• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/01629 (5-01629)



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-01629presentato daFIDANZA Carlotesto diMercoledì 6 marzo 2019, seduta n. 137

   FIDANZA, CIABURRO e ROTELLI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   all'articolo 45, comma 2, lettera a), del decreto legislativo n. 177 del 2005 («testo unico della radiotelevisione») viene espressamente specificato che il servizio pubblico radiotelevisivo deve garantire obbligatoriamente «la diffusione di tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche di pubblico servizio della società concessionaria con copertura integrale del territorio nazionale»;

   in data 27 luglio 2017 è stato approvato lo schema di convenzione stipulata tra il Ministero dello sviluppo economico e la Rai spa, in qualità di società concessionaria dell'esercizio del servizio pubblico radiotelevisivo. Fra gli obblighi imposti alla società concessionaria è espressamente indicato nel contratto di servizio 2018-2022 che la Rai spa deve «garantire la fornitura del servizio pubblico... assicurando la ricevibilità gratuita del segnale al 100 per cento della popolazione»;

   nonostante gli obblighi sopracitati, innumerevoli cittadini piemontesi vivono da anni il disagio causato dai problemi di ricezione del segnale Rai o dalla mancanza totale dello stesso. Troppe infatti sono ancora le case e gli esercizi commerciali che soffrono di lunghissimi periodi di totale o parziale oscuramento dei canali Rai. Le cifre della statistica condotta dal Corecom sono infatti impietosi. Tra comuni montani e collinari, la percentuale di chi non riesce a vedere la televisione è del 19 per cento, mentre va lievemente meglio (13 per cento) nei comuni «parzialmente montani». Alcune delle situazioni più gravi però, riguardano la valle di Lanzo (20 per cento) e la Valsusa, dove il segnale Rai è un mistero per il 26 per cento degli abitanti, mentre si sale addirittura al 32 per cento tra i comuni dell'alta Langa, al 41 per cento tra i comuni del Monviso, fino al clamoroso 58 per cento della Valle Elvo;

   è senza dubbio assurdo, al netto delle cause che generano il mancato servizio, che ai cittadini piemontesi, che pagano regolarmente il canone Rai, venga negato un servizio pubblico così essenziale. L'iniquità che subiscono da anni gli utenti dei comuni piemontesi è gravissima. Questi ultimi, infatti, non potendo usufruire direttamente dei servizi offerti dalle tre emittenti pubbliche, sono molto spesso costretti al pagamento di costi extra legati alla ricezione dei servizi satellitari o alla costruzione di linee via cavo private –:

   quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di competenza e in coordinamento con gli enti territoriali interessati, al fine di garantire alle popolazioni ivi residenti l'accesso completo al segnale radiotelevisivo, anche valutando, in considerazione dei disagi subiti dai cittadini dei comuni piemontesi, la possibilità di sospendere il pagamento del canone Rai fintanto che non sia garantito il servizio di trasmissione.
(5-01629)