• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/01998 BINETTI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che: in data 29 maggio 2018, l'interrogante ha presentato un atto di sindacato ispettivo ai Ministri della giustizia, del lavoro e delle...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-01998 presentata da PAOLA BINETTI
martedì 23 luglio 2019, seduta n.136

BINETTI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

in data 29 maggio 2018, l'interrogante ha presentato un atto di sindacato ispettivo ai Ministri della giustizia, del lavoro e delle politiche sociali, della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca (atto 4-00173) per rappresentare il caso di una madre, alla quale, durante una CTU (consulenza tecnica d'ufficio), nel procedimento di accertamento tecnico del Tribunale civile di Venezia, è stata negata preventivamente, prima ancora che la psicologa si pronunciasse in merito ai fatti reali, la possibilità di vedere il proprio figlio, mettendo in atto un allontanamento radicale del bambino;

la gravità del caso citato e il silenzio del Ministro della giustizia, nonostante i ripetuti solleciti nell'Aula del Senato, hanno indotto l'interrogante a intervenire nuovamente nella ferma convinzione che si stia commettendo l'ennesima ingiustizia ai danni di un minore;

i recenti fatti di Reggio Emilia mostrano fino a che punto il sistema di allontanamento dei bambini dalle famiglie e i disservizi dei servizi sociali possano configurarsi come una grave patologia, in cui si mescolano superficialità, incompetenza e pesanti conflitti d'interesse, che richiedono urgenti misure di controllo e di intervento da parte delle autorità competenti;

nell'interrogazione citata del 29 maggio 2018, si evidenziavano anche i gravi errori di metodo con cui era stato affrontato fin dall'inizio il caso, creando nel bambino una vera e propria difficoltà ad accedere alla figura materna, a riconoscerla nel suo ruolo di accudimento materno e ad avere un rapporto naturale con lei, posto che, nel frattempo, la CTU incaricata aveva rimesso ai servizi sociali la programmazione della progressione, dell'intensità e della durata degli incontri, senza precisare né le modalità, né la frequenza degli incontri, mentre la calendarizzazione degli incontri spetta al Tribunale e non ai servizi sociali e pertanto alla CTU (ai sensi di quanto stabilito dall'articolo 4, comma 3, della legge n. 184 del 1983) che è ausiliare dello stesso Tribunale;

tale situazione ha causato, di conseguenza, anche nella madre uno stato di apprensione e di ansia aggravato dal fatto che il padre del bambino non le forniva tempestivamente le necessarie informazioni sulla salute del figlio e la scuola, contravvenendo alle disposizioni del Ministero, la teneva all'oscuro dell'andamento degli studi del bambino. Tutto ciò, nonostante le leggi internazionali e quella italiana in primis (legge n. 54 del 2006 "rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori…", legge n. 184 del 1983 "Diritto del minore ad una famiglia") affermino che il bambino ha il sacrosanto diritto alla "genitorialità", intendendo in questo modo il rapporto con entrambi i genitori, fino ad un'eventuale sentenza definitiva del tribunale, cosa che nel caso specifico non era ancora avvenuta;

ad oggi risulta emesso il decreto definitivo del Tribunale ordinario di Venezia, il cui contenuto è, a parere dell'interrogante, inquietante, considerato che, nonostante i casi emersi a Bibbiano, emerge che sono stati ascoltati solamente i servizi sociali di Marcon, Venezia, che avrebbero reso dichiarazioni false relative a presunti maltrattamenti della madre sul bambino, nonostante dai colloqui registrati e dalla documentazione cartacea sia emerso un andamento diverso dei fatti;

giova altresì sottolineare che il Tribunale non ha ascoltato il minore, motivando la decisione sulla base del fatto che già i servizi sociali avessero provveduto a ciò, e che il papà del bambino sia attualmente l'unico affidatario, nonostante le violenze esercitate sulla madre;

appare sempre più evidente come accanto a buone pratiche nel campo dell'affido, ci siano realmente casi molto gravi di separazione dei bambini dalle famiglie e di affidi altamente problematici,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda verificare, in questo caso concreto se l'allontanamento "definitivo" del minore dalla sua madre sia realmente supportato da ragioni di tale gravità da giustificarlo o se invece i servizi abbiano applicato norme e procedure inadeguate alla delicatezza dei fatti e delle conseguenze che hanno nella vita delle persone coinvolte.

(4-01998)