• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/01597 (5-01597)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01597presentato daMURONI Rossellatesto diMartedì 5 marzo 2019, seduta n. 136

   MURONI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

   per anni cittadini e associazioni ambientaliste hanno denunciato i malesseri causati dalle emissioni nauseabonde del polo industriale di Priolo-Augusta. L'iniziativa della procura della Repubblica di Siracusa, che con l'inchiesta «No Fly» nei giorni scorsi ha ottenuto il sequestro preventivo degli impianti Versalis e Sasol e dei depuratori IAS e TAF e sottoposto ad indagini 19 persone, consentirà anche di comprendere la fondatezza di queste denunce;

   da quanto scaturito finora dal lavoro della procura e dei suoi periti emergerebbero alcuni problemi nella conduzione delle attività industriali mai seriamente presi in considerazione e, in particolare, sia la omessa adozione delle migliori tecnologie sia la mancata messa in opera di soluzioni impiantistiche e strutturali, quali la copertura delle vasche acque oleose e i sistemi di captazione dei vapori di idrocarburi ai terminali di caricazione/discarica, con ciò causando l'emissione di alte concentrazioni di sostanze tossiche, maleodoranti e cancerogene come l'H2S (idrogeno solforato), gli Nmhc (idrocarburi non metanici) e il benzene con picchi di 90 µg/m3 (microgrammi/metrocubo) per i primi, di quasi 4000 µg/m3 per i secondi e di 500 µg/m3 per il cancerogeno benzene;

   emergerebbe inoltre il mancato rispetto delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni integrate ambientali (Aia) e dunque una gestione degli impianti non conforme alle prescrizioni stesse. Al di là dei profili di rilevanza penale sarebbero gravi le responsabilità del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare se, come si ipotizza, alcune Aia non riportavano le prescrizioni delle BAT (Best available techniques) pur dovute per legge e non erano aggiornate alle direttive europee in materia. Altrettanto gravi potrebbero essere quelle della regione siciliana che per troppi anni ha tergiversato con il piano di tutela della qualità dell'aria, non mettendo a disposizione uno strumento fondamentale di tutela;

   si è così determinata una massa di emissioni convogliate, fuggitive e diffuse che, sin dall'insediamento del polo industriale, rende l'aria di questa zona più scadente rispetto a quelle distanti e, soprattutto, ha effetti dannosi sulla salute umana;

   Legambiente Sicilia insieme ai circoli di Augusta, Siracusa e Priolo, da oltre un decennio, segnala il pesante contributo di emissioni inquinanti che proviene dalle navi che sostano ed operano nei porti di Augusta e Siracusa. Proprio qualche giorno fa Legambiente Sicilia, insieme ai circoli di Augusta, Siracusa e Priolo, ha ufficialmente raccomandato alle autorità portuali e alle capitanerie di porto dell'isola di vigilare e applicare rigorosamente la normativa riguardante il cambio del combustibile in porto e di attivarsi per l'elettrificazione delle banchine. I periti della procura hanno ora esaminato questo aspetto e trovato una precisa corrispondenza tra l'accosto della nave e le alte concentrazioni di inquinanti verificatesi;

   un altro elemento dell'inchiesta della procura che Legambiente ha sottolineato, in un comunicato stampa del 26 febbraio 2019, è che i magistrati hanno evidenziato la carente normativa sui livelli di concentrazione delle sostanze come H2S, idrocarburi non metanici e benzene –:

   se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se non intenda promuovere una riflessione tecnica, nel rispetto delle competenze della regione siciliana, su tutte le autorizzazioni integrate ambientali statali relative al polo per verificarne la conformità con le norme e le direttive europee;

   se non ritenga opportuno e urgente adottare iniziative per implementare gli strumenti normativi con riferimenti a quegli inquinanti che attualmente non trovano riferimento nella disciplina vigente (idrocarburi non metanici, H2S, mercaptani) o per i quali essa è carente e non adeguata come ad esempio per il benzene (C6H6) sostanza altamente cancerogena, in linea con quanto da oltre un decennio è richiesto da Legambiente e, più di recente, anche da Arpa Sicilia;

   se, al fine di incentivare la collaborazione tra i cittadini e istituzioni, non intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, per implementare gli strumenti di informazione e di comunicazione con i cittadini.
(5-01597)