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Atto a cui si riferisce:
C.1/00132    premesso che:     nel corso degli ultimi anni, gli sbarchi di cittadini extracomunitari sul territorio italiano, provenienti in particolare dall'Africa – ma anche da...



Atto Camera

Mozione 1-00132presentato daIEZZI Igor Giancarlotesto diMercoledì 27 febbraio 2019, seduta n. 134

   La Camera,

   premesso che:

    nel corso degli ultimi anni, gli sbarchi di cittadini extracomunitari sul territorio italiano, provenienti in particolare dall'Africa – ma anche da Paesi asiatici – si sono intensificati, assumendo proporzioni tali da richiedere interventi immediati e urgenti;

    la questione più pressante, al riguardo, è sicuramente quella dell'immigrazione irregolare e della gestione dei flussi migratori in uscita verso i Paesi europei, oltre a quella dei rimpatri. Quasi tutti i Paesi della sponda sud del Mediterraneo hanno, infatti, un numero rilevante di immigrati entrati irregolarmente all'interno dei propri territori dai paesi dell'Africa;

    secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero dell'interno, dal 2013 al 2017 sarebbero sbarcati in Italia illegalmente oltre seicentomila immigrati, raggiungendo il loro picco negli anni tra il 2014 e il 2017, ed in particolare il loro numero sarebbe, poi, passato da 181.436 nel 2016 a 119.369 nel 2017, fino ad arrivare a 23.370 nel 2018, con conseguente calo delle vittime in mare;

    grazie a una politica di rigore, condotta in particolare dal presente Governo, si è assistito anche negli ultimi mesi ad un drastico calo del numero degli sbarchi, i quali, nel periodo di riferimento dal 1° gennaio al 26 febbraio, sarebbero passati da 5.247 nel 2018 a 262 nel 2019;

    ridurre il numero di ingressi illegali in Italia corrisponde all'interesse nazionale e permette di minimizzare gli effetti negativi, di natura sociale, economica e di sicurezza, che l'immigrazione di massa ha avuto in anni recenti sul nostro Paese;

    la riduzione degli ingressi illegali in Italia permette di concentrare le risorse, non illimitate, dello Stato sull'accoglienza e protezione di coloro che accedono all'asilo politico o alla protezione sussidiaria sulla base delle leggi italiane e dei trattati internazionali sottoscritti;

    l'obiettivo da perseguire dev'essere quello di annullare gli sbarchi illegali in Italia, sia per garantire il pieno rispetto della legalità nel nostro Paese, sia per evitare che i migranti siano messi in pericolo di vita dai trafficanti, che sfruttano l'immigrazione irregolare per finanziare la criminalità organizzata e il terrorismo;

    il predetto obiettivo non può essere conseguito senza la collaborazione di tutti i Paesi di partenza e/o che abbiano zone Sar lungo la rotta mediterranea tra Nordafrica e Italia;

    la questione migratoria rappresenta una questione non soltanto di interesse dirimente per i governi europei; al contrario, gli stessi Paesi di origine e transito sono coinvolti in prima persona nella gestione di un fenomeno che assume sempre di più le caratteristiche di una questione di portata internazionale. Se, da un lato, i Paesi europei – soprattutto quelli che per la loro posizione geografica sono maggiormente esposti all'immigrazione tramite la rotta mediterranea, tra i quali l'Italia – rivendicano una maggiore partecipazione degli altri stati membri dell'Unione europea nella soluzione del fenomeno, dall'altro lato, i governi della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo si trovano ad affrontare problemi di gestione degli immigrati e dei rifugiati di grande portata;

    dal momento che, sia nei Paesi di origine, sia in quelli di transito, si verificano episodi di violenza e di negazione dei diritti umani, è interesse degli stessi governi europei che anche i Paesi africani riescano a regolare in maniera migliore il fenomeno in tal modo, la stessa cooperazione da parte di questi governi potrebbe diventare una risorsa in più per l'Europa;

    nell'approntare una nuova e più efficace politica di cooperazione con tali Paesi, occorre considerare anche le priorità di tali partner e adottare un approccio che possa essere al tempo stesso regionale, ma anche basato sulle peculiarità e gli interessi economici di ogni singolo «attore»;

