• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/02697 (5-02697)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-02697presentato daPELLICANI Nicolatesto diMercoledì 21 agosto 2019, seduta n. 221

   PELLICANI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   sin dal 2011 le inchieste sulla presenza della criminalità organizzata nel Veronese, hanno accertato collegamenti, sul territorio, con la mafia siciliana;

   in particolare, si sarebbe evidenziata la presenza di emissari collegati al noto capo cosca di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro e sarebbe emerso come a curare gli interessi sul territorio per il boss siciliano fosse Vito Nicastri, imprenditore di origini trapanesi, attivo nel settore delle energie rinnovabili e sottoposto, nel settembre 2010, a misura di prevenzione personale e patrimoniale ai sensi della normativa antimafia, adottata dal tribunale di Trapani e basata sostanzialmente sui rapporti del predetto Nicastri con esponenti della criminalità organizzata mafiosa siciliana, tra cui proprio Matteo Messina Denaro, nelle attività connesse alla produzione di energia eolica;

   tali circostanze, evidenziate anche nel corso della missione della Commissione antimafia in Veneto il 17 e 18 luglio 2019, assumono particolare rilievo oggi che Nicastri è in carcere da mesi con l'imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa, autoriciclaggio, corruzione e intestazione fittizia di beni, accusato, non solo di essere uno dei finanziatori e dei protettori di Messina Denaro, boss di Cosa Nostra, ma anche di essere persona di collegamento con il potere politico, assieme all'avvocato Francesco Paolo Arata, ex parlamentare di FI ed ex consulente della Lega, nonché socio dello stesso Nicastri nel settore delle energie rinnovabili;

   come riportato anche dalla stampa, Nicastri e il figlio Manlio, entrambi agli arresti domiciliari, starebbero collaborando con la giustizia, rivelando, tra le varie cose, anche elementi utili in riferimento alla vicenda che riguarda l'ex sottosegretario Armando Siri, anch'egli indagato per corruzione e autoriciclaggio;

   a proposito dei contatti tra l'ex sottosegretario Armando Siri e Francesco Paolo Arata, socio di Vito Nicastri nell'eolico, scrive il quotidiano la Repubblica il 21 luglio 2019: «Due supertestimoni accusano Armando Siri (...). Sono Vito Nicastri, il “re” dell'eolico ritenuto vicino ai clan, e suo figlio Manlio. Fino a qualche mese fa, erano i soci occulti di un grande amico di Siri, Francesco Paolo Arata, il consulente della Lega per l'energia intercettato dalla Dia di Trapani mentre diceva a suo figlio e al figlio di Nicastri: “Gli do 30.000 euro perché sia chiaro tra di noi. Io ad Armando Siri ve lo dico...”»;

   il settimanale l'Espresso del 28 luglio 2019, riporta, a proposito di un prestito da 750 mila euro, che sarebbe stato concesso a Siri direttamente dal direttore generale della Banca agricola commerciale di San Marino, Marco Perotti: «Un banchiere di Verona che era stato capo-area per il Veneto di un istituto italiano»;

   alla riunione decisiva con Siri per la concessione del prestito, secondo l'Espresso avrebbero partecipato, oltre a Perotti, il vicedirettore della Bac e, il responsabile di una filiale dello stesso istituto di credito e una consulente esterna. Questa consulente esterna, che risulta essere la mediatrice tra Siri e Perotti, vive a Verona e sarebbe la figlia di un industriale veronese –:

   di quali informazioni disponga il Governo in merito al radicamento della criminalità organizzata sul territorio veronese, anche nell'ambito delle attività economiche e di credito, e quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per tutelare l'economia sana di una delle aree più competitive d'Europa.
(5-02697)