• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00061    premesso che:     il Consiglio europeo del 21-22 marzo 2019 svolgerà i seguenti temi all'ordine del giorno: stato dei negoziati sulla Brexit; occupazione, crescita e...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00061presentato daGELMINI Mariastellatesto diMartedì 19 marzo 2019, seduta n. 144

   La Camera,
   premesso che:
    il Consiglio europeo del 21-22 marzo 2019 svolgerà i seguenti temi all'ordine del giorno: stato dei negoziati sulla Brexit; occupazione, crescita e competitività; cambiamenti climatici; relazione esterne, con particolare riferimento al Vertice UE – Cina del 9 aprile 2019 i progressi nella lotta alla disinformazione e la necessità di proteggere l'integrità democratica delle elezioni europee e nazionali in tutta l'Unione europea;
    il Consiglio europeo di marzo 2019 si colloca in una fase di fine mandato della Commissione europea, in prossimità delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti conflitti fra i più grandi attori globali e che vede, sul versante economico, un rallentamento della crescita in tutta Europa;
    nell'Unione persistono notevoli squilibri regionali e sociali e il tasso di disoccupazione è ancora oltre il 10 per cento in alcuni Stati membri. Il quadro macroeconomico è ulteriormente complicato dalle previsioni di rallentamento dell'economia tedesca, causato principalmente dalla frenata del mercato automobilistico, con cui, storicamente, l'economia italiana è strettamente collegata. L'Italia, in tale contesto, mostra, tuttavia, i dati peggiori di tutta l'Unione europea, avviandosi verso una nuova e preoccupante recessione: secondo le recenti stime dell'Ocse, il nostro Paese registra per il 2019 una flessione del Pil pari allo 0,2 per cento collocandosi agli ultimi posti della classifica dei paesi che cresceranno meno;
    per quanto riguarda la Brexit, il Consiglio europeo discuterà sullo stato nei negoziati per il processo di recesso del Regno Unito dall'Unione europea e potrebbe valutare l'eventuale richiesta del Governo del Regno Unito, di un'estensione del periodo di due anni previsto dall'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea; il rischio di un «no deal» peserà sulle conclusioni del vertice dei leader europei, anche per l'esito di alcune votazioni decisive che negli ultimi giorni si sono succedute nel Regno Unito;
    il 15 gennaio 2019 la Camera dei Comuni britannica ha respinto l'accordo di recesso dall'Unione europea e il 16 gennaio 2019 ha respinto la mozione di sfiducia al Governo, presentata dal leader nell'opposizione Jeremy Corbyn;
    il 12 marzo 2019 ha bocciato la dichiarazione sul quadro delle future relazioni tra Unione europea e Regno Unito e degli atti aggiuntivi concordati tra Unione europea e Regno Unito – accordo di ritiro siglato dalla Premier Teresa May e il capo negoziatore Brexit per l'Unione europea, Michel Barnier, ed aggiornato dopo l'ulteriore round di negoziati con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker;
    il 13 marzo 2019 la Camera dei Comuni ha approvato la mozione del Governo, in versione emendata, a seguito dell'approvazione dell'emendamento della deputata conservatrice Caroline Spelman, laddove afferma che il Regno unito non potrà recedere dall'Unione europea senza un accordo in ogni tempo e circostanza – un indirizzo importante anche se l'emendamento non ha natura vincolante. Secondo tale mozione l'estensione dovrebbe avere una durata limitata al 30 giugno 2019, in caso di approvazione di un accordo entro il 20 marzo 2019, ovvero, in caso contrario, una durata da definire in seno al Consiglio, tale comunque da prevedere la partecipazione del Regno Unito alle elezioni europee;
    il 14 marzo 2019 con una decisione volta ad evitare il peggio, è stata approvata la mozione che richiede un'eventuale estensione del periodo previsto dall'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea, in scadenza il 29 marzo 2019; tale decisione consentirà di aprire uno spiraglio e autorizzare alla richiesta all'Unione europea per un rinvio alla Brexit, con l'obiettivo di riproporre, per la terza volta, al voto di ratifica del Parlamento l'accordo di divorzio raggiunto con Bruxelles;
