale dei fenomeni di inquinamento delle acque e dei terreni circostanti;

    dal 2008 ad oggi, a seguito degli esposti attivati dai cittadini residenti per lo sversamento di percolato nelle canalette di via degli Oleodotti proveniente dalla discarica di Malagrotta, oltre che per l'esito delle indagini del Politecnico di Torino, la procura di Roma ha attivato un procedimento giudiziario per disastro ambientale. La Commissione petizioni europea, a seguito della chiusura della procedura di infrazione per lo sversamento di rifiuto non trattato presso la discarica di Malagrotta, ha attivato una procedura di investigazione sulla «post gestione» dell'ex discarica;

    l'indagine Ispra (ottobre 2010), commissionata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare al fine di accertare i livelli di inquinamento nell'atmosfera e nella falda acquifera nell'area Valle Galeria-Malagrotta, ha constatato, infatti, che «[...] il quadro qualitativo delle acque sotterranee nell'area di Malagrotta risulta fortemente compromesso e i dati analizzati mostrano una contaminazione diffusa su tutta l'area causa delle attività industriali [...]»;

    le indagini epidemiologiche effettuate dall'Asl Rm E di Roma e dall'Arpa delineano, inoltre, un quadro piuttosto allarmante, caratterizzato da valori di inquinamento oltre i limiti di legge. Lo studio epidemiologico del rapporto «Epidemiologia, rifiuti, ambiente, salute nel Lazio», considerando i risultati del progetto ERASLazio, effettuato sui residenti entro 7 chilometri dalla discarica di Malagrotta nel periodo 1996-2010, ha rilevato, infatti, un aumento di tumore della laringe e della mammella nelle zone più prossime. È stato, altresì, accertato che rispetto a coloro che abitano lontano dagli impianti dell'area, i residenti più prossimi ricorrono più frequentemente alle cure ospedaliere, in particolare per malattie circolatorie, urinarie e dell'apparato digerente;

    la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, nella «Relazione sul ciclo illecito dei rifiuti di Roma Capitale e fenomeni illeciti nel territorio del Lazio», approvata nella seduta del 20 dicembre 2017, ha ritenuto di dover individuare, a seguito di vari sopralluoghi, il «sito di Valle Galeria» quale zona caratterizzata da fenomeni di grave impatto ambientale, anche ulteriori alla discarica e, dunque, oggetto di un indispensabile progressivo intervento di recupero. La succitata relazione ha confermato, altresì, l'esigenza di un approccio unitario al «sito di Valle Galeria», nel quale l'esistenza di un'ampia realtà di impianti non solo industriali ma anche per il trattamento dei rifiuti è passibile di produrre un «effetto domino», sotto il profilo sia dell'impatto ambientale, sia della sicurezza rispetto al rischio d'incidente rilevante;

    nella notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio 2014 il Rio Galeria esondò proprio all'altezza di Malagrotta coinvolgendo la Raffineria di Roma e lo stabilimento Ama di Ponte Malnome. L'acqua trascinò prodotti petroliferi e rifiuti ospedalieri nelle campagne e nel torrente. Successivamente, furono attivate le necessarie bonifiche dei terreni, ma sta pervenendo ad Arpa Lazio evidenza di inquinamento da idrocarburi nelle falde, come nello stabilimento Ama di Ponte Malnome;

    l'Arpa Lazio, su richiesta della suindicata Commissione, ha redatto una relazione circa le attuali criticità, che ha confermato l'importanza della questione dell'inquinamento ambientale, nonché la configurabilità effettiva di un «sito della Valle Galeria», comprendente impianti oggetto di necessario controllo in ordine alla gestione dei rifiuti, alla bonifica di siti contaminati, alle emissioni in atmosfera e al rischio di incidente rilevante, tutti, peraltro, concentrati in un unico territorio;

    l'area di Valle Galeria, confinante con la discarica di Malagrotta e con i centri abitati di Massimina-Casal Lumbroso, Fontignani, Ponte Malnome, Castel Malnome, Pantano di Grano, Ponte Galeria, comprende, inoltre, numerosi edifici, nonché varie attività agricole e allevamento lungo via di Malagrotta e via di Ponte Galeria; questo permette agli inquinanti di entrare con facilità nella catena alimentare;

