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Atto a cui si riferisce:
C.5/00831 (5-00831)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Martedì 26 febbraio 2019
nell'allegato al bollettino in Commissione VIII (Ambiente)
5-00831

Com’è noto, la nuova normativa europea riguardante il cosiddetto «pacchetto rifiuti» contiene nuovi obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani: 55, 60 e 65 per cento rispettivamente al 2025, 2030 e 2035, unitamente ad un nuovo metodo di calcolo del raggiungimento degli obiettivi e a nuovi obblighi per il conferimento in discarica (10 per cento al 2035 e divieto di conferimento di tutti i rifiuti recuperabili e riciclabili).
  Il Governo, al fine di dare piena attuazione alla predetta normativa comunitaria, ha chiesto un'ampia delega proprio per poter procedere ad un riordino organico di tutta la normativa ambientale.
  Occorre, ad ogni, modo, evidenziare che le performance italiane in ordine alla gestione dei rifiuti urbani rispetto ai vecchi obiettivi di riciclaggio (50 per cento al 2020) evidenziano un trend positivo. Infatti, la Commissione europea, nella comunicazione 656 del 2018, ha rendicontato al Parlamento europeo sull'attuazione della legislazione dell'Unione Europea in materia di rifiuti, comprensiva della segnalazione, preventiva per gli Stati membri che rischiano di non riuscire a conseguire l'obiettivo del 2020 relativo alla preparazione per il riutilizzo e riciclaggio. Nella predetta comunicazione sono ben 14 gli Stati membri, a rischio. L'Italia non solo non è contemplata fra questi, ma è uno dei pochi Paesi (Irlanda, Lituania e Repubblica Ceca) per i quali il rischio di non raggiungimento dell'obiettivo è valutato pari a zero sulla base di uno studio effettuato dai consulenti, della Commissione medesima.
  Atteso il dato positivo poc'anzi, richiamato, al fine di raggiungere i nuovi, obiettivi per il 2030 e 2035, sarà importante una piena implementazione dell'economia circolare in Italia. In tal senso, il recepimento del pacchetto rifiuti si propone di colmare il ritardo di alcune regioni, e di procedere ad una semplificazione della normativa esistente, al fine di renderla chiara ed univoca. Altri principi ispiratori per il futuro sono il decentramento amministrativo e l'accorpamento delle discipline in testi unici esaustivi. Si intende, inoltre, ricorrere il meno possibile alla decretazione attuativa proprio per dare, completezza al testo che sarà emanato. Si ritiene, altresì, fondamentale agire sul regime delle responsabilità della gestione e chiusura del ciclo attraverso il riordino delle competenze a tutti i livelli istituzionali.
  Con specifico riferimento alla riduzione del conferimento in discarica, sarà necessaria la diffusione della raccolta differenziata spinta (oltre il 65 per cento) in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale e la realizzazione di una rete impiantistica a supporto delle raccolte differenziate. È su quest'ultimo aspetto che, a livello nazionale, si registrano le maggiori criticità. La raccolta differenziata dei rifiuti organici comporta, infatti, la presenza di impianti dove poter riciclare tali rifiuti. A tal proposito, va, tuttavia, sottolineata la cronica carenza dell'impiantistica a servizio delle raccolte differenziate dei rifiuti, organici e quindi, degli impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Oltre ai rifiuti organici, che rappresentano più del 35 per cento della produzione dei rifiuti urbani, l'altro grande settore sul quale occorre intervenire è rappresentato dagli imballaggi. Anche qui infatti le quantità di imballaggi provenienti dal ciclo di gestione dei rifiuti urbani, che sono intercettati, dal sistema delle raccolte, è troppo basso e soggetto alle predette criticità di disomogeneità territoriale, ed anche in questo caso l'impiantistica è spesso insufficiente.
  Per quanto concerne invece lo stato di attuazione, a livello nazionale, delle misure definite con il decreto-legge «Sblocca Italia», nel 2017 sono stati censiti dall'ISPRA 285 impianti dedicati al solo trattamento aerobico (compostaggio) contro i 274 del 2016; 31 impianti di trattamento integrato anaerobico/aerobico (invariato rispetto al 2016); 24 impianti, di digestione anaerobica contro i 21 del 2016.
  Nel 2017, la quantità totale dei rifiuti organici di origine urbana recuperati attraverso i processi di trattamento biologico è passata da 5,7 milioni di tonnellate a 5,9 milioni di tonnellate. Le quantità autorizzate di compostaggio sono passate da circa 5,4 milioni di tonnellate nel 2016 a 6,1 milioni di tonnellate nel 2017, e analogamente crescono le quantità autorizzate di impianti integrati aerobico/anaerobico.
  Per quanto attiene, invece, allo stato di attuazione, a livello nazionale, delle misure definite con il decreto-legge «Sblocca Italia» relativamente all'incenerimento dei rifiuti, occorre rilevare che si assiste ad una contrazione per quanto riguarda il numero degli impianti attivi sul territorio nazionale, che è andato costantemente diminuendo dal 2012 (49 impianti) ad oggi (ultimo dato 2017 pari a 39 impianti). Nel 2016 gli impianti attivi risultavano essere 41. Si assiste, inoltre, ad una contrazione per quanto riguarda le quantità dei rifiuti urbani incenerite nei predetti impianti, che sono passate da 5.403.862 tonnellate del 2016 a 5.266.779 tonnellate del 2017. Si è verificata, infine, una contrazione per quanto riguarda le quantità dei rifiuti totali incenerite nei predetti impianti, che sono passate da 6.205.631 tonnellate nel 2016 a 6.113.232 tonnellate nel 2017.
  Alla luce delle informazioni esposte, si rassicura che il Ministero dell'ambiente continuerà a svolgere le proprie attività, monitorando costantemente l'impatto regolatorio delle normative di settore e valutando il raggiungimento delle finalità e degli obiettivi prefissati.