    su proroga e rinvio della Brexit, rispetto alla data fissata del 29 marzo 2019, ex articolo 50 Tue, i Capi di Stato e di Governo dell'Unione dovranno decidere durante il Consiglio europeo di marzo 2019, per la cui approvazione è richiesta l'unanimità; il medesimo articolo 50 del Tue prevede che l'accordo sia concluso a nome dell'unione dal Consiglio dell'Unione europea, che delibera a maggioranza qualificata, previa approvazione del Parlamento europeo; è probabile che il Consiglio europeo chiederà una chiara motivazione per tale estensione al fine di determinarne la durata, tenendo conto che una proroga che andasse oltre la data per lo svolgimento delle elezioni del Parlamento europeo comporterebbe la partecipazione a tali elezioni anche del Regno Unito;
    di fronte alle crescenti difficoltà interne alla maggioranza di governo britannica e alle incertezze circa un'uscita ordinata e concordata tra Regno Unito ed Unione europea, è necessario prepararsi anche allo scenario peggiore; in caso di no deal il nostro Paese dovrà tutelare innanzi tutto gli interessi e i diritti dei circa 700 mila cittadini italiani che vivono nel Regno Unito e affrontare altre complesse questioni, quali l'integrità del mercato unico e dell'unione doganale;
    il Ministro degli affari esteri Moavero Milanesi, in occasione dell'audizione parlamentare del 14 marzo 2019, ha confermato l'attenzione da parte dell'Esecutivo, anche mediante la previsione di un'unità di crisi che coinvolge tutti i ministeri e le amministrazioni, per affrontare, in extremis, le situazioni che meritano le soluzioni più urgenti: tutela dei cittadini, delle imprese, la sicurezza, la continuità operativa dei mercati e del settore bancario e finanziario;
   per quanto riguarda i temi dell'occupazione, crescita e competitività:
    la discussione sarà incentrata sul futuro sviluppo del mercato unico, dell'Unione dei mercati dei capitali, della politica industriale e della politica digitale europea in preparazione della prossima agenda strategica, insieme alle indicazioni circa le priorità per il semestre europeo 2019, comprensive delle raccomandazioni da approvare sulla politica economica della zona euro;
    i leader europei dovrebbero accordarsi su una strategia globale e di lungo periodo in materia di politica industriale, per rafforzare il vantaggio competitivo dell'Unione attraverso un processo di modernizzazione, sviluppo, crescita e in favore di nuovi posti di lavoro. In tale direzione, occorre indicare le priorità su temi chiave, quali l'intelligenza artificiale (tenendo conto dei suoi impatti a breve e a lungo termine), la trasformazione digitale, sfruttando appieno il potenziale della digitalizzazione anche nei servizi, mettendo al centro le potenzialità dello sviluppo dell'industria della difesa comune;
    sotto il profilo della competitività, occorre che il legislatore europeo prosegua nel sostegno al contesto imprenditoriale, in particolare in favore di piccole e medie imprese e start-up, mediante misure che facilitino l'accesso ai finanziamenti, la semplificazione delle procedure amministrative, la promozione dell'innovazione, la rimozione delle barriere che ostacolano i flussi transfrontalieri di prodotti, manodopera, capitali e servizi; contestualmente, occorre consolidare la base scientifica e tecnologica dell'industria europea, accrescendo la sua competitività internazionale, anche mediante programmi come Orizzonte Europa e i programmi spaziali dell'Unione europea che grazie all'Agenzia spaziale europea possono rappresentare un volano fondamentale nel quadro della ricerca e dell'innovazione nell'Unione;
    sotto il profilo del mercato unico, occorre assicurarne la piena funzionalità, mediante la rimozione delle barriere alla circolazione transfrontaliera di beni, della manodopera, dei servizi e dei capitali, con una risposta efficace alle pratiche commerciali sleali. A tal fine, occorre compiere progressi considerevoli per l'attuazione di iniziative quali il « New deal per i consumatori», il regolamento sul programma per il mercato unico, il regolamento sulle relazioni piattaforme/imprese, insieme alle iniziative nel campo del diritto d'autore, tra cui rileva il negoziato finale per la direttiva sul copyright, promuovendo la creazione di un mercato unico digitale;
    la Commissione Junker aveva già indicato le sue linee guida in materia di politica industriale europea, sia nell'ambito delle 10 priorità della commissione Ue, sia nei successivi documenti: «Rendere più forte l'industria europea: iniziative chiave della Commissione», «Una strategia olistica e una forte partnership in una nuova era industriale», Una strategia di politica industriale rinnovata per l'Europa;