    l'intero quadrante della Valle Galeria è caratterizzato da un elevato livello di rischio ambientale e sanitario, tale da far rientrare l'intera zona di Valle Galeria tra le 18 aree italiane ad alto rischio di incidente rilevante ai sensi del decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105 (la cosiddetta legge Seveso III). Tale aspetto è, purtroppo, fortemente aggravato dalla presenza, oltre al sito di gestione dei rifiuti di Malagrotta, di numerose altre attività industriali e impianti inquinanti, tra i quali:

     a) la raffineria di Roma, un complesso industriale costruito nel 1965 che si estende su una superficie di 93 ettari. Tale complesso un tempo era dedicato alla trasformazione del greggio in diversi prodotti combustibili e carburanti ora utilizzato come deposito carburanti con parco serbatoi complessivo di 1.259.500 metri cubi. Il sito era stato sottoposto a messa in sicurezza Misop mediante barriera perimetrale costituita da pozzi di emungimento lungo la sponda destra del Rio Galeria, poiché era stata riscontrata la presenza di una contaminazione nel sottosuolo;

     b) l'inceneritore di rifiuti ospedalieri Ama, ubicato nei pressi di Ponte Malnome. L'inceneritore è in funzione dal 1996 ma attualmente fermo, potenzialmente in corso di revamping, ma con autorizzazione ancora attiva. Il futuro dell'impianto è in corso di definizione, anche se, a causa dell'incendio del Tmb Salario dell'11 dicembre 2018, il sito in menzione dal 7 gennaio 2019 è stato individuato come centro di trasferenza di rifiuti urbani residui, classificati come Eer 200301 (rifiuti solidi urbani non differenziati);

     c) il deposito comune (De.Co Scarl ubicato in località Pantano di Grano a nord ovest della discarica) che si estende su una superficie di 22.000 metri quadrati, delimitata a sud dalla discarica di Malagrotta ed a ovest con via di Malagrotta e il Rio Galeria. Le attività del citato deposito riguardano la ricezione, transito, deposito, stoccaggio, trasformazione e miscelazione di prodotti petroliferi con l'ausilio di 4 oleodotti per la movimentazione dei carburanti dalla raffineria di Roma ed un parco serbatoi da 8500 metri cubi e un ponte di carico autobotti; attività estrattive di cui solo una parte ancora attiva;

     d) il deposito G.p.l. Lampogas s.r.l.;

     e) il deposito carburante Eni s.p.a., Pantano di Grano;

     f) lo stabilimento Energas s.p.a.;

    ad oggi, nonostante il fatto che la discarica non sia più in esercizio, molti cittadini residenti, preoccupati del livello di inquinamento atmosferico raggiunto nel quadrante di Castel Malnome, Massimina, Ponte Galeria, Piana del Sole, Monte Stallonara, Casal Lumbroso e Fiumicino, comprovato anche da numerosi studi, continuano a percepire miasmi ed esalazioni nauseabonde;

    a dispetto del lungo lasso di tempo trascorso dalla cessazione dell'attività della discarica di Malagrotta, la procedura di formale chiusura del sito (che si deve concludere con un provvedimento espresso) appare arenata, in quanto attualmente caratterizzata da un progetto di «capping» approvato nel 2017 ed ancora inattuato (alla data del presente atto);

    al contrario, come anche chiarito dalla Corte di giustizia dell'Unione europea (nella sentenza del 2 dicembre 2014 C-139), la mera dismissione di una discarica (anche qualora si sia provveduto alla copertura dei rifiuti con terra e detriti) non è sufficiente per adempiere agli obblighi derivanti dalla normativa di riferimento, posto che il sito può essere considerato definitivamente e formalmente chiuso solo dopo che l'autorità competente abbia eseguito un'ispezione finale sul posto, abbia valutato tutte le relazioni presentate dal gestore ed abbia comunicato a quest'ultimo l'approvazione della chiusura (articolo 13, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, ed articolo 12, paragrafo 3, del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36);