    è di tutta evidenza che l'Europa non ha ancora mostrato di voler adottare una politica comune per la gestione sostenibile e corretta dei flussi migratori e per il contrasto all'immigrazione irregolare, lasciando sostanzialmente sola l'Italia;

   come Stato di frontiera esterna dell'Unione europea, peraltro, il nostro Paese è sottoposto ad una pressione maggiore; tuttavia ciò non può sottintendere che il Paese di primo ingresso abbia responsabilità maggiori o speciali;

    il problema andrebbe affrontato coinvolgendo la comunità internazionale, non solo elaborando iniziative nei Paesi d'arrivo, ma anche promuovendo azioni di cooperazione e di sviluppo economico locale quali risposta alle problematiche di povertà che spingono milioni di persone a lasciare il proprio Paese;

    a livello nazionale ed europeo sarebbe necessario, pertanto, agire sulle cause dei flussi migratori, valutando l'opportunità di istituire vie legali e sicure di accesso all'Unione europea, quali i corridoi umanitari, vie legali e sicure di accesso all'Unione europea per chi ha diritto alla protezione internazionale al fine di favorire una diminuzione delle traversate in mare, la pressione dei flussi sulle frontiere esterne ed un'efficace lotta ai trafficanti di esseri umani;

    appare non più rinviabile la revisione del regolamento di Dublino, anche al fine di escludere il principio di responsabilità del Paese di primo ingresso ai fini dell'esame della domanda di asilo per i migranti soccorsi in mare, di garantire un'equa distribuzione dell'onere degli sbarchi e della ricollocazione dei migranti tra tutti gli Stati membri dell'Unione europea e al contempo prevedere meccanismi che disincentivino le partenze illegali;

    l'applicazione del regolamento in questione è di difficile gestione anche a seguito di operazioni di salvataggio e soccorso in mare Sar (Search and Rescue), e il principio generale in esso stabilito – secondo cui i Paesi responsabili dell'esame di una domanda di protezione internazionale «anche di coloro che hanno varcato illegalmente le frontiere di uno Stato membro» sono quelli di primo ingresso – presenta notevoli criticità, tra le quali la gestione nazionale delle richieste d'asilo e dei costi per l'identificazione e l'accoglienza, nonché dei rimpatri degli irregolari;

    è necessario altresì che si provveda anche a livello europeo, a norma di legge, mediante la conclusione di adeguati accordi di riammissione e di fondi appositamente stanziati, a garantire l'effettivo e tempestivo rimpatrio in condizioni di sicurezza e dignità per quanti si trovano a non avere diritto alla protezione internazionale o che non soddisfano le condizioni di ingresso, presenza o soggiorno in uno degli Stati membri, anche attraverso l'utilizzo di sistemi di raccolta dati efficaci, efficienti e tempestivi;

    chi fugge dalla guerra dovrebbe poter chiedere asilo alle istituzioni europee nei Paesi che affacciano sul Mediterraneo, o lì dove è necessario senza doversi imbarcare, e dunque senza alimentare il traffico di essere umani e il bollettino dei tragici naufragi;

    in ordine all'immigrazione irregolare nelle mani delle organizzazioni criminali straniere, soprattutto i recenti e tragici fatti di Castelvolturno hanno dato risonanza ad attività e pratiche feroci che vengono perpetrate da tempo ed hanno luogo nel nostro territorio nazionale, tra cui quella relativa alla «tratta di esseri umani», individuata nell'atto di reclutare, trasportare o prestare alloggio a persone, nel passaggio dal loro Paese ad un altro, attraverso l'uso di violenza (coercizione, forza, inganno, minaccia o sfruttamento di una posizione di vulnerabilità, intese in senso fisico, psicologico, morale), al fine di riceverne un guadagno in forma di denaro o altri benefici che portino il trafficante ad avere il controllo o il possesso sul trafficato. Tale controllo o possesso può includere lo sfruttamento sessuale o lavorativo, oltre che la schiavitù o l'espianto di organi;

    la portata del fenomeno complessivo del traffico e della tratta di esseri umani, strettamente connesso all'immigrazione irregolare – secondo le recenti proiezioni dell'Organizzazione mondiale dell'immigrazione, annualmente sarebbero 800 mila le vittime di tratta nel mondo – tocca numerosi settori delle politiche pubbliche e delle relazioni internazionali, nonché aspetti fondamentali della lotta alla criminalità, del contrasto alle economie illegali e dei processi di integrazione culturale;

    Castelvolturno rappresenta un punto nevralgico del potere della mafia nigeriana nel nostro Paese: è proprio in tale zona che è stata accertata resistenza di rapporti strutturati tra gruppi criminali nigeriani e criminalità camorristica italiana, soprattutto nella gestione del traffico di droga;

    in generale, la criminalità nigeriana ha evidenziato negli ultimi anni una costante evoluzione nel nostro Paese, risultando estremamente versatile e penetrante in diverse regioni, tra cui, oltre la Campania, anche il Veneto, il Piemonte, la Lombardia, l'Emilia Romagna, l'Umbria, il Lazio e la Sicilia, e ha soprattutto concentrato i proprio interessi nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nel favoreggiamento dell'immigrazione irregolare e nella tratta degli esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero;