    tuttavia, occorre che a tali dichiarazioni di intenti segua un'efficace implementazione, prendendo atto che, di fronte ai rallentamenti dell'economia a livello globale, all'inasprimento dei conflitti nelle relazioni internazionali a livello commerciale (Usa-Cina-Russia), e al ritorno a politiche protezioniste e ai dazi, l'Unione europea nei prossimi anni rischia di perdere forza, autorevolezza e il suo ruolo di attore globale, se non inverte la rotta con una visione strategica di lungo periodo, incentrata proprio sullo sviluppo di competitività, innovazione, crescita e sviluppo;
    va segnalato che sullo sviluppo di una politica industriale Unione europea è stato presentato di recente il piano franco-tedesco, un manifesto industriale quale prima declinazione politica di un rapporto privilegiato tra i due Stati, suggellato dall'accordo di Aquisgrana, firmato a gennaio 2019, un piano per guidare il rilancio della politica industriale Unione europea che ripropone l'idea di un'Europa «a due velocità», il cui motore rimanendo l'asse franco-tedesco finisce ad avviso dei firmatari del presente atto per marginalizzare altri Paesi, a cominciare dall'Italia, un Paese membro fondatore che rappresenta pur sempre il secondo, paese manifatturiero d'Europa;
    tale piano mira ad impedire, nelle intenzioni, la concorrenza sleale fra i grandi colossi, Usa e Cina; cronologicamente si colloca all'indomani della bocciatura da parte della Commissione della fusione fra le due grandi aziende ferroviarie Alstom, e Siemens per la creazione dell'Airbus dei treni, un accordo che secondo i promotori francesi e tedeschi, avrebbero dovuto competere contro una presunta concorrenza del colosso pubblico cinese;
    preoccupa l'orientamento contenuto nel suddetto piano, in favore di un cambiamento delle norme antitrust, secondo cui in alcuni casi i leader degli Stati membri possano «superare definitivamente le decisioni della Commissione», «esplorando l'idea di un coinvolgimento temporaneo di soggetti statali in settori specifici» – nei fatti cambiando gli equilibri istituzionali tra Commissione e Consiglio Unione europea, ridimensionando i poteri della Commissione in favore di quest'ultimo;
    in tema di concorrenza, che costituisce una competenza esclusiva dell'Unione europea, in base alle norme dei Trattati che definiscono le relative regole come necessarie al funzionamento del mercato interno, rileva la recente audizione, svolta alla Camera il 5 marzo 2019 (nelle Commissioni congiunte 3a, 6a, 10a e 14a Senato con III, VI, X e XIV), nel corso della quale la Commissaria europea per la Concorrenza, Margrethe Vestager ha ribadito come «gli aiuti di Stato non possano consentire di dare a un'impresa un vantaggio a scapito delle altre» e che (...) «non si possono accettare accordi segreti per definire i prezzi»;
    anche a partire dalle politiche sullo sviluppo dell'industria europea e del mercato interno, occorre lavorare per scelte condivise, senza fughe in avanti da parte di alcuni Stati che, anche se con le migliori intenzioni, rischiano di essere controproducenti e suscitare reazioni opposte a quelle desiderate, trasformando un auspicato effetto «trainante» e di stimolo, in «totalizzante» e paralizzante; mentre la fase attuale richiederebbe un'azione comune più decisa verso il compimento di una maggiore integrazione anche politica della Unione europea, condizione ineludibile per governare l'interdipendenza in un mondo globalizzato, le cui sfide non potranno essere affrontate dalle sole e limitate dimensioni nazionali. In tale contesto, è precipuo interesse dell'Italia farsi capofila di un nuovo percorso condiviso che allontani il mai sopito rischio di un futuro dell'Unione europea a differenti velocità;
   per quanto riguarda i cambiamenti climatici:
    la discussione sugli orientamenti generali e sulle priorità politiche dovrà consentire all'Unione europea di presentare una strategia a lungo termine entro il 2020, in linea con l'accordo di Parigi;
    il tema dei cambiamenti climatici è connesso con quello della promozione degli investimenti e l'innovazione per le tecnologie pulite e con quello delle fonti energetiche sostenibili e accessibili;
    l'Unione e i suoi Stati membri hanno firmato sia la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) sia il Protocollo di Kyoto e il nuovo accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, cui ha fatto seguito la XXI Conferenza delle Parti (COP21), con l'obiettivo di regolare il periodo post-2020;
    il primo pacchetto di misure dell'Unione europea per il clima e l'energia è stato adottato nel 2008 e ha fissato obiettivi per il 2020. L'Unione sta compiendo passi avanti nella realizzazione di tali obiettivi, ma per fornire maggiori certezze agli investitori è necessario un quadro integrato di politica climatica ed energetica a orizzonte 2030, prevedendo misure volte a rendere l'economia e il sistema energetico dell'Unione europea più competitivi, sicuri e sostenibili, incoraggiando gli investimenti nelle tecnologie verdi, per accrescere nuovi sistemi produttivi, la competitività dell'Europa, con nuove professionalità e posti di lavoro;