    l'approvazione della chiusura presuppone (ovviamente) l'integrale esecuzione del progetto di «capping»;

    oltretutto, come espressamente confermato dal commissario Giuseppe Vadalà (nel corso della sua audizione del 30 gennaio 2019 dinnanzi alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati), l'attuale situazione della discarica di Malagrotta espone l'Italia al rischio di una nuova procedura d'infrazione;

    a tale scopo, conviene evidenziare che, nel corso della riunione del 18 febbraio 2019 presso la struttura di missione (Presidenza del Consiglio dei ministri), è emerso che la discarica di Malagrotta sia attualmente oggetto di una procedura di investigazione da parte della Commissione europea per la mancata osservanza delle disposizioni circa la gestione della discarica (EU-Pilot);

    nei mesi scorsi, in occasione della recente fase di commissariamento di impianti ed ex discarica, come disposto dalla Procura di Roma nel dare corso al procedimento giudiziario per disastro ambientale, il dottor Luigi Palumbo ha completato la realizzazione di una parte dei pozzi di emungimento necessari e messo in funzione l'impianto di trattamento del percolato. Rimangono incompiute la sigillatura della superficie sommitale, che limiterebbe la formazione di percolato, il completamento della corona di pozzi di emungimento ed i pozzi esterni necessari a caratterizzare i livelli di inquinamento verso i terreni, anche coltivati, confinanti,

impegna il Governo:

   1) a verificare se sussistano i presupposti normativi necessari per dichiarare l'area della discarica di Malagrotta e tutte le aree inquinate dagli impianti presenti nella Valle Galeria, quale sito di interesse nazionale (Sin), ai sensi dell'articolo 252 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;

   2) ad adottare in subordine, iniziative per l'istituzione di una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri che svolga la funzione di coordinamento e controllo dei soggetti coinvolti o da coinvolgere nelle attività di bonifica, messa in sicurezza e monitoraggio ambientale della Valle Galeria;

   3) ad adottare le iniziative di competenza affinché si provveda al completamento dell’iter di chiusura della discarica di Malagrotta, atteso che il progetto di copertura finale (capping) della discarica è stato approvato, ma la stessa non è stata definitivamente chiusa ai sensi dell'articolo 12 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, e affinché il gestore/proprietario della discarica rispetti gli obblighi e le norme di cui al citato decreto, allo scopo di assicurare la corretta gestione dell'impianto, valutando (in caso di inottemperanza da parte dei soggetti preposti) la sussistenza dei presupposti per l'attivazione del potere sostitutivo di cui all'articolo 120, comma 2, della Costituzione;

   4) ad adottare, in applicazione delle disposizioni di cui alla parte sesta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, tutte le misure e/o le iniziative necessarie al fine di prevenire e/o evitare il rischio di un danno ambientale e/o accertare se il medesimo si sia già verificato, disponendo, in ogni caso, le misure che saranno ritenute necessarie, considerato anche che la discarica di Malagrotta risulta inattiva da oltre cinque anni e che sussiste il serio rischio di condanna dell'Italia da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea;

   5) ad assumere iniziative normative al fine di addivenire all'adozione di una disciplina nazionale in materia di criteri generali per la determinazione delle garanzie finanziarie che i gestori devono prestare con riferimento alla gestione operativa e post operativa delle discariche ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, anche alla luce dell'invito contenuto nella sentenza della Corte Costituzionale 26 marzo 2014, n. 67, adottando, altresì, specifiche disposizioni tese ad evitare ogni elusione di tale sistema di tutela, anche attraverso la previsione di adeguate ed efficaci forme di controllo e monitoraggio.
(7-00309) «Vignaroli, Ilaria Fontana, Zolezzi, Daga, Deiana, D'Ippolito, Federico, Licatini, Alberto Manca, Maraia, Ricciardi, Rospi, Terzoni, Traversi, Varrica, Vianello».