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Atto a cui si riferisce:
C.5/00909 (5-00909)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 8 novembre 2018
nell'allegato al bollettino in Commissione XI (Lavoro)
5-00909

  In riferimento all'interrogazione in oggetto, concernente l'erogazione delle pensioni di inabilità, e nello specifico il caso del pensionato evidenziato dall'onorevole interrogante, rappresento quanto segue.
  La pensione di inabilità è «una prestazione economica, erogata a domanda dall'INPS, in favore dei lavoratori per i quali viene accertata l'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa».
  Com’è noto la pensione di inabilità, istituita con l'articolo 12 della legge del 30 marzo 1971 n. 118, è concessa ai mutilati ed invalidi civili di età compresa tra i diciotto e i sessantacinque anni, oggi 66 anni e 7 mesi in virtù dell'adeguamento della speranza di vita, nei cui confronti sia stata riconosciuta una inabilità lavorativa totale e permanente del 100 per cento (invalidi totali).
  La concessione della pensione per inabilità richiede che, oltre al requisito sanitario, vengano verificati altri requisiti socio economici, ovvero: reddito non superiore ai limiti di legge; residenza stabile ed abituale nel territorio dello Stato; cittadinanza italiana; età dai 18 anni ai 65 anni (oggi 66 anni e 7 mesi).
  Ciò premesso, affinché la prestazione venga messa in pagamento, il cittadino deve comunicare alla Sede INPS i propri dati anagrafici, nonché le coordinate bancarie necessarie ai fini dell'accredito della pensione stessa. Dalla ricezione delle suddette informazioni, l'istituto ha a disposizione 120 giorni per liquidare la prestazione.
  Per quanto riguarda l'accertamento medico-legale per la sussistenza dei requisiti, segnalo che tale attività, affidata alle Commissioni mediche ASL, è stata trasferita all'INPS dal 1o gennaio 2007 (legge 2 dicembre 2005, n. 248).
  Dall'interrogazione emerge che la visita del cittadino fu effettuata presso la competente Commissione ASL di Milano 3 in data 4 aprile 2003.
  Alla luce di quanto esposto, l'INPS ha reso noto che la situazione rappresentata dall'onorevole interrogante attiene a un periodo nel quale l'istituto non era coinvolto nell'accertamento del requisito sanitario in parola, né aveva la gestione della fase concessoria della prestazione.
  In riferimento al caso specifico del pensionato citato dall'onorevole interrogante, il Governo si impegna a richiedere ulteriori accertamenti agli Istituti competenti fornendo nel più breve tempo possibile informazioni dettagliate.