• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00052 premesso che: la riunione del 21 e 22 marzo prossimi venturi del Consiglio europeo prevede di affrontare, all'ordine del giorno, quattro temi cruciali per il futuro dell'Unione europea:...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00052 presentata da STEFANIA PUCCIARELLI
martedì 19 marzo 2019, seduta n.099

Il Senato,
premesso che:
la riunione del 21 e 22 marzo prossimi venturi del Consiglio europeo prevede di affrontare, all'ordine del giorno, quattro temi cruciali per il futuro dell'Unione europea: occupazione, crescita e competitività; cambiamenti climatici; relazioni esterne; ed altri punti tra cui i progressi compiuti dagli Stati membri dell'UE nella lotta alla disinformazione;
in tema di occupazione, crescita e competitività:
nel corso del Consiglio europeo di primavera è prevista, in particolare, un'analisi delle priorità per il semestre europeo 2019, con l'approvazione della raccomandazione sulla politica economica della zona euro, e una discussione approfondita sul futuro sviluppo del mercato unico e sulla politica digitale europea, in preparazione della prossima agenda strategica;
nel 2018 si è celebrato il venticinquesimo anniversario del mercato unico, che aveva come obiettivo generale quello di rimuovere gli ostacoli economici ancora sussistenti, attraverso la creazione di nuove opportunità per i consumatori e per le imprese, incoraggiando l'ammodernamento e l'innovazione, e conseguendo risultati pratici a beneficio dei cittadini nella loro vita quotidiana;
il mercato unico, che rappresenta un quinto dell'economia mondiale, costituisce la principale risorsa dell'Unione europea per il benessere dei cittadini, la crescita inclusiva e la creazione di posti di lavoro, nonché un elemento propulsivo essenziale per gli investimenti e la competitività globale;
a fronte del raggiungimento di risultati positivi che potrebbero ancora essere ottimizzati, risulta necessario migliorare le azioni volte a riequilibrare il mercato con politiche sociali e di welfare che siano realmente attente e foriere di benefici per tutti i cittadini e le imprese, contrastando il depauperamento del tessuto produttivo degli Stati membri, che va invece sostenuto e diversificato;
in questo senso, appare necessario rendere effettivo il principio della Dichiarazione di Roma, siglata in occasione del 60° del Trattati, nel quale viene ribadito come il mercato unico e l'integrazione economica debbano avere come complemento un'Europa sociale che promuova la coesione e la convergenza, combatta la disoccupazione, la marginalizzazione, assicuri diritti e pari opportunità e faccia fronte al fenomeno della deflazione salariale, che agisce negativamente sulla domanda interna del Paese. Un modello di promozione della competitività basato sulla deflazione salariale, favorita attraverso la riduzione delle tutele dei lavoratori, fornisce un sostegno illusorio alle aziende, in particolare alle piccole e medie imprese, e frustra lo scopo del mercato unico, poiché determina inevitabilmente una flessione della domanda interna aggregata, oltre a causare scontento ed esclusione sociale;
il tema del lavoro deve tornare al centro dell'agenda politica dell'Unione europea, con l'assunzione di un rinnovato impegno sui diritti e le tutele sociali: le tre macro aree appartenenti al Pilastro europeo sui diritti sociali - pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, eque condizioni di lavoro, protezione sociale adeguata e sostenibile - richiedono azioni concrete di promozione e implementazione, sia per affrontare le conseguenze della crisi economica che ha attraversato tutta Europa e le nuove sfide (tecnologiche, demografiche eccetera) che incombono sul mercato del lavoro e sulla protezione sociale, sia per rilanciare il ruolo centrale del lavoro in modo da creare strutture economiche più resistenti alle crisi;
le politiche di austerità, attuate per far fronte alla crisi, hanno ulteriormente segmentato i sistemi di sicurezza sociale europei, creando barriere sociali tra le economie più deboli del Mediterraneo, dove lo stato sociale è stato poco a poco smantellato, e le economie dell'Europa settentrionale dove i sistemi di protezione sociale hanno invece tenuto. Per il raggiungimento della convergenza economica non si sono messi in campo meccanismi e strumenti di solidarietà a livello europeo, determinando l'esplosione del fenomeno del dumping sociale con un flusso migratorio intracomunitario di lavoratori, verso Paesi con sistemi di welfare più generosi;
