• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/03267 (4-03267)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03267presentato daLOREFICE Marialuciatesto diLunedì 8 luglio 2019, seduta n. 204

   LOREFICE, D'ARRANDO, MAMMÌ, MENGA, NESCI, SARLI e SPORTIELLO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la brucellosi ovina e caprina in Sicilia è un fenomeno grave, che ha provocato un danno di oltre 2 miliardi di euro alle imprese e forti rischi per la salute dei consumatori;

   le pratiche connesse alla movimentazione dei capi (transumanza, monticazione, demonticazione e altro) costituiscono elemento di maggior rischio per la trasmissione della malattia ed è stato stabilito che anche la presenza di un solo soggetto infetto in un allevamento potrebbe determinare la diffusione della malattia a tutta la mandria e il successivo abbattimento di tutto il bestiame;

   la natura dell'allevamento allo stato brado caratterizza la maggior parte delle aziende siciliane e garantisce l'origine biologica delle carni e del latte, ma non pone gli animali al riparo da eventuali focolai che provengono da mandrie non censite, da predatori e suini selvatici non controllati. Alla luce di ciò si comprende il motivo per cui gran parte degli allevamenti del territorio siano considerati «non indenni»;

   il Ministero della salute, in una nota del 21 maggio 2009, si è espresso favorevolmente circa la necessità di vaccinare tutte le rimonte degli allevamenti bradi linea vacca-vitello, soprattutto in provincia di Messina, nelle province limitrofe e in tutte quelle dove gli allevatori ne facciano richiesta;

   nel 2011 il programma di eradicazione in Sicilia è stato dichiarato dalla Commissione europea non ammissibile proprio per la mancata esecuzione di una campagna di vaccinazione: ciò ha determinato la decurtazione di 7 milioni di euro alla regione siciliana dal 2005 al 2012; la Corte dei conti europea – in una relazione speciale del 2016, alla pagina 26, articolo 47 – ha spiegato come l'Italia non abbia imputato questa riduzione pecuniaria alla sola Sicilia ma abbia suddiviso la penalizzazione tra tutte le regioni italiane, decisione questa che non ha certo incensato le autorità siciliane a migliorare le misure veterinarie;

   la Commissione europea il 26 luglio 2018 – in risposta a una interrogazione dell'onorevole Ignazio Corrao (atto E003241-18) – ha dichiarato la non obbligatorietà della misura vaccinale nell'attuale legislazione europea e ha anche sottolineato come spetti alle autorità nazionali e regionali competenti decidere se autorizzare la vaccinazione in Sicilia;

   nello stesso documento viene sottolineato l'importante sostegno finanziario erogato all'Italia per l'eradicazione della brucellosi (35 milioni di euro dal 2001), obiettivo questo non raggiunto dal nostro Paese, in particolare dalla Sicilia che risulta una delle regioni più colpite dal morbo con circa il 3 per cento di aziende infette da brucellosi: +300 per cento circa rispetto alla media nazionale, un dato enorme. La provincia di Messina, inoltre, risulta in assoluto la più infetta stando ai dati forniti dall'Istituto zooprofilattico;

   tali scarsi risultati potrebbero comportare un ulteriore inasprimento delle sanzioni da parte dell'Unione europea; non solo, in una recente inchiesta della Rai è emerso che nella provincia di Messina dei veterinari avrebbero occultato la brucellosi contribuendo a far consumare carne infetta, ragion per cui il collega europarlamentare Ignazio Corrao (ottobre 2018) ha presentato una istanza alle autorità regionali al fine di avviare un percorso immediato di vaccinazione contro la brucellosi bovina e ovicaprina in Sicilia –:

   come il Ministro interrogato intenda adoperarsi di fronte a un così elevato tasso di brucellosi presente nel territorio siciliano, anche alla luce delle indicazioni dell'Unione europea.
(4-03267)