    gli interventi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, ritenuti una priorità per l'Unione europea dovranno trasformare l'Europa in un'economia con un'efficienza energetica elevata e a basse emissioni di carbonio. L'Unione si è inoltre posta l'obiettivo di ridurre entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra dell'80-95 per cento rispetto ai livelli del 1990;
    di particolare urgenza è la riforma sul sistema di scambio di quote di emissione dell'Unione europea (EU ETS) – un sistema che limita a livello Unione europea i quantitativi di gas a effetto serra che possono essere emessi da determinati settori industriali. In considerazione del fatto che la crisi economica ha portato a un calo della domanda di tali quote, creando un'ingente eccedenza di mercato, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno recentemente adottato una decisione volta a creare una riserva stabilizzatrice del mercato per l'EU ETS, per rendere il sistema più resiliente agli squilibri tra offerta e domanda di quote di emissione, operativa a partire dal 1o gennaio 2019. La Commissione ha presentato anche una proposta per un'ampia revisione dell'EU ETS, primo passo legislativo per l'attuazione dell'impegno di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra almeno del 40 per cento entro il 2030 a livello interno:
    in tema di lotta alla disinformazione e alla necessità di proteggere l'integrità democratica delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo in tutta l'Unione europea occorre prevedere una serie di interventi per assicurare che le prossime elezioni europee e nazionali siano libere e regolari;
    la dimensione globale della problematica rende necessario un intervento europeo efficace e coordinato e dotato di risorse adeguate sulla base di una valutazione delle minacce, nel rispetto del principio della libertà di espressione – che include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera – nonché della libertà dei media e del loro pluralismo;
    il Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre 2018 ha ribadito che la diffusione della disinformazione intenzionale, sistematica e su larga scala – anche collocata all'interno di una più ampia guerra ibrida – rappresenta una sfida strategica e prioritaria per i nostri sistemi democratici; nel medesimo vertice ha invitato l'Alto rappresentante e la Commissione a presentare uno specifico piano d'azione per una risposta coordinata dell'Unione europea al problema della disinformazione, comprensive di mandati appropriati e risorse sufficienti, in modo da potenziare le capacità dell'Unione europea, rafforzare le risposte coordinate, accrescere la resilienza della società alla disinformazione, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e fondativi dell'Unione,

impegna il Governo

   1) con riferimento a competitività, crescita e occupazione:
    a) a sostenere la necessità di costruire un'Europa competitiva, che promuova l'efficienza, l'intelligenza, la solidarietà, che garantisca lo sviluppo, l'occupazione e il merito, quale unica risposta per far competere l'Unione nelle difficili sfide a livello globale;
    b) a spingere verso un concreto rilancio della crescita e dell'occupazione in tutta l'Unione, mettendo in campo i diversi strumenti economici, necessari per realizzare gli investimenti strategici a livello europeo;
    c) a sostenere le politiche europee in favore della ricerca e dell'innovazione, del mercato unico digitale, con particolare attenzione alla fiscalità in ambito digitale;
    d) a sostenere iniziative di politica industriale europea, con particolare riguardo alla manifattura e al mondo delle piccole e medie imprese, e al loro determinante ruolo nella creazione di posti di lavoro;
    e) ad attivarsi affinché nella nuova programmazione nell'ambito del Quadro finanziario pluriennale europeo 2021-2027, non vengano sottratte le risorse, atte a proteggere e a integrare le componenti più deboli della società e destinate alla crescita di regioni e territori, molti dei quali, appartengono al nostro Paese, che necessitano di politiche di sviluppo e convergenza, scongiurando il rischio di una riduzione degli stanziamenti per le politiche di coesione, ribadendo la centralità dei fondi strutturali europei, in favore di progetti e investimenti a carattere strutturale finalizzati a correggere gli squilibri sia tra gli Stati membri che al loro interno, nonché di collegamento diretto tra l'Unione europea e le sue regioni e città, contrastando con determinazione le proposte di riduzione dei finanziamenti per la Pac, che colpiscono in particolar modo la nostra agricoltura di qualità;
