• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00232 (7-00232) «Amitrano, Nappi, Davide Aiello, Cubeddu, Segneri, Invidia, Siragusa, Pallini, Tucci, De Lorenzo, Giannone, Costanzo, Ciprini, Tripiedi, Villani».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00232presentato daAMITRANO Alessandrotesto diGiovedì 11 aprile 2019, seduta n. 161

   Le Commissioni XI e XII,

   premesso che:

    da tempo tutte le statistiche, comprese quelle europee, mettono l'Italia tra gli ultimi Paesi dove il salario della donna è inferiore a quello dell'uomo, dove i ruoli apicali delle donne sono ancora pochi; si tratta di un Paese dove è difficile conciliare maternità e lavoro;

    sono ancora pochi gli asili nido, soprattutto al Sud c'è poca flessibilità da parte delle aziende, in quanto il reddito potenziale delle mamme lavoratrici subisce un calo molto accentuato, pari al 35 per cento nei primi due anni dopo la nascita del figlio, soprattutto fra le donne con un contratto a tempo determinato, perché la maternità provoca lunghi periodi di non-occupazione;

    i costi della genitorialità potrebbero essere fortemente contenuti non solo rafforzando i servizi per l'infanzia, ma anche e soprattutto promuovendo una maggiore condivisione della genitorialità quale segno concreto del sostegno alle politiche di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro;

    in base alle rilevazioni Istat sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, le difficoltà di conciliazione si manifestano maggiormente in presenza di figli piccoli, come testimonia la recente crescita del divario tra il tasso di occupazione delle madri di bambini in età prescolare e quello delle donne senza figli;

    una gran parte dei genitori torna al lavoro al termine del congedo parentale, intorno al sesto mese di vita del bambino e molto spesso, in assenza di supporto familiare o assenza di servizi per l'infanzia, le madri sono costrette a lasciare il lavoro;

    i dati Istat del 2011 dimostrano, ad esempio, che la quota di madri che interrompono l'attività lavorativa in occasione della nascita di un figlio è rimasta stabile dagli anni ’40: si passa dal 15,6 per cento delle donne nate tra il 1944 e il 1953 al 14,1 per cento di quelle nate dopo il 1973 e le motivazioni delle dimissioni sono soprattutto legate all'incompatibilità tra occupazione lavorativa e cura del neonato per mancanza di servizi o assenza di reti familiari di supporto;

    purtroppo non sono migliori neppure i dati dell'Ispettorato nazionale del lavoro relativi agli anni 2017-2018, secondo cui, le dimissioni volontarie delle donne dopo aver avuto un figlio, a volte persino sostenute o comunque non ostacolate dal datore di lavoro, sono in crescita: 29.879 madri lavoratrici hanno lasciato il lavoro nel 2018 ma solo 5.261 lo hanno fatto per passaggio ad altra azienda, mentre 24.618 per la difficoltà di conciliare la cura del bambino e il lavoro stesso;

    i nidi aziendali sono nati per agevolare il reinserimento nel mondo del lavoro dei genitori e da qualche anno, anche le aziende si stanno muovendo nell'ottica dei nidi aziendali e quando non si riesce ad averne di propri, si cercano convenzioni vantaggiose con i nidi privati limitrofi, in modo da riservare i posti per i figli dei propri dipendenti;

    il mercato del lavoro richiede sempre più una maggiore flessibilità da parte dei lavoratori dipendenti pubblici e privati e gli asili nido aziendali e interaziendali hanno dimostrato, dove istituiti, di rappresentare un rilevante supporto alle famiglie di lavoratori, consentendo ai genitori di organizzare meglio l'attività lavorativa e conseguentemente con minori preoccupazioni nella gestione della prole;

    a livello nazionale le politiche finalizzate a conciliare in modo più efficace i tempi di vita e di lavoro anche per i dipendenti pubblici e non solo privati, sono state realizzate a partire dal 2009 attraverso il progetto «Nidi PA» del 2009, incrementando l'offerta di nidi a disposizione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni attraverso la sottoscrizione di un protocollo d'intesa tra il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, il Ministro per le pari opportunità e il Sottosegretario per le politiche della famiglia;

    il protocollo prevedeva l'attivazione di azioni ed interventi volti a favorire la realizzazione, presso le pubbliche amministrazioni di tutti i livelli di Governo, di nidi aziendali e di eventuali altri, servizi socio-educativi per l'infanzia, al fine di tutelare e favorire il lavoro femminile, anche nell'ottica del progressivo innalzamento dell'età pensionabile delle lavoratrici del settore pubblico;

    i nidi aziendali sono strutture realizzate nei luoghi di lavoro o nelle immediate vicinanze degli stessi per accogliere bambini fino a 3 anni di età con l'obiettivo di favorire la conciliazione delle esigenze familiari e professionali dei lavoratori e delle lavoratrici con figli;

