• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.7/00203 (7-00203) «Varchi, Osnato, Delmastro Delle Vedove».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00203presentato daVARCHI Maria Carolinatesto diMartedì 5 marzo 2019, seduta n. 136

   La II e VI Commissione,

   premesso che:

    il decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, coordinato con la legge di conversione 17 dicembre 2018, n. 136, recante: «Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria», all'articolo 9-bis (Disposizioni in materia di sanzioni per assegni senza clausola di non trasferibilità) stabilisce:

     «All'articolo 63 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, dopo il comma 1 è inserito il seguente:

   “1-bis. Fermo quanto previsto dal comma 1, per le violazioni di cui all'articolo 49, comma 5, relative a importi inferiori a 30.000 euro, l'entità della sanzione minima è pari al 10 per cento dell'importo trasferito in violazione della predetta disposizione. La disposizione di cui al presente comma si applica qualora ricorrano le circostanze di minore gravità della violazione, accertate ai sensi dell'articolo 67.”;

   2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche ai procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto»;

    l'introduzione del predetto comma 1-bis ha modificato pertanto il regime sanzionatorio riguardante il soggetto che trae assegni privi della clausola di non trasferibilità;

    ciò ha consentito di riportare in un alveo di ragionevolezza la misura della sanzione che risultava oltremodo pesante per tutte quelle violazioni – la quasi totalità – di modesta entità;

    mentre in precedenza la sanzione prevista andava infatti da 3.000 euro a 50.000 euro indipendentemente dall'importo trasferito in violazione della disposizione, ora per le violazioni relative a importi inferiori ad euro 30.000 la sanzione è fissata nella misura del 10 per cento dell'importo trasferito;

    il citato decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, nulla dice invece in ordine al comma 5 dello stesso articolo 63 che punisce con una sanzione pecuniaria da euro 3.000 ad euro 15.000 le violazioni dell'obbligo di cui all'articolo 51, comma 1, dello stesso decreto legislativo n. 231 del 2007 e cioè la violazione dell'obbligo di comunicazione al Ministero dell'economia e delle finanze delle infrazioni alla quale sono tenuti i destinatari del decreto che ne hanno notizia in relazione ai loro compiti di servizio;

    di fatto, con riguardo al trasferimento di somme di denaro con l'utilizzo di assegni, destinatari della norma sono le banche, ma destinatari ultimi della sanzione sono in realtà gli operatori che negoziano i titoli atteso che in base all'articolo 6, commi 3 e 4, della legge n. 689 del 1981 «se la violazione è commessa dal rappresentante o dal dipendente di una persona giuridica o di un ente privo di personalità giuridica o, comunque, di un imprenditore nell'esercizio delle proprie funzioni o incombenze, la persona giuridica o l'ente o l'imprenditore è obbligato in solido con l'autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta. Nei casi previsti dai commi precedenti chi ha pagato ha diritto di regresso nei confronti dell'autore della violazione»;

    il regime sanzionatorio previsto per le violazioni dell'obbligo di cui al citato articolo 51, comma 1, del decreto legislativo n. 231 del 2007 (da un minimo di 3.000,00 euro sino a un massimo di euro 15.000,00) impedisce per violazioni di modesto ammontare il rispetto del principio di proporzionalità della sanzione;

    detto principio di proporzionalità, si rammenta, è richiamato, in tema di antiriciclaggio, anche dalla direttiva dell'Unione europea n. 2015/849 che, all'articolo 58, paragrafo 1, stabilisce che le sanzioni devono essere «efficaci, proporzionate e dissuasive»;

    la clausola di non trasferibilità è obbligatoria per gli assegni tratti per importi pari o superiori ad euro 1.000 e pertanto la violazione dell'obbligo di segnalazione del trasferimento può comportare – anche applicando la misura minima – sanzioni almeno pari al 300 per cento (ed anche maggiori) della somma trasferita;

    si presume che per il «riciclaggio dei proventi di attività criminose» ed il «finanziamento del terrorismo» vengano utilizzati canali diversi dall'utilizzo di assegni «liberi» di modesto importo;

    il regime sanzionatorio mantenuto al comma 5 dell'articolo 63 del decreto legislativo n. 231 del 2007 per le violazioni dallo stesso previste all'articolo 51, comma 1, appare pertanto ingiustificato – alla luce delle sopra citate modifiche invece apportate dal decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 – e vessatorio per il mancato rispetto del principio di proporzionalità,

impegnano il Governo

ad adottare iniziative per estendere anche alle violazioni di cui all'articolo 51, comma 1, del decreto legislativo n. 231 del 2007 il regime sanzionatorio in virtù del quale per le violazioni relative a importi inferiori ad euro 30.000 la sanzione è fissata nella misura del 10 per cento dell'importo oggetto della violazione.
(7-00203) «Varchi, Osnato, Delmastro Delle Vedove».