• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00193 (7-00193) «Aprea, Casciello, Marin, Minardo, Palmieri, Saccani Jotti».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00193presentato daAPREA Valentinatesto diMartedì 26 febbraio 2019, seduta n. 133

   La VII Commissione,

   premesso che:

    il sistema scolastico italiano è fondato sull'autonomia scolastica che consente alle scuole di progettare in proprio la loro offerta formativa e il loro curricolo, tenendo conto delle indicazioni nazionali e delle altre norme generali dettate dal Ministero delle istruzione, dell'università e della ricerca;

    in questo contesto, l'esistenza di un sistema nazionale di valutazione del servizio scolastico, assicurato da un organismo autonomo e indipendente, è un elemento irrinunciabile per uno Stato democratico come il nostro, oltre che garanzia di efficacia del servizio;

    già il decreto del Presidente della Repubblica n. 75 del 1999 recante il regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, all'articolo 10, prevede «la verifica del raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e degli standard di qualità del servizio», nonché l'emanazione di modelli di certificazione delle «conoscenze, competenze e capacità acquisite» evidenziando come l'autonomia scolastica risponda alla previsione costituzionale di un servizio scolastico pubblico, statale e paritario, gratuito nonché idoneo a garantire l'effettiva realizzazione dei diritti di cittadinanza solo se accompagnata da adeguate verifiche nazionali. Infatti, se il principio di riferimento è quello della tutela, da parte dello Stato, del conseguimento delle competenze fondamentali per il pieno esercizio di diritti di cittadinanza da parte di ciascun cittadino, è palesemente necessario prevedere un accertamento individuale del conseguimento di questi diritti e non limitarsi a una mera misurazione statistica dei livelli medi riferiti a territori più o meno estesi o a interi ordini di scuola;

    la valutazione della, qualità degli apprendimenti e del funzionamento delle scuole è stata introdotta nell'arco di vent'anni con il contributo di Governi di diverso orientamento politico; la spinta principale si deve all'azione riformatrice del Centro-destra che con legge n. 53 del 2003 ha introdotto nella legislazione italiana numerosi principi innovativi tra cui l'istituzione del servizio nazionale di valutazione;

    malgrado il sistema scolastico e la legislazione in materia siano stati oggetto del tortuoso dispiegarsi di successivi interventi e riforme che non hanno giovato alla stabilizzazione e al miglioramento delle procedure, il sistema della valutazione stava cominciando a produrre risultati significativi, che rischiano oggi di essere vanificati dalla retromarcia annunciata dell'attuale maggioranza;

    giova ricordare, infatti, che il nostro Paese si è adeguato con molto ritardo, rispetto agli altri Paesi europei, all'esigenza di introdurre sistemi di valutazione che, per un unanime consenso internazionale, costituiscono un presidio di garanzia fondamentale dei diritti dello studente;

    in un Paese come l'Italia che ha l'ambizione di sedere tra gli Stati più evoluti per quanto riguarda il sistema di istruzione, la valutazione scolastica andrebbe potenziata come elemento di sistema senza subire la tentazione di smantellare quello che è stato faticosamente costruito in questi anni, pur nella consapevolezza di possibili miglioramenti, per disporre finalmente di un vero sistema nazionale di valutazione fortemente ostacolato da innumerevoli resistenze di carattere ideologico o corporativo;

    la necessità di potenziare il sistema della valutazione appare tanto più vera e importante in questo periodo in cui è forte il dibattito, sia tra i cittadini che all'interno delle aule parlamentari, in materia di sistema degli accessi universitari e numero chiuso;

    il riconoscimento e il mantenimento del valore legale del titolo di studio non possono non comportare che sia rigorosamente garantita la corrispondenza tra preparazione conseguita dagli studenti e votazione attestata nel titolo di studio rilasciato dalle scuole;

    a tal fine, non si può prescindere dal prevedere che un organismo preposto alla valutazione di un servizio pubblico come la scuola deve anzitutto godere di piena autonomia e offrire garanzie di assoluta terzietà rispetto ai responsabili del servizio stesso;

    effettiva autonomia e terzietà deve poter essere verificata anche a partire dalla natura giuridica dell'ente preposto alla valutazione per cui un istituto di valutazione credibile deve poter:

     godere di autonomia statutaria e finanziaria;

     provvedere in proprio alla determinazione del fabbisogno di personale e al relativo reclutamento entro determinati limiti finanziari;

     programmare le proprie attività di valutazione esclusivamente secondo criteri che ne garantiscano l'imparzialità e la fondatezza scientifica;

    inoltre, un ente preposto alla valutazione di un sistema così complesso e delicato deve essere in grado, da una parte, di assicurare le azioni valutative che gli sono richieste e, contemporaneamente, di produrre ricerca scientifica sulle tante sfaccettature della valutazione, quali, ad esempio:

