• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/02708 (4-02708)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02708presentato daMURONI Rossellatesto diMercoledì 10 aprile 2019, seduta n. 160

   MURONI e FRATOIANNI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   una bambina davanti a suoi compagni di scuola che mangiavano il normale pasto, si è vista arrivare una scatoletta di tonno e un pacchetto di cracker: un provvedimento preso da gestori della mensa e dal comune dopo che i suoi genitori non erano stati in grado di pagare regolarmente la retta;

   l'episodio è accaduto nei giorni scorsi alla scuola elementare «Giacomo Zanella» di Minerbe, paese in provincia di Verona, a un'alunna figlia di una famiglia straniera. Primo a raccontarlo il quotidiano «L'Arena», riferendo anche che la piccola, umiliata da quanto accaduto sotto gli occhi dei compagni, è scoppiata a piangere;

   era stata proprio l'amministrazione comunale a decidere, dopo numerosi solleciti al pagamento verso la famiglia. «Non intendiamo ovviamente discriminare nessuno e i bambini non sono stati lasciati senza pasto, ma siamo arrivati a decine di persone che non pagavano e dovevamo far qualcosa», questo quanto affermano dal comune di Minerbe;

   sempre secondo il quotidiano L'Arena, non sarebbe nemmeno la prima volta: casi del genere sarebbero avvenuti anche alla fine dello scorso anno. «Qualche volta è capitato che le insegnanti rinunciassero al proprio pasto per darlo ai bambini indigenti», ha confidato una maestra al giornale, come riportato in un articolo pubblicato dal «Il Fatto Quotidiano»;

   l'amministrazione comunale, però, non rinnega la sua scelta. Il vicesindaco con delega alle politiche famigliari, si è detto «umanamente dispiaciuto per quanto accaduto» e ha giustificato l'episodio come «un caso limite». Una motivazione, a giudizio degli interroganti, del tutto indecente; se l'amministrazione comunale intende colpire eventuali furbetti, metta in atto le procedure per rivalersi eventualmente sui genitori e non sui bambini;

   questo episodio è ancora più grave, perché la frequentazione della mensa crea un momento di socializzazione importante che aumenta il senso di appartenenza dei bambini a una comunità fondamentale qual è quella scolastica, compromettendo la caratteristica di equità, uguaglianza e solidarietà che deve avere il sistema scolastico;

   a tal proposito si ricorda che nel rapporto dell'Istat 2016, luglio 2017, si evidenzia che nel nostro Paese la povertà dei bambini è una vera emergenza: sono 1.292.000 i bambini che vivono in condizione di povertà assoluta: 1 minore su 8. Sono 161.000 in più (+14 per cento) rispetto alleino precedente. Le famiglie con figli minori in povertà assoluta sono quadruplicate: la loro incidenza sul totale delle persone colpite da povertà assoluta è passata dal 2,4 per cento (2007) al 9,9 per cento (2016). I minori in povertà relativa: sono 2.297.000 nel 2016 e rappresentano il 22,3 per cento della popolazione in questa condizione (20,2 per cento nel 2015) –:

   se, non ritengano opportuno assumere tutte le iniziative necessarie, per quanto di competenza, per acquisire un quadro dettagliato della vicenda di cui in premessa e per individuare una soluzione univoca e definitiva a una problematica che investe i minori in condizioni di grave indigenza, garantendo loro il diritto alla mensa scolastica gratuita, anche alla luce dei dati sopra riportati, che indicano come molte famiglie non possono neppure offrire ai propri figli pasti adeguati, in quanto componenti di famiglie in povertà assoluta.
(4-02708)