• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/01433-A/009    premesso che:     tra i pensionamenti e prepensionamenti già previsti e l'adesione all'uscita anticipata con quota 100, nei prossimi mesi decine di migliaia di posti negli...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01433-A/009presentato daPALLINI Mariatesto diMercoledì 10 aprile 2019, seduta n. 160

   La Camera,
   premesso che:
    tra i pensionamenti e prepensionamenti già previsti e l'adesione all'uscita anticipata con quota 100, nei prossimi mesi decine di migliaia di posti negli uffici pubblici potrebbero restare scoperti;
    l'articolo 3 del provvedimento in esame prevede che, nel triennio 2019-2021, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non debbano, prima di procedere all'espletamento di procedure concorsuali finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, attivare le procedure di mobilità dirette a verificare la disponibilità al trasferimento di personale in servizio presso altre amministrazioni e appartenente a una qualifica corrispondente a quella necessaria;
    a seguito dell'approvazione del decreto-legge sul pubblico impiego (decreto-legge n. 101 del 2013) e del decreto-legge sulla Pubblica Amministrazione (decreto-legge n. 90 del 2014) sono profondamente cambiate le regole per la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro da parte delle Pubbliche Amministrazioni;
    i succitati provvedimenti hanno perseguito l'obiettivo di limitare la possibilità di proseguire il rapporto di lavoro dopo il compimento dell'età pensionabile per i lavoratori del pubblico impiego, da un lato abolendo il trattenimento in servizio dell'istituto che consentiva di restare per un altro biennio sul posto di lavoro dopo l'età per il pensionamento; dall'altro rendendo strutturale la facoltà di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro nei confronti dei lavoratori che hanno raggiunto la massima anzianità contributiva (cioè 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne); ancora precisando che il limite ordinamentale per la permanenza in servizio (65 anni nella stragrande maggioranza delle Pa) possa essere superato solo per consentire al lavoratore il perfezionamento del diritto ad una prestazione pensionistica. A ben vedere queste limitazioni appaiono in contrasto con la stessa legge Fornero che, invece, incentivava la prosecuzione del rapporto lavorativo oltre il compimento dell'età pensionabile (sino a 70 anni) per dare la possibilità al lavoratore di agguantare un assegno più succulento;
    le suddette regole sono state cristallizzate nella Circolare della Funzione Pubblica 2/2015 con cui sono stati individuati con precisione i limiti e le modalità per l'esercizio del potere di collocare in pensione d'ufficio i dipendenti pubblici;
    allo stato attuale, per effetto delle innovazioni indicate in premessa, le pubbliche amministrazioni devono collocare in pensione d'ufficio il personale che ha raggiunto il limite ordinamentale per la permanenza in servizio;
    in tale condizione si trovano, ad esempio, quei lavoratori che hanno maturato i requisiti di accesso al pensionamento entro il 31 dicembre 2011 (in pratica l'ex quota 96) e coloro che hanno raggiunto la massima anzianità contributiva con le nuove regole Fornero (es. 42 anni e 10 mesi di contributi);
    in caso contrario il rapporto di lavoro prosegue sino all'età della vecchiaia, ovvero sino a 66 anni e 7 mesi di età. Oltre tale data il rapporto non può più protrarsi ad eccezione del caso in cui il lavoratore non abbia maturato i 20 anni di contributi (cioè il requisito contributivo necessario per l'accesso alla pensione di vecchiaia). In tale circostanza è prevista, in via eccezionale, la possibilità di permettere il proseguimento dell'impiego fino ai 70 anni (più l'adeguamento alla stima di vita) se tale prolungamento consente al lavoratore di perfezionare il requisito contributivo utile per la pensione di vecchiaia (cioè i 20 anni di contributi);
    la risoluzione d'ufficio si esercita, invece, al compimento del 70o anno di età nei confronti dei magistrati, degli avvocati e procuratori dello stato, dei professori universitari in quanto, nei loro confronti, il limite di permanenza in servizio è più elevato di 5 anni rispetto alla generalità degli altri dipendenti pubblici. Ciò consente a questi soggetti, quindi, di maturare un assegno pensionistico più elevato. Appare utile, ricordare, che per i magistrati l'indicato obbligo è stato più volte temperato per esigenze connesse alla funzionalità degli uffici giudiziari,

impegna il Governo

al fine di favorire il buon andamento e la funzionalità degli Uffici dirigenziali delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nelle more del completamento dei concorsi banditi per favorire il turn over dei giovani con le persone in via di collocamento a riposo, a valutare l'opportunità di reintrodurre, in via transitoria, per il biennio 2019-2021, il soppresso istituto del «trattenimento in servizio» dei dirigenti ministeriali, di prima e di seconda fascia che, maturato il requisito pensionistico di 65 anni, sono posti d'ufficio in quiescenza.
9/1433-A/9. Pallini.