    il trattato di Amsterdam (1999) prevede espressamente l'eliminazione di ineguaglianze, promuovendo la parità fra uomo e donna – parità rimarcata nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e nel trattato di Lisbona (2007);

    l'agenda di Lisbona, nell'ambito dei servizi educativi per la fascia 0-3 anni dei bambini, ha fissato al 33 per cento la copertura degli asili nido per i Paesi dell'Unione europea, quota che nel nostro Paese è stata raggiunta da pochissime regioni;

    infatti, in Italia, frequenta il nido e i servizi per la prima infanzia il 13,5 per cento dei bambini condizionando in negativo anche l'occupazione femminile;

    l'apertura di asili nido aziendali comporta il miglioramento della qualità della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, la possibilità di sviluppo e sostegno alle madri lavoratrici, migliori impatti sociali sul territorio, creazioni di nuovi posti di lavoro attraverso l'assunzione di personale specializzato, miglioramento della qualità della vita dei dipendenti;

    ad oggi, tra gli enti pubblici, la Presidenza del Consiglio dei ministri, otto Ministeri su tredici, alcune aziende sanitarie e soprattutto gli ospedali sono quelli che hanno utilizzato di più l'opportunità di realizzare asili nido aziendali;

    molte regioni hanno favorito l'equilibrio tra attività lavorativa e vita privata e familiare per donne e uomini attraverso politiche di conciliazione tra lavoro e vita privata e familiare, con strumenti che incoraggiano la condizione delle responsabilità familiari, attraverso la realizzazione di nidi o micro-nidi nei luoghi di lavoro, finalizzati a compensare la carenza degli stessi, nelle diverse realtà territoriali e venendo pertanto incontro ai ritmi lavorativi dei propri dipendenti;

    i vantaggi non solo sociali, ma anche economici derivanti dalla creazione di nidi aziendali sono alla base della crescita; nell'ultimo decennio, nella sola regione Piemonte, sono stati aperti il nido della Telecom, di Fiat, di Intesa Sanpaolo, dell'Agenzia delle Entrate, del Politecnico, solo per citarne alcuni; nella regione Marche, per i dipendenti della sanità dell'ospedale regionale di Torrette ad Ancona, è stato realizzato attraverso una convenzione, una soluzione per i figli dei dipendenti dell'ospedale, attraverso la realizzazione dell'asilo nido ad orario prolungato così come nella regione Campania, l'ospedale Cardarelli di Napoli, si dota di un asilo nido aziendale per i figli dei dipendenti; tutte queste realtà hanno l'indubbio vantaggio di costituire uno strumento concreto di conciliazione vita-lavoro perché sono calibrate sugli orari dei lavoratori e delle lavoratrici e consentono ai genitori di avere i propri figli piccoli accanto a sé, evitando il ricorso a permessi da parte dei dipendenti e a eventuali contratti di lavoro a tempo determinato da parte delle aziende;

    siano in primo luogo le istituzioni pubbliche a dover «dare l'esempio», sostenendo un nuovo modello di welfare familiare attraverso una maggiore attenzione alle esigenze di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro dei propri dipendenti con l'attivazione di asili nido interni o nelle vicinanze dei luoghi di lavoro in convenzione con le strutture già esistenti sul territorio;

    si ritiene inoltre che la realizzazione di un asilo nido rappresenta, sia per le istituzioni che per un'azienda, una forma di attenzione per le esigenze dei propri dipendenti e dei loro bambini, oltre a rappresentare l'espressione di apertura culturale alle necessità del contesto sociale e lavorativo,

impegnano il Governo:

   a) ad individuare gli strumenti più adatti a soddisfare le esigenze di conciliazione vita-lavoro, promuovendo l'attivazione di asili nido interni o nelle vicinanze agli enti pubblici a disposizione dei propri dipendenti;

   b) ad assumere iniziative per riavviare ed attivare percorsi di semplificazione burocratica per facilitare la realizzazione di asili nido e micro-nidi nelle realtà economiche aziendali presenti sul territorio nazionale;

   c) ad adottare ogni iniziativa necessaria, per quanto di competenza, volta ad incentivare e a promuovere il servizio degli asili nido aziendali nell'ambito di tutte le aziende sanitarie e, più in generale, di qualsiasi ente o azienda pubblica;

   d) a valutare di adottare ogni utile iniziativa, anche normativa e di natura fiscale e contributiva, per favorire l'istituzione e la realizzazione di asili nido aziendali o interaziendali anche nelle imprese private che ne siano sprovviste.
(7-00232) «Amitrano, Nappi, Davide Aiello, Cubeddu, Segneri, Invidia, Siragusa, Pallini, Tucci, De Lorenzo, Giannone, Costanzo, Ciprini, Tripiedi, Villani».