• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00291 (7-00291) «Casa, Azzolina, D'Arrando, Sarli, Melicchio, Trizzino, Giarrizzo, Lombardo, Lattanzio, Villani, Grippa, Bella, Pignatone, Gallo, Alaimo, Penna, Nappi, Nesci, Davide Aiello».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00291presentato daCASA Vittoriatesto diMartedì 23 luglio 2019, seduta n. 213

   Le Commissioni VII e XI,

   premesso che:

    l'espressione burnout compare per la prima volta negli anni ’30 in riferimento al fenomeno per cui un atleta sembrava esaurire le proprie energie dopo aver ottenuto diverse vittorie. A partire dagli anni ’70, grazie agli studi dello psicologo americano Freunderberg, l'espressione è passata a definire una specifica sindrome legata all'ambiente lavorativo e con delle proprie caratteristiche peculiari, tanto che verrà inserita nell'elenco ICD-11 dell'Organizzazione mondiale della sanità, nel quale sono raggruppati tutti i disturbi medici. Tra i sintomi più diffusi rientrano l'affaticamento fisico ed emotivo, un atteggiamento distaccato e apatico nei confronti della propria mansione e delle altre persone, depersonalizzazione, senso d'inutilità e impotenza, incapacità di rispondere prontamente agli stimoli derivanti dal contatto con l'utenza, ansia, nevrosi, cinismo;

    particolarmente soggette alla sindrome da burnout sono tutte quelle professioni ad elevata implicazione relazionale, nelle quali si sviluppa un maggior legame emotivo con i soggetti su cui si opera: assistenti sociali, psicologi, forze dell'ordine, educatori professionali, assistenti domiciliari, insegnanti;

    sin dalla prima metà degli anni ’80 la sindrome del burnout negli insegnanti è stata oggetto di particolare attenzione da parte di molti autori, dal momento che la professione finisce per assumere un'importanza smisurata nell'ambito della vita di relazione e l'individuo non riesce a «staccare» mentalmente tendendo a lasciarsi andare anche a reazioni emotive, impulsive e violente. Una ricerca condotta nel 2002, nota come studio Getesemani, ha comparato quattro macrocategorie professionali dell'amministrazione pubblica (696 insegnanti, 596 impiegati, 418 sanitari, 1340 operatori), partendo dall'analisi degli accertamenti sanitari per l'inabilità al lavoro, svolta dai collegi medici dell'Asl di Milano, dal gennaio 92 a dicembre 2001, per un totale di 3049 casi clinici. Orbene, in controtendenza con il sentire comune che ritiene l'insegnamento una professione semplice, lo studio ha dimostrato che la categoria dei docenti è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche, indipendentemente da fattori quali il sesso e l'età, pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezza la categoria dei sanitari e tre volte la categoria degli operatori. Lo studio si è dunque focalizzato sulle possibili cause scatenanti della sindrome da burnout negli insegnanti, tra le quali sono state individuate:

     la peculiarità della professione (rapporto con studenti e genitori, classi numerose, situazione di precariato, conflittualità tra colleghi, costante necessità di aggiornamento);

     la trasformazione della società verso uno stile di vita sempre più multietnico e multiculturale;

     il continuo evolversi della percezione dei valori sociali (inserimento di alunni disabili nelle classi, delega educativa da parte della famiglia a fronte dell'assenza di genitori-lavoratori o di famiglie monoparentali);

     l'evoluzione scientifica (internet e informatica);

     il susseguirsi continuo di riforme;

     la maggior partecipazione degli studenti alle decisioni e il conseguente livellamento dei ruoli con i docenti;

     il passaggio critico dall'individualismo al lavoro in équipe;

     l'inadeguato ruolo istituzionale attribuito/riconosciuto alla professione (retribuzione insoddisfacente, scarsa considerazione da parte dell'opinione pubblica e altro);

    rispetto agli anni di riferimento dello studio Getesemani, l'incidenza del burnout sulla categoria degli insegnanti è stato addirittura superiore, tanto che indagini più recenti attestano che circa il 67 per cento dei docenti presenta uno o più sintomi. Tali rilevamenti statistici sono avvalorati da alcune spiacevoli notizie di cronaca, come il suicidio di un docente di musica nella palestra di una scuola media di Brescia e del dirigente scolastico del liceo classico Marco Polo di Venezia. Fatti drammatici che, sommati ai quotidiani campanelli d'allarme che arrivano dalle scuole di tutto il territorio nazionale, impongono la necessità di un intervento concreto, tangibile e immediato;

    il burnout è strettamente attinente allo stress lavoro-correlato che, dopo essere stato riconosciuto con l'accordo quadro europeo 8 ottobre 2004 tra Unice, Ueapme, Ceep e Cees, è stato recepito dalla normativa con il decreto legislativo n. 81 del 2008 Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, articolo 28, comma 1 e 1-bis, modificato con decreto legislativo n. 106 del 2009:

     1) la valutazione di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'accordo europeo dell'8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all'età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro e i rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, come definiti dall'articolo 89, comma 1, lettera a), del presente decreto, interessati da attività di scavo (comma così modificato dall'articolo 1, comma 1, lettera a), legge n. 177 del 2012);

     1-bis) la valutazione dello stress lavoro-correlato è effettuata nel rispetto delle indicazioni di cui all'articolo 6, comma 8, lettera m-quater), e il relativo obbligo decorre dalla elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto di tale elaborazione, a fare data dal 1° agosto 2010;

    il dispositivo normativo riguarda la disciplina generale, ma non affronta nel particolare i casi in cui è prudenziale adottare dalle misure di salvaguardia e tutela di alcune categorie lavorative specifiche. Pertanto, è da ritenersi indispensabile un intervento legislativo che possa rivolgersi esclusivamente agli insegnanti. Una legge sul burnout degli insegnanti e di tutte le figure professionali all'interno delle istituzioni scolastiche può, infatti, produrre dei risultati in termini di prevenzione e di benessere del lavoratore, attraverso il pieno riconoscimento della sindrome e delle misure da attuare per il contrasto alla stessa,

impegnano il Governo:

   a promuovere iniziative adeguate volte a riconoscere l'incidenza della sindrome da burnout per le categorie professionali che operano all'interno delle istituzioni scolastiche, in conformità a quanto previsto dal decreto legislativo n. 81 del 2008, articolo 28, comma 1, e comma 1-bis, così come modificato dal decreto legislativo n. 106 del 2009 e ad estendere tali interventi agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, nonché dei poli innovativi per l'infanzia, ai dirigenti scolastici e ai collaboratori scolastici;

   ad assumere iniziative volte a organizzare corsi di formazione permanenti con lo scopo di prevenire il disagio e contrastare l'insorgere della patologia, nonché corsi di aggiornamento per affrontare le problematiche derivanti dalla professione;

   ad adottare iniziative per istituire un osservatorio permanente per il monitoraggio della sindrome da burnout per le categorie professionali che operano all'interno delle istituzioni scolastiche, con lo scopo di verificare se le misure adottate siano adeguate al contrasto della sindrome e per lo sviluppo di nuove strategie di contrasto del fenomeno;

   ad adottare iniziative per prevedere all'interno delle scuole uno sportello di supporto psicologico composto da uno o più psicologi, al fine di garantire il più adeguato supporto alle categorie professionali che operano all'interno delle istituzioni scolastiche.
(7-00291) «Casa, Azzolina, D'Arrando, Sarli, Melicchio, Trizzino, Giarrizzo, Lombardo, Lattanzio, Villani, Grippa, Bella, Pignatone, Gallo, Alaimo, Penna, Nappi, Nesci, Davide Aiello».