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Atto a cui si riferisce:
C.5/02046 (5-02046)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 8 maggio 2019
nell'allegato al bollettino in Commissione I (Affari costituzionali)
5-02046

  Signor Presidente, signori deputati,

  il recente «riordino» dei ruoli delle Forze di polizia, operato con il decreto legislativo n. 97 del 2017, nell'abrogare il «ruolo direttivo speciale» istituito nel 2000 lo ha sostituito con un «nuovo» ruolo direttivo, che non poteva che essere qualificato ad alimentazione limitata nel tempo, come emerge anche dalla; denominazione «ad esaurimento», proprio alla luce di particolari agevolazioni che lo caratterizzano sul piano sia dell'accesso sia della progressione in carriera.
  In particolare il nuovo ruolo ad esaurimento prevede:
   una dotazione organica pari a 1.800 unità (a fronte delle 1.300 previste dal riordino del 2000);
   un'alimentazione mediante 2 distinte procedure concorsuali, per soli titoli, senza prevedere il possesso della laurea. Un primo concorso, bandito per 1.500 posti, ha registrato domande di partecipazione inferiori alle disponibilità, ed un secondo, previsto per 300 unità poi elevate a 436 posti per dare copertura ai posti non assegnati con il primo concorso;
   l'articolazione in 3 qualifiche (vice commissario, commissario e commissario capo), con notevole accelerazione nella progressione in carriera. In particolare, i vincitori del primo concorso raggiungeranno la qualifica apicale di commissario capo in 2 anni e 3 mesi di effettiva permanenza nella qualifica di commissario, a fronte dei previsti 6 anni per il suddetto ruolo direttivo speciale del riordino del 2000 e dei 7 in caso di attuale accesso alla carriera dall'interno (con laurea triennale);
   possibilità, fino al 2026, per i funzionari del ruolo ad esaurimento in possesso della prescritta laurea quinquennale, di partecipare, senza limiti di età e con riserva di posti, al concorso pubblico per commissario della carriera dei funzionari;
   attribuzione di funzioni analoghe a quelle delle corrispondenti qualifiche della carriera dei funzionari e previsione di rapporti gerarchici basati sulle qualifiche ed anzianità e non sull'appartenenza a tale carriera piuttosto che al ruolo ad esaurimento.

  Va anche rilevato che a circa il 99 per cento dei funzionari del primo concorso è stato garantito il mantenimento della precedente sede di servizio, mentre sul piano delle opportunità di progressione in carriera, già prima del riordino del 2017, l'ordinamento ha consentito ad oltre 650 già appartenenti, in possesso di laurea, di accedere alle qualifiche direttive, mediante concorsi.
  Sul piano del contenzioso, va rilevato che, le doglianze dei funzionari del ruolo ad esaurimento in merito alla richiesta di essere inquadrati con decorrenza giuridica riferita agli anni in cui dovevano essere banditi i concorsi (2001-2005) secondo quanto previsto dal riordino del 2000 – sono state oggetto di vaglio in sede di giustizia amministrativa.
  In particolare, il Consiglio di Stato con sentenza n. 24 del febbraio 2019, riformando la decisione del Tar Lazio del febbraio 2016 – citata dagli onorevoli interroganti – ha confermato la legittimità dell'operato dell'Amministrazione con riferimento all'asserita inerzia circa la mancata indizione dei concorsi per l'alimentazione transitoria del precedente «ruolo direttivo speciale».
  Inoltre diversi Tar hanno dichiarato l'inammissibilità dei ricorsi in relazione sia alla forma collettiva sia al tipo di azione proposta.
  Il solo Tar Abruzzo, a cui si è aggiunto, recentissimamente, il Tar Calabria-Reggio di Calabria, ha invece riconosciuto la non manifesta infondatezza e la rilevanza della questione di legittimità costituzionale proposta dai ricorrenti con riferimento all'adeguatezza delle misure compensative disposte per ovviare al ritardo dell'approvazione del riordino, sollevando la questione di legittimità costituzionale.
  Fermo restando che l'Amministrazione sta ritualmente predisponendo il gravame dinanzi al Consiglio di Stato, è intendimento attendere le determinazioni della Giustizia costituzionale ed eventualmente intervenire sulla cosiddetta normativa di risulta, che dovesse sussistere all'esito del giudizio, in adeguamento ad esso.
  In tale quadro, resta ferma la disponibilità di valutare l'utilizzo, anche a tale scopo, del potere legislativo delegato cosiddetto correttivo, a disposizione fino al 30 settembre 2019, per ogni possibile intervento volto ad eliminare le distonie ed iniquità che dovessero emergere.