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Atto a cui si riferisce:
S.4/00957 BONINO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che: domenica 25 novembre 2018 nel mar Nero, in prossimità del ponte di Kerch, alcune...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 029
all'Interrogazione 4-00957

Risposta. - L'Italia non riconosce l'annessione illegittima della Crimea posta in essere da parte della Russia a partire dal 2014. Si tratta di una violazione dell'integrità territoriale, della sovranità e dell'indipendenza politica dell'Ucraina, con serie ripercussioni anche sulla sicurezza e la stabilità della regione. Tale posizione comporta il contestuale non riconoscimento delle rivendicazioni avanzate da parte russa sulla penisola crimeana.

Connessa, ma distinta, è la questione del regime giuridico del mare di Azov, da cui dipende la qualificazione giuridica dello stretto di Kerch. Nello specifico, la Russia ritiene che il mare di Azov vada considerato baia storica, e dunque acque interne, dell'Impero russo, dell'URSS e oggi, per successione, della Russia e dell'Ucraina: gli spazi marini nel mare di Azov non sarebbero sottoposti al regime del mare territoriale e della zona economica esclusiva di cui alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (UNCLOS) e lo stretto di Kerch non sarebbe uno stretto internazionale. Pertanto, secondo la tesi russa, il regime di questi spazi marini sarebbe oggi regolato dal trattato tra la Federazione russa e l'Ucraina sulla cooperazione nell'uso del mare di Azov e dello stretto di Kerch, fatto a Kerch il 24 dicembre 2003, che consoliderebbe tra le parti la qualificazione del mare di Azov quale baia storica, prevedendo un regime giuridico nei confronti delle navi di Stati terzi pienamente in linea con tale qualificazione.

Il tema è tuttavia complesso, presentando l'istituto delle baie storiche diversi problemi applicativi poiché il diritto internazionale non ne fornisce una definizione consolidata. La questione è in via di approfondimento tra gli esperti giuridici UE. Inoltre, vale rilevare che l'Ucraina ha citato la Russia davanti ad un tribunale arbitrale ai sensi dell'allegato VII della UNCLOS. Il tribunale arbitrale si troverà, dunque, se riconoscerà la sua giurisdizione e l'ammissibilità del ricorso ucraino, a decidere in una materia sulla quale da anni si dibatte in presenza di una scarsa e molto diversificata prassi internazionale. Qualunque presa di posizione sconta inevitabilmente, sul piano giuridico, l'alea di poter essere smentita.

Dal maggio 2018, a seguito della costruzione del ponte di Kerch e del moltiplicarsi di ispezioni navali da parte russa nei confronti di naviglio commerciale diretto nei porti ucraini, l'Italia ha condiviso in ambito UE la preoccupazione per la crescente tensione fra le parti nelle acque del mar d'Azov ed il rischio di militarizzazione dell'area.

In relazione all'incidente del 25 novembre 2018, l'Italia considera l'azione militare russa ingiustificata e sproporzionata, pur tenendo presente l'apparente tentativo delle navi militari ucraine di proseguire in direzione degli stretti malgrado gli avvertimenti della guardia costiera russa. Si ritiene necessario che la Federazione russa assicuri il pieno ripristino della libertà di transito negli stretti (in linea, peraltro, con i propri dichiarati impegni e con l'articolo 2 del citato tattato del 2003) e il rilascio dei marinai e delle unità navali ucraine.

Dopo l'incidente del 25 novembre, in quanto titolare della presidenza OSCE, il ministro Moavero Milanesi insieme al segretario generale dell'OSCE Greminger ha emesso una dichiarazione per esprimere preoccupazione per l'incidente con un richiamo alle parti alla moderazione ed ai principi di integrità territoriale e alla sovranità. L'Italia si è inoltre associata ai partner UE, NATO e G7 in più articolate e forti dichiarazioni emesse sulla questione.

L'Italia ha privilegiato i canali diplomatici con Mosca, sia in bilaterale che a livello europeo. Ha inoltre aderito in ambito UE a misure restrittive mirate nei confronti di 8 soggetti russi militari e della sicurezza coinvolti nell'incidente del 25 novembre, al fine di mandare un chiaro segnale politico a Mosca senza tuttavia compromettere le prospettive di dialogo.

L'Italia continua pertanto a sensibilizzare entrambe le parti affinché esercitino moderazione e si impegnino costruttivamente a ridurre la tensione. In ambito europeo l'Italia ritiene necessario, in questa fase, continuare a perseguire gli obiettivi di ripristino di libertà di navigazione negli stretti e della liberazione dei marinai e delle navi ucraine attraverso i canali politico-diplomatici, evitando di contribuire ad una ulteriore escalation di toni e posizioni che potrebbe esser controproducente ai fini della realizzazione dei medesimi obiettivi e della stabilità regionale.

DI STEFANO MANLIO Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale

30/04/2019