     lo studio delle tecniche di elaborazione delle prove disciplinari, con particolare riferimento alla loro solidità misuratoria (psicometrica);

     lo studio delle elaborazioni dei dati finalizzato ad accrescere la loro fruibilità in relazione ai diversi soggetti interessati (docenti, scuole, genitori, decisori politici, altri studiosi);

     lo studio di indicatori quantitativi e qualitativi delle dimensioni del servizio scolastico (formazione, inclusione, orientamento, organizzazione, cura del personale, rapporti col territorio, partecipazione e altro);

     lo studio delle tecniche di descrizione e di certificazione delle competenze;

     lo studio degli strumenti per guidare l'autovalutazione delle istituzioni scolastiche;

     lo studio delle metodologie di valutazione esterna basata sulle visite sul campo;

    l'introduzione del sistema di valutazione della qualità degli apprendimenti e del funzionamento delle scuole è frutto di numerosi interventi che, dalla già citata introduzione dall'autonomia scolastica e delle verifiche nazionali dovute al Ministro Berlinguer, passando per la legge delega emanata dal II° Governo Berlusconi, il decreto legislativo n. 286 del 2004 attuativo di tale delega che ha istituito l'attuale Invalsi, l'introduzione della prova Invalsi nazionale da parte del Ministro pro tempore Fioroni e dello stesso sistema nazionale di Valutazione da parte del Governo Monti, arrivano fino al recente decreto legislativo n. 62 del 2017 che ha consolidato il sistema delle prove standardizzate integrandovi anche quella per la certificazione delle competenze linguistiche in inglese di tutti i nostri studenti, realizzando una delle famose «i» volute dai Governi di Centro-destra come base del nostro sistema scolastico;

    in Italia la legge affida in via esclusiva sia la valutazione degli apprendimenti che la valutazione delle istituzioni scolastiche all'istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione che, nel corso della sua storia ventennale, avendo raccolto l'eredità del Cede, ha sempre più, e sempre meglio, rappresentato il motore istituzionale che ha sviluppato vari ambiti di azione e di ricerca a livello nazionale e internazionale;

    in questo lungo percorso l'Invalsi:

     ha realizzato per 12 anni prove censuarie in italiano e matematica e, dallo scorso anno, in inglese di qualità tecnica eccellente, anche nel confronto internazionale;

     ha puntualmente fornito dati attendibili sui livelli di apprendimento degli studenti di tutto il territorio nazionale alle scuole, ai docenti, ai dirigenti scolastici, agli amministratori, ai decisori politici, alle autorità preposte alla distribuzione di fondi nazionali e comunitari e a molti altri soggetti, pubblici e privati;

     ha assicurato la comparazione dei risultati di tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie, garantendo in questo modo il controllo effettivo di una vera equipollenza del servizio reso agli utenti;

     ha realizzato in pochi anni un'infrastruttura tecnica di rilevante valore che ha permesso a milioni di studenti di svolgere le prove al computer (1,5 milioni l'anno per un totale di circa 5 milioni di prove erogate ogni anno). Questa infrastruttura costituisce di per sé un patrimonio che non ha eguali nella compagine internazionale: dei 25 Paesi dell'Ocse che svolgono prove censuarie, solo l'Italia e la Danimarca sono in grado di erogare prove al computer con valore certificatorio;

     ha da sempre garantito, per l'Italia, la progettazione, la realizzazione e la diffusione dei risultati di tutte le principali indagini internazionali (Ocse-Pisa, Ocse-Talis, Iea-Timss, Iea-Pirls, Iea-Iccs, Iea-Icils). In questo modo la valutazione dell'efficacia del sistema scolastico italiano procede in continua osmosi con la ricerca di modelli sempre più appropriati e attendibili e ciò consente di evitare l'esecuzione statica e ripetitiva delle procedure valutative potendo attingere dal meglio che viene prodotto dalla ricerca internazionale e dalla stessa ricerca italiana. Inoltre, questo tipo di indagini rompe l'autoreferenzialità del sistema scolastico italiano e consente di avere dati di riferimento per adottare provvedimenti e policy in grado di preparare gli studenti alle relazioni con il resto del mondo in cui si troveranno a vivere;

     da alcuni anni ha inoltre realizzato gli strumenti per l'autovalutazione delle scuole e gestisce la valutazione esterna degli istituti scolastici, svolta da nuclei appositamente formati e coordinati da dirigenti tecnici;

     ha infine assicurato supporto metodologico e scientifico per la valutazione dei dirigenti scolastici e svolge un'intensa attività di ricerca nazionale e internazionale sui principali campi connessi con la valutazione nel campo dell'istruzione;

