• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/01015 ALFIERI, GIACOBBE, PINOTTI, MALPEZZI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che: secondo quanto pubblicato in data 10 luglio 2019 dal...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01015 presentata da ALESSANDRO ALFIERI
martedì 16 luglio 2019, seduta n.133

ALFIERI, GIACOBBE, PINOTTI, MALPEZZI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

secondo quanto pubblicato in data 10 luglio 2019 dal quotidiano "La Stampa", grazie all'invio di droni da parte della Turchia, il Governo di Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, avrebbe riconquistato la cittadina strategica di Gharian;

all'operazione il generale Khalifa Belqasim Haftar avrebbe risposto inviando, secondo quanto riportato dal quotidiano, "colonne impressionanti di blindati", che sarebbero stati forniti al generale dagli Emirati arabi;

Turchia ed Emirati arabi uniti, sebbene entrambe potenze sunnite, si trovano ad essere profondamente contrapposte; come noto, mentre il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sostiene la "Fratellanza musulmana", Abu Dhabi, invece, ne è uno dei principali oppositori. Alle differenze politiche si accompagnano, inoltre, i contrapposti interessi di carattere geopolitico;

gli Emirati arabi, infatti, punterebbero ad espandere in Libia la già consistente rete di porti che va dall'oceano Indiano, all'isola di Socotra, Somalia, Gibuti ed Egitto. La Turchia, diversamente, vanta un'antica consuetudine nei rapporti commerciali con la Libia mai venuta meno, neanche a seguito del colpo di Stato del generale Mu'ammar el-Gheddafi. Le imprese turche, infatti, nel 2011, al momento dello scoppio della guerra in Libia, secondo diverse stime, avevano in piedi progetti per un ammontare di 18 miliardi di dollari e si sarebbero trovate costrette a rimpatriare circa 25.000 tecnici presenti nel territorio libico;

considerato che:

come riportato dal citato organo di stampa, il Governo turco avrebbe inviato in Libia a sostegno di al-Sarraj blindati e consiglieri militari per gestire i droni d'attacco "Bayraktar TB2"; Abu Dhabi avrebbe, invece, inviato a sostegno del generale Haftar i droni "Wing Loong II", fotografati dai satelliti nelle vicinanze di Bengasi: il tutto in aperta violazione dell'embargo sulle armi vendute alla Libia approvato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 14 giugno 2016;

pertanto, come evidenziato da tempo da diversi analisti politici e confermato dal quotidiano, il conflitto in Libia si è trasformato in un conflitto per procura tra diversi Stati; al-Sarraj, infatti, godrebbe dell'appoggio, oltre che della Turchia, anche del Qatar, mentre il generale Haftar verrebbe sostenuto, oltre che dagli Emirati arabi uniti, anche da Arabia saudita, Egitto e Russia;

di fronte a questa drammatica escalation, nonché al concreto rischio che il conflitto si estenda oltre i confini libici, il Governo italiano si trova a svolgere un ruolo di mero spettatore. Un immobilismo a giudizio degli interroganti davvero preoccupante a fronte dell'incredibile rilievo strategico che la Libia riveste per gli interessi del nostro Paese, sia dal punto di vista commerciale, che da quello della sicurezza interna,

si chiede di sapere:

quali iniziative necessarie e urgenti il Governo intenda adottare, anche attivandosi nelle opportune sedi europee e internazionali, al fine di gestire la drammatica crisi libica e scongiurare il concreto pericolo che il conflitto si espanda ulteriormente;

se non ritenga, altresì, necessario ed urgente adoperarsi affinché sia garantito il pieno rispetto dell'embargo Onu sulle armi alla Libia.

(3-01015)