• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/01970 DE PETRIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dello sviluppo economico. - Premesso che: si sta verificando un'accelerazione tecnologica...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-01970 presentata da LOREDANA DE PETRIS
mercoledì 17 luglio 2019, seduta n.134

DE PETRIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dello sviluppo economico. - Premesso che:

si sta verificando un'accelerazione tecnologica in ragione dell'avvento del 5G e ciò avverrà mettendo a repentaglio il rispetto del limite di esposizione della popolazione di 6 volt per metro, posto dal regolamento recante "i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana" (decreto ministeriale n. 381 del 1998, previsto dalla legge n. 249 del 1997) e confermato come limite ambientale dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 199 del 2003) "in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore";

l'individuazione del valore di 6 volt per metro, dovuta a Livio Giuliani, dirigente di ricerca dell'Ispesl ("il padre dei 6 Volt/metro", ex pluribus "la Repubblica - Affari e Finanza" del 20 gennaio 2003), è stata una sfida scientifica e tecnologica che ha governato la costruzione della rete di telefonia cellulare in Italia, GSM, DCS e UMTS, una delle migliori reti mondiali. La rete fu costruita proteggendo la popolazione italiana, con livelli di esposizione massima di un centesimo, per l'UMTS e poi per il 4G, di quelli degli altri Paesi in America e in Europa in cui vige un limite di esposizione pari a 61 volt al metro. Un caso di effettivo sviluppo sostenibile, in equilibrio ottimale tra diritto alla salute (articolo 32 della Costituzione) e diritto all'intrapresa (art. 41 della Costituzione). In Europa, comunque, ben nove Paesi hanno adottato, sull'esempio dell'Italia, i 6 volt per metro;

considerato che:

nel 2011, la IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato il telefono cellulare come possibile fattore cancerogeno per l'uomo per i tumori della testa. Esistono, inoltre, ormai numerosissimi studi sull'esito tumorale dell'esposizione prolungata ai campi elettromagnetici. A fine 2018 il National toxicology program (USA) ha diffuso il rapporto del suo studio con una "chiara evidenza che i ratti maschi esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, sviluppano rari tumori delle cellule nervose del cuore" e aggiunge che esistono "evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali". Studi confermati dall'istituto Ramazzini di Bologna;

il Governo ha delegato il CEI (Comitato elettrotecnico italiano), stante l'inesorabile introduzione del 5G in Italia, a fornire linee guida con nuovi criteri statistici di calcolo per l'esposizione a campi elettromagnetici,

si chiede di sapere:

quali misure i Ministri in indirizzo intendano adottare, che la legge n. 36 del 2001 individua come responsabili della protezione elettromagnetica della popolazione per la mitigazione dell'impatto sulla popolazione e sull'ambiente del 5G, anche in applicazione del principio di precauzione o di prevenzione;

se, in applicazione del principio di buona amministrazione, non ritengano necessario riconvocare il gruppo di lavoro interministeriale costituito con decreto ministeriale 2 giugno 1997, per la protezione dai campi elettromagnetici, che ha elaborato i testi del regolamento di cui al decreto ministeriale n. 381 del 1998, e del disegno di legge poi approvato, con modificazioni, nella legge n. 36 del 2001;

se non ritengano opportuno affidare a tale gruppo di lavoro la redazione delle linee guida per la protezione della popolazione dal 5G, dopo averne revocato il mandato al CEI;

se, in osservanza dell'art. 6, comma 1, lett. l), della legge di riforma sanitaria (di cui alla legge n. 833 del 1978), non ritengano doveroso consultare l'Istituto superiore di sanità e l'ex Ispesl;

se non ritengano infine necessario stabilire una conferenza dei servizi con la partecipazione, ai sensi dell'art. 14 della legge n. 241 del 1990, delle più rappresentative associazioni di consumatori, ambientaliste e associazioni di portatori di sensibilità chimica multipla o di elettrosensibilità, per l'approvazione delle linee guida per la protezione dalle onde del 5G, qualunque sia l'organismo tecnico chiamato ad elaborarle.

(4-01970)