• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/00780 MALPEZZI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che: come è noto, le Regioni Lombardia e Veneto, attraverso un referendum consultivo, e la Regione...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00780 presentata da SIMONA FLAVIA MALPEZZI
martedì 16 aprile 2019, seduta n.108

MALPEZZI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

come è noto, le Regioni Lombardia e Veneto, attraverso un referendum consultivo, e la Regione Emilia-Romagna hanno fatto richiesta, in base all'articolo 116 della Costituzione, di forme ulteriori di autonomia anche in materia di istruzione e formazione;

la proposta avanzata dalle Regioni si basa sulle previsioni contenute nell'art. 116 della Costituzione, modificato dalla riforma del Titolo V approvata nel 2001 ma che fino ad oggi non erano mai state applicate, essendo già riconosciuta alle Regioni l'autonomia legislativa, ovvero la potestà di dettare norme di rango primario, articolata sui 3 livelli di competenza: esclusiva o piena, concorrente o ripartita, di attuazione delle leggi dello Stato;

come segnalato in un recente appello dei sindacati della scuola e del mondo dell'associazionismo si rischia di promuovere un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio: "Si avranno, come conseguenza immediata, inquadramenti contrattuali del personale su base regionale; salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali; livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati. Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali";

in tal senso, dunque, le richieste avanzate dalla Regioni nel senso di un'autonomia regionale ulteriormente rafforzata rischiano di indebolire il sistema di istruzione, ledendo i principi contenuti negli articoli 3, 33 e 34 della nostra Costituzione che stabiliscono, tra l'altro, che sia dovere dello Stato assicurare un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale;

il diritto allo studio, dunque, si colloca, nella Costituzione garantita e solidarista, nel novero dei diritti sociali ovvero di quei diritti che promuovono l'intervento dello Stato diretto a soddisfare le esigenze essenziali dei singoli, garantendo erga omnes l'offerta di istruzione nonché la fruibilità della scuola con una serie di sostegni alle famiglie degli studenti bisognosi, realizzando così l'eguaglianza dei "punti di partenza" voluta dall'art. 3, comma secondo, della Costituzione;

la proposta delle Regioni è quella di stabilire i trasferimenti di risorse sulla base della riduzione del "residuo fiscale", la differenza tra gettito fiscale complessivo dei contribuenti di una regione e restituzione in termini di spesa per i servizi pubblici. In tal senso, appare evidente come il divario tra Nord e Sud sarebbe destinato ad aumentare poiché la scuola sarebbe organizzata a livello regionale sulla base di specifiche disponibilità economiche;

se la proposta diventasse legge, si verrebbe a creare un sistema educativo differenziato in materia di offerta formativa, trattamento economico del personale scolastico e criteri per la selezione del personale e dello scorrimento delle graduatorie. Infatti la regionalizzazione della scuola prevede la differenziazione di questi aspetti. In particolare, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna chiedono di: differenziare la programmazione, l'offerta formativa e i percorsi di alternanza scuola-lavoro; disciplinare autonomamente l'assegnazione di contributi alle istituzioni scolastiche paritarie; regionalizzare i fondi statali per il diritto allo studio, anche universitario; regionalizzare il trattamento economico del personale scolastico;

in altre parole, la proposta sembra voler creare sistemi scolastici differenziati, basati sulle risorse economiche delle singole Regioni e senza tener conto del principio dell'unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca, che è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell'accesso alla cultura, all'istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli;

la scuola non è un semplice servizio, ma una funzione primaria garantita dallo Stato a tutti i cittadini italiani, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa;

appare, dunque, preoccupante che l'intero percorso venga gestito con modalità che non consentono un'approfondita discussione di merito, dal momento che le Camere potrebbero essere chiamate non a discutere e a valutare, ma unicamente a pronunciarsi su ciò che le Regioni richiedenti e il Governo avranno precedentemente sottoscritto; tutto ciò con vincoli giuridici decennali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda promuovere un confronto immediato tra tutti i soggetti istituzionali e sociali;

come intenda garantire il principio di unitarietà del sistema di istruzione;

quali iniziative intenda mettere in campo per migliorare la qualità del sistema di istruzione su tutto il territorio nazionale, senza distinzioni e gerarchie, nel rispetto del dettato costituzionale.

(3-00780)