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Atto a cui si riferisce:
C.5/00895 (5-00895)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 7 novembre 2018
nell'allegato al bollettino in Commissione X (Attività produttive)
5-00895

  Con riferimento alla procedura di amministrazione straordinaria di Alitalia, disposta, su istanza della società, in data 2 maggio 2017, ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto-legge n. 347 del 2003, si precisa quanto segue.
  Ad oggi, lo Stato è già, di fatto, dentro Alitalia, sia da un punto di vista finanziario (tramite l'erogazione di un finanziamento ponte a titolo oneroso per complessivi euro 900 milioni più interessi, la cui restituzione è attualmente previsto debba perfezionarsi entro e non oltre il prossimo 15 dicembre), sia da un punto di vista gestionale, con l'opera quotidianamente svolta da parte dei Commissari straordinari.
  Lo scorso 31 ottobre, secondo quanto pubblicamente reso disponibile e come noto anche all'Onorevole interrogante, la gestione commissariale avrebbe ricevuto due offerte vincolanti (rispettivamente da parte di Ferrovie dello Stato e di EasyJet) ed una manifestazione di interesse non vincolante da parte della compagnia aerea statunitense Delta Airlines.
  È logico supporre che questi tre soggetti, al fine di presentare la citata documentazione all'attenzione dei Commissari straordinari, abbiano, previa sottoscrizione di specifici accordi di riservatezza e confidenzialità, avuto accesso a dati e informazioni riguardanti la società, abbiano cioè compiuto un'attività di due diligence, quanto meno a livello preliminare.
  È altresì ragionevole ipotizzare che, da questo momento in avanti, le tre società che si sono fatte avanti possano affinare le proprie analisi per precisare ulteriormente le loro offerte e/o manifestazioni di interesse, e ciò anche alla luce di quelle che saranno le determinazioni in merito dei Commissari straordinari.
  L'obiettivo del Governo attuale è semplice. Come ricordato anche recentemente dal Ministro Luigi Di Maio, non ci si vuole limitare a «salvare» Alitalia, bensì la si vuole rilanciare una volta e per tutte. Nessuna operazione di breve termine, quindi, ma una strategia di ampio respiro, di lungo termine.
  Da questo punto di vista, è evidente che anche lo Stato deve fare la sua parte. Infatti, troppe volte, in passato, per la paura di far intervenire lo Stato si sono ceduti asset strategici con operazioni discutibili che, di lì a poco, hanno restituito al Paese moltissimi esuberi, oltre ad aver portato altrove il nostro prezioso know-how.
  In questo senso, il Governo non può che considerare con favore il fatto che Ferrovie dello Stato abbia manifestato – sia pur, in questa fase iniziale, in maniera «condizionata» – il proprio interesse a partecipare a questa procedura competitiva.
  Tuttavia, è bene farlo presente con chiarezza ancora una volta: nessuno ha l'intenzione di costringere Ferrovie ad impoverirsi, a sacrificarsi per salvare Alitalia. L'operazione – anche secondo quanto richiesto da Bruxelles – dovrà essere una operazione «di mercato» che abbia, dunque, un senso economico-finanziario ed un solido razionale dal punto di vista industriale: dovranno essere valutate e pesate le sinergie sviluppabili, dovrà essere adeguatamente studiata (nel caso specifico, ad esempio, di Ferrovie) l'inter-modalità e tutti i vantaggi ad essa connessi e, più in generale, dovrà essere soppesato ogni singolo aspetto di business.
  Proprio perché l'intenzione non è quella di porre in essere un mero salvataggio ma, al contrario, di realizzare un'operazione di mercato solida e industrialmente profittevole nel medio-lungo termine, in questo momento la cosa più importante è che il soggetto o i soggetti che verranno individuati dai Commissari quali potenziali acquirenti con cui sedersi al tavolo dei negoziati possano mettere a punto una strategia credibile soprattutto dal punto di vista industriale.
  E da questo punto di vista non vi è dubbio che il coinvolgimento, nell'operazione di acquisizione, di uno o più operatori del trasporto aereo sarebbe assolutamente vitale per dotare la nuova società di quelle competenze e di quel know-how necessari a far «volare» nuovamente Alitalia, siano tali soggetti europei o extracomunitari (tenendo pur sempre presente il vincolo normativo europeo in ragione del quale è posto un tetto del 49 per cento alla proprietà di una compagnia aerea europea da parte di entità extra-UE).