con l'avvento della nuova era industriale risulta, quindi, fondamentale per la crescita dell'Europa la visione di un mercato unico digitale per stimolare la competitività, l'innovazione e la sostenibilità dell'economia digitale e di quella europea, garantendo il massimo vantaggio della nuova era digitale;
in particolare, l'impiego della tecnologia al servizio dell'industria ha conosciuto negli ultimi anni un rapido sviluppo, tanto da mutare in maniera significativa i modelli produttivi ed organizzativi delle imprese italiane ed europee, ponendo così le basi per la nascita di una nuova era industriale;
la strategia per la creazione e lo sviluppo di un mercato unico digitale dovrebbe vedere l'Europa maggiormente coinvolta nella nascita di una vera e propria filiera interamente interconnessa e digitalizzata;
in questo quadro, il perseguimento della Strategia per il mercato unico digitale risulta cruciale per stimolare la competitività, l'innovazione e la sostenibilità dell'economia nazionale e di quella europea, garantendo il massimo vantaggio dalla nuova era digitale: secondo la Commissione europea, un mercato digitale pienamente funzionante potrebbe infatti apportare fino a 415 miliardi di euro annui all'economia dell'UE e permettere, altresì, all'UE di diventare un leader digitale a livello globale;
la realizzazione a livello europeo di politiche di contrasto alla delocalizzazione fiscale delle imprese nei Paesi extra UE, soprattutto con riferimento alle grandi società multinazionali che operano nel mercato digitale, appare oggi più che mai necessaria per ottenere una redistribuzione degli ingenti profitti - solo marginalmente colpiti dalla vigente fiscalità degli Stati membri - realizzati da queste realtà internazionali e un contestuale rafforzamento della domanda aggregata;
è inoltre necessario favorire la transizione verso un'economia circolare che sostenga l'innovazione, i posti di lavoro e la crescita, dando alle imprese europee un vantaggio tecnologico rispetto ai loro concorrenti mondiali, promuovendo così una crescita sostenibile;
in tema di cambiamenti climatici:
in sede di Consiglio europeo saranno forniti inoltre orientamenti sulle priorità politiche in ordine alla strategia di lungo periodo dell'Unione sul cambiamento climatico, da sviluppare nei prossimi mesi in linea con gli Accordi di Parigi;
l'Unione europea si è posta alla guida della lotta mondiale contro i cambiamenti climatici con una legislazione che mira a ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40 per cento entro il 2030 nel rispetto dell'Accordo di Parigi;
gli interventi volti ad affrontare i cambiamenti climatici e a ridurre le emissioni di gas a effetto serra hanno rappresentato infatti una priorità a livello europeo: in particolare, i leader degli Stati membri dell'UE si sono impegnati a trasformare l'Europa in un'economia con un'efficienza energetica elevata e a basse emissioni di carbonio, con l'obiettivo di ridurre entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra dell'80-95 per cento rispetto ai livelli del 1990;
il quadro all'orizzonte 2030, contenuto nella comunicazione della Commissione europea COM(2014) 0015, propone nuovi obiettivi e misure per rendere l'economia e il sistema energetico dell'UE più competitivi, sicuri e sostenibili, tra cui la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e l'aumento dell'utilizzo delle energie rinnovabili, oltre a un nuovo sistema di governance e di indicatori di rendimento;
l'Unione europea sta compiendo importanti passi in avanti nella realizzazione di tali obiettivi, ma per fornire un maggiore impulso e rafforzate certezze agli investitori appare necessaria la presentazione di una strategia a lungo termine che definisca una serie di obiettivi chiave e misure di intervento per rendere l'economia e il sistema energetico dell'UE più competitivi, sicuri e sostenibili;
l'Accordo di Parigi è uno strumento di riferimento per la lotta ai cambiamenti climatici e la proposta della Commissione per una Strategia a lungo termine per "un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra" al 2050, risulta in linea con tale accordo;
è consolidata la consapevolezza della natura globale della problematica dei cambiamenti climatici e, pertanto, globali sono anche le responsabilità;
la causa dei cambiamenti climatici non è ascrivibile ad un unico responsabile, ma è frutto di una serie di fattori interconnessi tra loro e, pertanto, il raggiungimento degli obiettivi è vincolato al coinvolgimento attivo di diversi settori;
è necessario non focalizzare gli sforzi nel trovare i responsabili del cambiamento, ma incrementare gli impegni per trovare soluzioni realistiche e concrete a tutti i livelli, dal nazionale, al regionale al globale;