    negli ultimi anni non solo è aumentata significativamente la partecipazione degli studenti alle prove Invalsi ma, parallelamente, si sono fortemente ridotte le forme di resistenza afte-prove stesse e, anzi, si è assistito a una graduale diffusione di gruppi di lavoro che, in quasi tutte le scuole italiane, esaminano con attenzione i risultati delle prove Invalsi e partecipano attivamente ai processi di autovalutazione e alle visite di valutazione esterna. Questa inversione di tendenza si è realizzata anche grazie al sempre maggiore coinvolgimento delle istituzioni scolastiche nel processo di miglioramento e di adeguamento alle mutate esigenze del sistema scolastico che l'Invalsi ha condotto in questi anni;

    l'Invalsi infatti, svolge con le scuole un'intensa e continua attività di divulgazione per illustrare i criteri di costruzione delle prove standardizzate e le modalità di lettura degli esiti degli studenti, al fine di ripensare e migliorare le strategie didattiche;

    questo tipo di attività contribuisce in modo determinante a rilanciare la formazione dei docenti in servizio relativamente ai metodi di accertamento e valutazione delle abilità, delle conoscenze e delle competenze, aspetto cruciale per orientare l'innovazione al miglioramento dell'efficacia formativa delle nostre scuole;

    il patrimonio di dati che ad anni l'Invalsi ha prodotto, elaborato e reso disponibile costituisce una fonte per studiosi di diversa provenienza che conducono ulteriori elaborazioni. In tal modo, l'Invalsi si propone come «Istat della scuola» e costituisce una risorsa insostituibile nel panorama scientifico del nostro Paese. E, proprio come per l'Istat, i suoi dati consentono all'autorità politica di assumere decisioni sulla base di dati attendibili e articolati nel tempo;

    in questo contesto non può che stupire che il finanziamento previsto per le rilevazioni nazionali, escluse quelle introdotte in questi ultimi due anni, per la partecipazione dell'Italia alle indagini internazionali e per la realizzazione della valutazione esterna delle istituzioni scolastiche, sia stato disposto come finanziamento temporaneo per soli quattro anni, dal 2016 al 2019 (legge n. 107 del 2015, articolo 1, comma 144);

    il Consiglio dei ministri del 12 dicembre 2018 ha approvato un disegno di legge recante «deleghe in materia di semplificazione, riassetto normativo e codificazione», ancora non trasmesso al Parlamento, che prevedrebbe la «razionalizzazione, eventualmente anche attraverso fusioni o soppressioni, di enti, agenzie, organismi comunque denominati, ivi compresi quelli preposti alla valutazione di scuola e università, ovvero trasformazione degli stessi in ufficio dello Stato»;

    le ipotesi di autonomia regionale, più o meno differenziata, quale che sia il giudizio politico che se ne dà, implicano in modo ancora più forte la permanenza e il rafforzamento di un sistema di verifica dei livelli di qualità dell'istruzione pubblica nelle diverse regioni del nostro Paese;

    gli stessi lavoratori dell'Invalsi hanno espresso la loro forte preoccupazione per il destino dell'Invalsi e la decisa volontà che l'Istituto mantenga lo status di ente di ricerca dotato di autonomia e terzietà funzionali alla sua mission istituzionale,

impegna il Governo:

   ad adottare iniziative per assicurare continuità al sistema di valutazione del servizio scolastico realizzato dall'istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (Invalsi);

   ad adottare iniziative per destinare risorse al potenziamento e al miglioramento del sistema di valutazione quale garanzia della qualità del sistema di istruzione e di capacità dello stesso di saper rispondere alle istanze di rinnovamento e modernizzazione che provengono anche dal mondo della ricerca, dalla tecnologia nonché dai settori produttivi e imprenditoriali, perché l'istruzione di oggi sappia formare cittadini consapevoli domani, ma sia anche fortemente connessa al loro futuro di lavoratori;

   ad adottare ogni iniziativa di competenza per mantenere l'attuale assetto giuridico dell'Invalsi quale ente pubblico di ricerca dotato di autonomia statutaria e finanziaria, come stabilito dal decreto legislativo n. 218 del 2016;

   ad adottare iniziative per prevedere, a partire dal 2020, l'imputazione permanente nel bilancio dello Stato del finanziamento di 8 milioni di euro annui previsto dalla legge n. 107 del 2015 fino al 2019, benché il suo impiego riguardi attività ordinarie dell'Istituto tutte previste dalla legge;

   ad adottare ogni iniziativa di competenza per escludere che l'istituto venga depotenziato o ridimensionato o ne vengano stravolte la mission e le funzioni attraverso accorpamenti, fusioni o riduzioni a ufficio dello Stato, che ne pregiudicherebbero la specificità e la terzietà dell'azione.
(7-00193) «Aprea, Casciello, Marin, Minardo, Palmieri, Saccani Jotti».