    questo Governo fa della lotta alle mafie un punto qualificante della propria azione, e nei confronti della mafia nigeriana vi è una costante attenzione da parte e grazie all'impegno delle forze dell'ordine, tradottasi negli ultimi mesi in diversi interventi di polizia giudiziaria, che hanno riguardato diverse regioni e, più specificatamente, proprio Castelvolturno e la provincia di Caserta;

    si dovrebbe continuare ad agire per rafforzare la presenza e l'efficacia dell'attività repressiva, dotando le nostre forze dell'ordine, già presenti sul territorio, di uomini, mezzi e risorse adeguate al fine di per poter intervenire sul fenomeno in maniera incisiva;

    la mafia nigeriana, composta principalmente da persone di etnia Ibo o Yoruba con un elevato grado di istruzione, si è conquistata un posto di livello internazionale nel mondo del crimine. Oltre che in Italia, dove le principali associazioni «cultiste» sono la «Supreme Eiye Confraternity» e la «Black Axe Confraternity», infatti, è presente anche in molti altri Paesi (Germania, Spagna, Portogallo, Belgio, Romania, Inghilterra, Austria, Stati Uniti, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Ucraina, Polonia, Russia e, Brasile);

    la mafia nigeriana ha dimostrato nel tempo di saper gestire e controllare gran parte del traffico di esseri umani, fenomeno in continua espansione ed evoluzione, in Italia, come in tutta Europa, tale da essere posto come primo punto già nel preambolo della direttiva 36/2011/EU dove si afferma che «la prevenzione e la lotta alla tratta di esseri umani è una priorità per l'Unione e per gli Stati membri»;

    in tale contesto, il Consiglio dei ministri, nella riunione del 26 febbraio 2016, ha adottato il piano nazionale d'azione contro la tratta e il grave sfruttamento 20162018 (Pna), previsto dall'articolo 9 del decreto legislativo n. 24 del 2014, in cui si afferma che le azioni dirette al contrasto del fenomeno si muovono su un doppio binario: «il primo, di assoluto rilievo, di contrasto e repressione del crimine di sfruttamento di esseri umani, affidato a tutte le Forze dell'ordine, l'altro di prevenzione e protezione delle vittime, affidato ai servizi sociali pubblici e del privato sociale accreditato»;

    come anche recentemente reso noto dall'attuale Governo, è già attivo il piano nazionale relativo all'operazione Strade sicure nell'ambito del quale è stata assegnata al prefetto di Caserta un'aliquota complessiva di 230 militari, già impiegati in servizi di vigilanza a obiettivi sensibili;

    è ormai pacifico che i trafficanti si avvalgono dei flussi migratori, specialmente quelli via mare, per «infiltrare» le vittime di tratta le quali saranno destinate, in un secondo momento, ad essere sfruttate in Italia e/o in altri Stati dell'Unione – infatti, come viene affermato nell'ultimo Rapporto Greta sull'Italia, la strategia dei trafficanti è quella di suggerire alle vittime di fare richiesta di protezione internazionale al fine di ottenere un valido titolo di soggiorno, cosicché le vittime possono essere sfruttate senza il rischio di essere espulse e rappresentare in questo modo una perdita di guadagno per i gruppi criminali;

    in un contesto così preoccupante, si è imposta l'imminente e improcrastinabile necessità di sviluppare una politica di immigrazione nazionale ed europea idonea ad offrire soluzioni concrete e adeguate, coerenti con i diritti fondamentali dell'uomo ed efficaci per la tutela della sicurezza e della stabilità interna. Un approccio che non può essere disgiunto dall'esigenza di una seria e puntuale indagine sulle dinamiche e soprattutto sugli sviluppi dell'asse transnazionale criminale che, oggi più di ieri, caratterizza i flussi migratori;

    il fenomeno della tratta risulta in continua espansione, ha una forte capacità pervasiva ed invasiva, nonché peculiarità di azione;

    la lotta al traffico e alla tratta di esseri umani richiede una costante e particolare attenzione rispetto alle politiche sulla migrazione e molteplici interventi, a fronte della condizione di frontiera (ormai quasi unica) dell'Unione europea a sud, quale si trova ad essere il nostro Paese,

impegna il Governo:

1) a intensificare la cooperazione con gli Stati litoranei nordafricani per il raggiungimento della piena efficienza delle rispettive guardie costiere e di confine;

2) ad assumere, nelle opportune sedi bilaterali e multilaterali, tutte le iniziative diplomatiche volte a far sì che ogni Paese mediterraneo nella rispettiva zona Sar svolga i compiti spettantigli alla luce dei trattati internazionali sottoscritti, senza che gli oneri del soccorso e dell'accoglienza in porto sicuro vadano a pesare sproporzionatamente sull'Italia;