la Commissione europea ha avviato un percorso virtuoso di condivisione che ha previsto una discussione intersettoriale, in particolare presso il Consiglio ambiente, il Consiglio energia e il Consiglio competitività;
molte sono le evidenze scientifiche autorevoli e aggiornate disponibili, così come sono ormai una realtà concreta e dinamica le opzioni tecnologiche avanzate e all'avanguardia per una transizione ecologica ambiziosa, in Europa come in Italia;
i benefici ambientali, sociali ed economici sono strettamente interconnessi con l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas clima alteranti;
i trasporti hanno un impatto significativo sull'ambiente, in quanto rappresentano una delle cause principali di immissione di sostanze clima alteranti, e un sistema di trasporto efficiente e sicuro ha bisogno di una rete infrastrutturale solida ed affidabile;
i consumatori hanno un ruolo rilevante nel mercato e, pertanto, risulta prioritario un loro ruolo attivo e consapevole;
nell'ambito delle relazioni esterne dell'UE:
il Consiglio europeo discuterà, tra gli altri temi, dei preparativi in vista del prossimo vertice tra l'Unione europea e la Cina, il XXI in ordine di tempo, che si terrà il prossimo 9 aprile;
in particolare, in considerazione del potere economico e dell'influenza politica sempre maggiori della Cina, i Capi di Stato e di Governo dell'UE saranno chiamati a discutere e ad approvare 10 azioni concrete, presentate dalla Commissione europea, per migliorare l'approccio europeo rendendolo più realistico, assertivo e pluridimensionale;
le relazioni commerciali tra le due parti si sono rapidamente intensificate, parallelamente all'accelerazione delle riforme economiche nella Repubblica popolare cinese: basti pensare che, dall'inizio del 1995 la Cina è diventata il quarto mercato per le esportazioni europee ed il quarto principale esportatore nell'Unione europea (dopo gli Stati Uniti, il Giappone e la Svizzera);
in occasione del precedente vertice, le due parti hanno convenuto di sviluppare ulteriormente il partenariato strategico UE-Cina, uno dei partenariati più importanti dell'UE - esprimendo il loro sostegno comune a un commercio fondato sulle regole e ribadendo il loro impegno condiviso a favore della riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio;
nella medesima circostanza, i leader hanno inoltre ribadito il loro impegno a favore dell'approfondimento del partenariato per la pace, la crescita, le riforme e la civiltà, sulla base dei principi di rispetto reciproco, fiducia, uguaglianza e vantaggi reciproci, dando un'attuazione esaustiva all'agenda strategica 2020 per la cooperazione UE-Cina;
tale partenariato ha notevolmente migliorato il livello delle relazioni tra l'UE e la Cina, con il raggiungimento di risultati positivi a livello politico, economico, commerciale, culturale e degli scambi interpersonali, nonché in altri settori;
in particolare, in occasione dell'ultimo vertice UE-Cina del 16 luglio 2018, è stato deciso di lanciare un meccanismo di dialogo annuale sul contrasto alla droga e ai relativi traffici, che andrà a incorporare un precedente meccanismo di consultazione sui precursori di droghe, attivato già dal 2009;
all'ordine del giorno della riunione del 21 marzo dei leader dell'UE a 27 c'è anche la questione Brexit: il prossimo tavolo europeo sarà chiamato a occuparsi della richiesta di proroga del termine per il recesso che il Regno Unito potrebbe avanzare, in base agli ultimi sviluppi, a seguito della notifica di recesso, a norma dell'articolo 50 del TUE;
alla vigilia del Consiglio europeo che deve esaminare la richiesta di proroga presentata dal Regno Unito ed approvarla all'unanimità, il Parlamento inglese si è espresso per una limitata estensione del periodo previsto dall'articolo 50 del TUE per un periodo che va dai 3 ai 9 mesi;
in caso non si raggiunga, in sede di negoziato con l'Unione europea, un accordo sulla proroga, potrebbe presentarsi l'ipotesi realistica della richiesta inglese di una estensione molto più lunga, e ciò comporterebbe anche l'eventualità di una partecipazione del Regno Unito alle prossime elezioni europee di fine maggio;
come noto, la prospettiva di un "no deal" rischia di avere un impatto molto significativo sull'Italia, sia dal punto di vista commerciale - il Regno Unito si posiziona al quarto posto tra i mercati di destinazione del nostro export, con un valore complessivo dei beni esportati pari a circa 23 miliardi di euro, ed un avanzo commerciale di circa 11 miliardi - sia per la comunità dei connazionali residente nel Regno Unito, la più numerosa, calcolata in circa 700.000 persone, in raffronto con gli altri Paesi europei;
in tema di disinformazione:
al fine di tutelare i propri sistemi democratici e i dibattici pubblici e in previsione delle elezioni europee del 2019, la Commissione ha presentato, alla fine del 2018, congiuntamente all'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, un Piano d'azione congiunto contro la disinformazione (JOIN(2018)36, per contrastarne la diffusione pervasiva in Europa: si tratta di una questione di particolare rilevanza, considerata la natura complessa e plurale del problema, da affrontare anche in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo;
in particolare, il documento della Commissione si concentra su quattro settori chiave, che dovrebbero potenziare le capacità dell'UE e rafforzare la cooperazione con gli Stati membri: un'individuazione più efficace, anche attraverso il ricorso a personale specializzato; una risposta coordinata, attraverso l'istituzione di un apposito sistema di allarme rapido; piattaforme online e industria, chiamate all'attuazione degli impegni assunti nel codice di autoregolamentazione, concentrandosi sulle azioni urgenti in vista delle elezioni europee del 2019; sensibilizzazione e responsabilizzazione dei cittadini, anche attraverso campagne di alfabetizzazione mediatica;
in proposito va osservato come la strategia proposta si concentri essenzialmente sui social media e quindi sulle piattaforme web, facendo solo una breve menzione alla disinformazione praticata sui media tradizionali, nonostante questi ultimi siano ancora la fonte di informazione prevalente per una fascia importante della popolazione;
la diffusione della disinformazione intenzionale, sistematica e su larga scala, rappresenta, in conclusione, una grave sfida strategica per i sistemi democratici degli Stati membri dell'UE e richiede una risposta urgente e coordinata, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali,
impegna il Governo:
1) nell'ambito dell'occupazione, della crescita e della competitività, ad assumere iniziative volte:
a) a seguire con attenzione, tenendo conto dell'attuale fase politica e delle imminenti elezioni europee, l'iter negoziale delle proposte relative al completamento del mercato unico, al mercato unico digitale e all'Unione dei mercati dei capitali, con l'obiettivo di realizzare un mercato unico più equo, in grado di incrementare i benefici concreti per i cittadini europei e sostenere lo sviluppo delle imprese strategiche, anche in base alle specificità produttive dei singoli Stati membri;
b) a promuovere le opportune iniziative volte a rendere il mercato interno compiutamente realizzato nei suoi contenuti competitivi, anche attraverso lo sviluppo di strategie e politiche di sostegno finalizzate a rafforzare le dinamiche della domanda, coerentemente con l'obiettivo di inclusione sociale da raggiungere con una crescita equa, condivisa e sostenibile e con il contrasto alla deflazione salariale;
c) a promuovere la rapida adozione di misure comuni per contrastare, a livello europeo, la delocalizzazione fiscale delle imprese ed in particolare dell'industria digitale e del commercio elettronico, anche attraverso la previsione di misure disincentivanti;
d) ad assumere tutte le opportune iniziative utili a contrastare il fenomeno della disoccupazione, in specie quella giovanile, reperendo e garantendo le dovute risorse per le politiche attive di impiego;
e) a promuovere sistemi di garanzia sociale armonizzati in tutti gli Stati membri dell'Unione europea, strumenti di sostegno al reddito, politiche occupazionali inclusive, servizi universali di assistenza e lotta alla povertà, al fine di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini europei, in controtendenza alle fallimentari politiche neoliberiste e di austerità che difficilmente potranno rilanciare l'economia nazionale e al contempo definire politiche per gli investimenti che sostengano la ricerca, lo sviluppo e sostengano le PMI che rappresentano il reale e principale motore del tessuto produttivo italiano ed europeo;
f) a porre in essere adeguate politiche economiche in cui venga coniugata da un lato la flessibilità economica per il rilancio degli investimenti infrastrutturali e dall'altro la diminuzione strutturale delle tasse sul lavoro, necessarie per la ripresa della produttività e dell'occupazione;
g) nell'ambito della politica industriale, a garantire l'adeguatezza degli strumenti di intervento a sostegno della trasformazione digitale dell'industria, valorizzando il suo contributo alla decarbonizzazione e all'utilizzo di modelli di produzione sempre più circolari, con particolare riguardo alle PMI;
