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Atto a cui si riferisce:
C.5/00285 (5-00285)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 1 agosto 2018
nell'allegato al bollettino in Commissione VI (Finanze)
5-00285

  Con il documento in esame gli Onorevoli interroganti, dopo aver fatto presente che ai fini dell'applicazione del regime speciale dei lavoratori rimpatriati è previsto, in particolare, il requisito «sostanziale» della continuità dell'attività di lavoro svolta fuori dall'Italia negli ultimi 24 mesi, chiedono di sapere se il predetto requisito possa ritenersi comunque soddisfatto, ai fini dell'agevolazione in esame, nel caso di cambio del posto di lavoro che determini una interruzione tra un contratto e l'altro dovuta al solo fatto che tra il termine del primo contratto di lavoro e l'inizio del nuovo rapporto siano intercorsi giorni festivi.
  Al riguardo, sentiti gli uffici competenti, si rappresenta quanto segue.
  L'articolo 16, comma 2, del decreto legislativo n. 147 del 2015, come risultante dalle modifiche introdotte dall'articolo 1, comma 150, lettera c), della legge di bilancio 2017 (legge n. 232 del 2016), disciplina un regime speciale di tassazione per i lavoratori rimpatriati, al fine di favorire lo sviluppo economico, culturale e tecnologico del Paese.
  L'agevolazione fiscale spetta ai lavoratori, anche autonomi, che soddisfino i requisiti di cui all'articolo 2, comma 1, della legge 30 dicembre 2010, n. 238, ovvero siano cittadini dell'Unione europea, in possesso di un titolo di laurea, che abbiano risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia e che, sebbene residenti nel loro Paese d'origine, abbiano svolto continuativamente un'attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall'Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, oppure abbiano svolto continuativamente un'attività di studio fuori dall'Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.
  L'agevolazione prevede che nel periodo d'imposta in cui avviene il trasferimento della residenza nel territorio dello Stato, e per i quattro periodi successivi, il reddito di lavoro prodotto in Italia concorra alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50 per cento (misura applicabile a decorrere dal 2017).
  Da ultimo, con la circolare n. 17 del 23 maggio 2017, l'Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti in ordine all'applicazione del regime in argomento specificando che per quanto attiene, in particolare, al requisito dello svolgimento dell'attività di lavoro all'estero, lo «svolgimento dell'attività di lavoro o studio all'estero in modo continuativo negli ultimi ventiquattro mesi, non deve necessariamente far riferimento all'attività svolta nei due anni immediatamente precedenti il rientro, essendo sufficiente che l'interessato, prima di rientrare in Italia, abbia svolto tali attività all'estero per un periodo minimo ed ininterrotto di almeno ventiquattro mesi».
  Fatta tale premessa, con riferimento al quesito posto dagli Onorevoli interroganti, nel caso in cui si verifichi un'interruzione tra il termine del primo contratto e l'inizio del secondo dovuta esclusivamente al ricorrere di un giorno festivo deve ritenersi, in linea generale, comunque soddisfatto il requisito «sostanziale» della continuità dell'attività di lavoro svolta all'estero.
  A diverse conclusioni può, invece, giungersi in situazioni diverse da quella specificamente rappresentata, trattandosi di valutare le singole circostanze alla luce della ratio della disciplina agevolativa in commento. A tal fine, uno strumento utile può essere l'istituto dell'interpello di cui all'articolo 11, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212.