    f) a rafforzare il ruolo del settore agricolo, agro-alimentare e ittico attraverso più efficaci misure di tutela della qualità, di lotta al fenomeno delle contraffazioni e di «sburocratizzazione» degli adempimenti che ostacolano lo sviluppo del settore;
   2) con riferimento ai cambiamenti climatici:
    a) a favorire l'adozione di più efficaci misure volte a fronteggiare i cambiamenti climatici e le catastrofi naturali, attraverso politiche adattive al cambiamento climatico;
    b) ad affrontare con decisione l'aggravamento della crisi climatica globale, che desta allarme nella comunità scientifica internazionale, come confermato dal rapporto dell'IPCC (International panel on climate change) di ottobre 2018, appoggiando misure efficaci e misurabili per contenere l'aumento della temperatura e ridurre le emissioni di CO2, atte a scongiurare le conseguenze che, in assenza di interventi, potrebbero rivelarsi irreversibili per il pianeta;
    c) a sostenere tutti gli interventi a livello europeo che favoriscano buone pratiche, in particolare in favore dello sviluppo dell'economia circolare, per l'efficienza e il risparmio energetico, incentivando le attività imprenditoriali improntate al raggiungimento di tali obiettivi;
    d) a rilanciare l'Italia, anche in vista della prossima conferenza sul clima, COP 26 del 2020, come Paese leader di tali sfide, tenendo conto che la nostra intera penisola, dalle Alpi ai territori costieri, sta subendo le conseguenze più preoccupanti dei mutamenti climatici in atto nel Mediterraneo;
   3) con riferimento alla lotta alla disinformazione:
    a) sostenere il piano d'azione Unione europea contro la disinformazione online, per condividere ogni iniziativa finalizzata alla lotta alla cybercriminalità, alle attività criminali connesse agli attacchi contro i sistemi di informazione, ad accelerare l'adozione di adeguati strumenti volti ad assicurare che le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo si svolgano in un clima di leale e pacato confronto politico, contrastando campagne di disinformazione e di utilizzo illegale di dati personali, preservando, al contempo, il rispetto dei diritti fondamentali quali la libertà di espressione e di stampa tutelati dalla Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;
   4) con riferimento alla Brexit:
    a) ad attivarsi, sia nell'ambito del Consiglio europeo di marzo 2019 che nell'ambito dei rapporti bilaterali, in favore di un'uscita ordinata, concordata e amichevole con la Gran Bretagna, scongiurando i rischi di un «no deal» che comporterebbe ingenti danni per l'economia sia britannica che europea e che trasformerebbe il Regno Unito nei rapporti con la Unione europea alla stregua di un Paese terzo;
    b) ad affrontare, in caso di accoglimento della richiesta di estensione dell'articolo 50 Tue, tutte le implicazioni di carattere giuridico-istituzionale connesse alla prossima scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo;
    c) a intervenire con tempestività, in caso di uno scenario «no deal», al fine di adottare tutte le misure di competenza del nostro Paese volte a garantire i diritti dei connazionali che vivono nel Regno Unito, comprendente anche la richiesta di una semplificazione delle procedure burocratiche, a che queste siano accessibili e non esclusivamente digitalizzate, a tutela delle categorie più vulnerabili o meno colte, e a predisporre tutte le misure atte a tutelare le imprese, il settore bancario, i servizi finanziari e il commercio;
    d) a favorire un'uscita ordinata che non pregiudichi il livello dei rapporti commerciali esistenti fra Italia e Gran Bretagna, con particolare attenzione alla tutela delle indicazioni geografiche nell'agro-alimentare, una tutela che nel testo dell'accordo di recesso appare garantita per il periodo di transizione potenzialmente anche nella prospettiva di future relazioni commerciali (il più alto numero di indicazioni geografiche protette nella Unione europea sono italiane), nonché al mantenimento di un solido rapporto bilaterale in materia di sicurezza, difesa e nel contrasto al terrorismo internazionale.
(6-00061) «Gelmini, Occhiuto, Valentini, Rossello, Bergamini, Orsini, Battilocchio, Marrocco, Pettarin, Ruggieri, Elvira Savino, Sibilia, Vietina, Lupi, Tondo, Colucci, Sangregorio».