h) a sostenere, in questa fase di transizione verso un'economia altamente innovativa e digitalizzata, le micro e piccole imprese nel rinnovamento dei loro processi produttivi, con particolare riguardo alla tipicità del tessuto economico produttivo italiano, integrandole con quella parte del sistema industriale già interconnessa, quale presupposto per la nascita di filiere produttive altamente tecnologiche e digitalizzate;
i) in tema di strategia per la politica digitale europea, a proseguire nel lavoro avviato dalla Commissione europea, anche attraverso la predisposizione di una serie di misure per una fiscalità omogenea dell'economia digitale e dell'e-commerce, al fine di creare un sistema normativo idoneo a garantire la tassazione dei profitti realizzati dalle multinazionali in questo settore produttivo, sempre più strategico anche per l'economia del nostro Paese, al fine di evitare il dumping fiscale tra Stati membri;
j) a valutare con attenzione e cautela, alla luce della futura evoluzione del quadro politico, e in un clima di dibattito costruttivo e propositivo con le istituzioni e i partner europei, gli impegni contenuti nella Raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro, considerando con attenzione gli impatti di medio-lungo termine delle modifiche istituzionali ivi proposte;
2) nell'ambito dei cambiamenti climatici:
a) a promuovere un orientamento politico europeo sempre più in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, rafforzando le sinergie tra istituzioni europee e Stati membri e, in considerazione della dimensione globale del cambiamento climatico, ad intervenire nelle opportune sedi internazionali per il conseguimento dei medesimi obiettivi;
b) ad avanzare nel processo di definizione delle regole finalizzate a consentire la piena operatività all'Accordo di Parigi e a promuovere la strategia a lungo termine dell'UE per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, attraverso soluzioni realistiche e concrete a tutti i livelli, dal nazionale, al regionale al globale;
c) a dare la giusta attenzione alle opportunità economiche connesse all'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra, in termini di occupazione e competitività, in grado di supportare le aziende che hanno già messo in atto una transizione green, o a sostenere quelle aziende che manifestano l'intenzione di effettuare una transizione in tal senso, anche promuovendo lo scambio di buone pratiche;
d) a garantire una programmazione a lungo termine certa e con obiettivi stabili alle imprese europee, volta ad accelerare una transizione green, in grado di rendere fattibile l'adozione delle nuove opzioni tecnologiche che offre il mercato e permetterne la pianificazione nel tempo degli sforzi economici e del costo di lavoro a carico dell'impresa;
e) a sollecitare tutti gli altri Stati membri affinché l'Unione europea si ponga obiettivi sempre più ambiziosi nel contrasto ai cambiamenti climatici, con impegni chiari e puntuali per la riduzione delle emissioni inquinanti e per l'avvio di una nuova politica industriale che punti alla decarbonizzazione e alla defossilizzazione;
f) a prestare massima attenzione ai benefici ambientali, sociali ed economici connessi all'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas clima alteranti e a rafforzare il percorso di coerenza tra la trasposizione interna dell'Agenda 2030 e gli altri strumenti di programmazione, in particolare quelli strategici, finanziari e del Semestre europeo per il post-2020, tenuto conto del contributo fornito dall'Italia per il tramite della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile;
g) a promuovere l'adozione di misure comuni finalizzate all'aumento della resilienza urbana, attraverso linee guida e buone pratiche per accrescere la capacità di ciascuno Stato membro di affrontare e prevenire l'impatto del cambiamento climatico;
h) a mettere in atto sistemi di mobilità sostenibile a livello urbano ed extraurbano, promuovendo e incentivando soluzioni efficienti dal punto di vista energetico e sostenibili dal punto di vista economico e ambientale per il trasporto efficace e sicuro di beni e persone, sia a breve che a lunga distanza, e a promuovere la creazione di una rete infrastrutturale moderna e affidabile;
i) ad adottare iniziative utili a salvaguardare le foreste naturali e ad assumere interventi in favore della forestazione;
j) a favorire un cambio di paradigma del sistema economico, facilitando una trasformazione economica radicale e sbloccando azioni a sostegno di alternative tecnologiche innovative, in un quadro di circular economy, che possa rilanciare la competitività dell'Unione europea e dei suoi Stati membri nel mercato internazionale; in tale contesto, ad assumere iniziative per accrescere la cultura del riuso e del riciclo, finalizzata alla progressiva riduzione del rifiuto, nel perseguimento di un modello di economia circolare;