3) ad assumere, in tutte le sedi competenti, iniziative volte a superare l'approccio del regolamento di «Dublino III» e, in particolare, il principio in base al quale la gestione degli immigrati sia appannaggio del Paese di primo ingresso;

4) a stringere accordi bilaterali con i Paesi di transito atti alla lotta del traffico di esseri umani;

5) ad adoperarsi affinché si delinei una strategia europea strutturata contro il traffico di esseri umani;

6) a sostenere politiche di partenariato e di cooperazione con i Paesi di origine e transito dei migranti che abbiano il primario obiettivo di favorire le condizioni di sviluppo di questi Paesi e che includano iniziative finalizzate ad attuare una efficace politica condivisa che velocizzi e renda più efficienti le procedure di rimpatrio dei migranti che abbiano fatto ingresso illegalmente o il cui soggiorno sia irregolare, in condizioni di sicurezza e dignità, anche attraverso l'utilizzo di sistemi di raccolta dati più efficienti;

7) a sostenere in sede europea, la possibilità di istituire sistemi di valutazione delle domande di protezione internazionale al di fuori del territorio dell'Unione europea nei Paesi di transito e di partenza;

8) a valutare l'ulteriore rafforzamento dei presidi di sicurezza a Castelvolturno, con un contingente adeguato di uomini e mezzi, nonché – con specifico riguardo al tema del traffico di esseri umani e tratta – a proseguire nella formazione delle forze di polizia al fine di affinare le necessarie competenze e conoscenze per contrastare efficacemente il fenomeno;

9) ad alimentare puntualmente la banca dati delle forze di polizia nella quale sono raccolti anche i dati sulla criminalità organizzata nigeriana, anche al fine di ricostruire i legami verticistici delle varie organizzazioni operanti e contrastare la tratta di esseri umani;

10) a valutare l'opportunità di istituire un tavolo nazionale permanente, con il coinvolgimento delle regioni, composto da rappresentanti di ogni istituzione coinvolta nella gestione del fenomeno – questure, polizie locali, Arma dei carabinieri, procura della Repubblica – al fine di ottenere un'attualità costante ed una visione globale di come il fenomeno «tratta» si muove e si evolve in ogni regione d'Italia;

11) a valutare l'opportunità di ogni idonea iniziativa di competenza finalizzata alla valorizzazione, presso ogni procura distrettuale antimafia, di speciali strutture dedicate al contrasto delle mafie straniere attive sul territorio nazionale, quali ad esempio il «modello Torino», ove la locale procura della Repubblica ha già costituito, sin dall'aprile 2011, una «sezione» altamente specializzata, dedicata al contrasto della tratta di esseri umani e delle mafie straniere, che negli ultimi anni ha condotto e portato a termine una delle più importanti indagini sulla mafia nigeriana denominata «Operazione Athenaeum»;

12) a valutare la necessità di potenziare le già esistenti articolazioni interne al servizio centrale operativo del dipartimento della pubblica sicurezza e alle squadre mobili delle questure dedicate alle indagini sulla criminalità straniera, tra cui quella la mafia nigeriana;

13) ad assumere iniziative, in sede di Unione europea, per una più efficace azione nei confronti dei Paesi di origine e di transito, impegnando i rispettivi Governi in una seria e solidale politica di contrasto all'immigrazione irregolare, alla lotta alle organizzazioni criminali che lucrano sul traffico di esseri umani, a tal fine anche orientandosi sull'opportunità di aprire corridoi sicuri e legali di accesso;

14) a favorire l'avvio di un sistema intrinsecamente e completamente europeo di accoglienza che si basi sulla responsabilità e solidarietà tra i Paesi membri;

15) sul piano investigativo nazionale e internazionale, a potenziare la cooperazione giudiziaria e di polizia e a prevedere la creazione ed il potenziamento di squadre investigative comuni, ove non già operative, con tutti i Paesi interessati più massicciamente dal fenomeno della migrazione, nonché con i Paesi di transito utilizzati per raggiungere le frontiere dell'Europa, aumentando lo scambio delle informazioni e delle esperienze anche attraverso la realizzazione di percorsi formativi comuni.
(1-00132) «Iezzi, Macina, Dieni, Bordonali, Alaimo, De Angelis, Davide Aiello, Giglio Vigna, Baldino, Invernizzi, Berti, Maturi, Bilotti, Stefani, Brescia, Tonelli, Maurizio Cattoi, Vinci, Corneli, D'Ambrosio, Dadone, Forciniti, Parisse, Elisa Tripodi, Francesco Silvestri, Ascari».