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Atto a cui si riferisce:
C.5/00654 (5-00654)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 10 ottobre 2018
nell'allegato al bollettino in Commissione VI (Finanze)
5-00654

  Con il documento in esame, gli Onorevoli interroganti, chiedono di conoscere quali iniziative si intendano adottare al fine di consentire in tempi rapidi la piena conformità della normativa italiana alla pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione europea in tema di diritto alla detrazione dell'Iva versata ma non incassata a seguito di emissione di una nota di variazione. Ciò in considerazione della pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione europea che, sul caso C 246/16 Enzo di Maura c. Agenzia delle Entrate-Direzione Provinciale di Siracusa, ha chiarito come uno Stato non possa subordinare la riduzione della base imponibile dell'IVA all'infruttuosità di una procedura concorsuale qualora una tale procedura possa durare più di dieci anni.
  Al riguardo, sentiti gli uffici competenti, si rappresenta quanto segue.
  Sul piano unionale, l'emissione delle note di variazione è disciplinata dall'articolo 90 della Direttiva 2006/112/CE il quale stabilisce, al primo paragrafo, che in caso di annullamento, recesso, risoluzione, non pagamento totale o parziale o riduzione di prezzo dopo il momento in cui si effettua l'operazione, la base imponibile è debitamente ridotta alle condizioni stabilite dagli Stati membri. Il citato articolo prevede, al secondo paragrafo, che in caso di non pagamento totale o parziale, gli Stati membri possano derogare al paragrafo 1.
  Sul piano nazionale l'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, stabilisce che se un'operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione venga meno in tutto o in parte, o se ne riduca l'ammontare imponibile, in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose, il cedente del bene o prestatore del servizio ha diritto di portare in detrazione ai sensi dell'articolo 19 l'imposta corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell'articolo 25.
  Il legislatore nazionale, in base all'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, riconosce quindi al cedente prestatore, in caso di mancato pagamento in tutto o in parte, il diritto a portare in detrazione l'IVA corrispondente alla variazione in diminuzione, successivamente alla conclusione della procedura concorsuale o esecutiva rimasta infruttuosa.
  Infatti, secondo l'interpretazione fornita con numerosi documenti di prassi dall'Amministrazione finanziaria (circolare dell'Agenzia delle entrate n. 77/E del 17 aprile 2000 e circolare n. 8/E del 7 aprile 2017), in presenza di una procedura concorsuale, l'infruttuosità della stessa costituisce presupposto per l'emissione, da parte del creditore, della nota di variazione in diminuzione, ai sensi del citato articolo 26.
  Tale disposizione risulta, in via di principio, conforme al citato articolo 90 della Direttiva IVA nonché ai principi espressi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea.
  Secondo l'orientamento della Corte di Giustizia (C 246/16), sebbene sia opportuno che gli Stati membri abbiano la possibilità di far fronte all'incertezza intrinseca al carattere definitivo del non pagamento di una fattura, una simile facoltà di deroga non può estendersi al di là di tale incertezza. Lo scopo della deroga al diritto di riduzione della base imponibile prevista all'articolo 90, paragrafo 1, secondo comma, della direttiva IVA è quello di tenere conto dell'incertezza intrinseca al carattere definitivo del non pagamento di una fattura. Di tale incertezza si tiene conto privando il soggetto passivo del suo diritto alla riduzione della base imponibile finché il credito non presenti un carattere definitivamente irrecuperabile.
  Il riferimento alla infruttuosità della procedura concorsuale o esecutiva, previsto dalla normativa nazionale, consente, così, di attribuire certezza al mancato o parziale pagamento, anche in attuazione del principio di legittimo affidamento e di leale collaborazione che informano l'ordinamento giuridico tributario.
  Secondo i giudici europei, tuttavia, uno Stato membro non può subordinare la riduzione della base imponibile dell'IVA all'infruttuosità di una procedura concorsuale qualora una tale procedura possa durare più di dieci anni.
  Eventuali profili di non conformità dell'ordinamento interno con la disciplina unionale potrebbero quindi manifestarsi in concreto, a causa del protrarsi dei tempi di svolgimento delle procedure concorsuali, tempi che, tuttavia, esulano dalla sfera di competenza dell'amministrazione finanziaria nazionale.
  Con i citati documenti di prassi l'Agenzia delle entrate ha tuttavia chiarito che la condizione di infruttuosità della procedura concorsuale si realizza alla scadenza del termine per le osservazioni al piano di riparto finale oppure, in assenza, di quello per opporre reclamo contro il decreto di chiusura del fallimento.
  Si ricorda che detto termine era stato anticipato al momento dell'apertura della procedura, per effetto dell'articolo 1, comma 126, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, ma la disposizione non è mai divenuta applicabile perché abrogata dall'articolo 1, comma 567, della legge n. 11 dicembre 2016, n. 232, prima della sua entrata in vigore.
  Pertanto, tenuto conto delle norme attuali, l'infruttuosità della procedura concorsuale non può essere individuata in momenti diversi da quelli già indicati con i citati documenti di prassi né è possibile disattendere le norme e l'interpretazione sopra richiamata in forza dei principi enunciati nella sentenza della Corte di Giustizia richiamata dagli Onorevoli interroganti in assenza di un adeguamento intervento normativo.