k) a garantire la coerenza degli obiettivi di riduzione delle emissioni con strategie della politica industriale, tutelando la sicurezza degli investimenti per sostenere e sfruttare il grande potenziale di ricerca e innovazione;
l) a incentivare un ruolo attivo e consapevole dei consumatori e a promuovere una educazione mirata e moderna dei giovani verso una coscienza green e sostenibile;
m) a promuovere nelle sedi europee un dibattito sull'adozione di una "green rule" che consenta di scorporare dai saldi calcolati ai fini del rispetto delle regole fiscali gli investimenti pubblici e le altre forme di sostegno pubblico indirizzati al perseguimento della sostenibilità climatica e ambientale;
3) nell'ambito delle relazioni esterne:
a) nel contesto delle relazioni con la Repubblica popolare cinese, ad assumere ogni utile iniziativa volta a promuovere le opportunità di dialogo e di cooperazione costruttivi nell'arena internazionale sui temi di interesse comune - come la sicurezza, la lotta al terrorismo e la sicurezza informatica, la cooperazione per la pace, i cambiamenti climatici con un'auspicabile progressiva diminuzione da parte della Cina delle proprie emissioni entro il 2030 in linea con gli accordi di Parigi e un rafforzamento degli investimenti nelle energie rinnovabili e di riconversione industriale eco-sostenibile, l'energia, gli oceani e l'efficienza delle risorse, incluso il tema della lotta agli stupefacenti - nel rispetto del diritto internazionale, della democrazia, dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori e delle libertà fondamentali, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite e alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nonché ad altri strumenti internazionali firmati o ratificati da entrambe le parti;
b) l'Italia si faccia promotrice, presso le istituzioni competenti dell'Unione, nell'ambito del partenariato tra la Cina e la UE, della tutela degli interessi strategici e dei propri cittadini;
c) a difendere altresì nelle opportune sedi istituzionali gli interessi economici e politici dell'Italia e dell'Unione, promuovendo la tutela del made in Italy e al contempo il multilateralismo e una governance globale basata sul rispetto del diritto internazionale;
d) alla luce dei recenti sviluppi sulla Brexit, in particolare alla richiesta da parte del Regno Unito di estensione dei tempi di recesso dall'Unione, ad intervenire in sede di Consiglio europeo affinché si assicuri anche nell'ipotesi di un "no deal", la salvaguardia dei diritti acquisiti, a tutela di tutti i cittadini europei e a garanzia delle relazioni commerciali e finanziarie;
e) ad adoperarsi per garantire la piena tutela dei diritti acquisiti anche in caso di no deal sulla Brexit, a tutela di tutti i cittadini, sia britannici in Italia, sia italiani in Gran Bretagna, nonché a garanzia della stabilità finanziaria, e della continuità operativa dei mercati e del settore bancario e finanziario;
f) a intensificare i lavori, a tutti i livelli, per prepararsi alle conseguenze di un recesso del Regno Unito senza accordo, prendendo in considerazione tutti gli esiti possibili, compresa la possibilità di dover ricorrere ad accordi bilaterali nell'ipotesi di un "no deal";
4) nell'ambito della lotta alla disinformazione:
a) a porre in essere le opportune iniziative per promuovere un approccio strategico, multidimensionale e di ampio respiro nei confronti del fenomeno della lotta alla disinformazione, che affronti la dimensione interna e quella esterna, prestando uguale attenzione a tutti i media, compresi quelli tradizionali, e che non trascuri i delicati profili di necessaria garanzia della libertà di informazione e più in generale di espressione del pensiero, fondamento essenziale delle democrazie europee;
b) a valutare con attenzione, tenendo costantemente informato il Parlamento, il piano d'azione congiunto contro la disinformazione presentato dalla Commissione europea, in particolare per quanto attiene alla selezione del personale indipendente specializzato nella verifica delle informazioni (independent fact checkers), e alla valutazione trasparente e democratica del suo operato, allo scopo di scongiurare distorsioni ideologiche e il soffocamento del pluralismo, così da potenziare ulteriormente le capacità dell'UE e le risposte coordinate e congiunte tra l'Unione e gli Stati membri, per intensificare gli sforzi volti a contrastare la disinformazione in Europa e al di là dei suoi confini.
(6-00052)
PUCCIARELLI, LOREFICE, BONFRISCO, Simone BOSSI, CASOLATI, ANGRISANI, DI MICCO, GAUDIANO, GIANNUZZI, LICHERI, RICCIARDI.