• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/02338 (4-02338)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02338presentato daFRATOIANNI Nicolatesto diLunedì 25 febbraio 2019, seduta n. 132

   FRATOIANNI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

   Askanews è in «solidarietà» dal 2013; si chiamava allora Tmnews e Asca era una testata separata;

   la solidarietà è continuata anche dopo la fusione tra le due testate che ha dato vita, nel 2014, ad Asknews;

   fino al 2016 l'agenzia è rimasto in equilibrio grazie ai sacrifici della redazione;

   a parere dell'interrogante, la crisi attuale nasce dalle scelte sbagliate degli ultimi due Governi;

   l'ex sottosegretario all'editoria Luca Lotti ha introdotto lo strumento del bando di gara per assegnare le convenzioni alle agenzie di stampa, per decenni oggetto di trattativa diretta tra la Presidenza del Consiglio e le singole testate;

   si tratta di una scelta contestata dall'intero settore, contro la quale il sindacato ha proclamato uno sciopero sia per i rischi sulla tenuta delle agenzie, sia perché afferma un principio sbagliato: considerare un bene fondamentale come l'informazione primaria al pari di una qualsiasi fornitura di merce;

   la gara è stata bandita nel maggio 2017, a un mese dallo scadere delle convenzioni allora in essere, e i 10 lotti previsti (praticamente uno per agenzia) sono stati assegnati in ben 14 mesi, attraverso un complicato meccanismo;

   la Presidenza del Consiglio ha dovuto rimettere a gara prima il lotto 2, andato deserto e poi il lotto 1, perché il vincitore (Ansa) aveva deciso di partecipare alla nuova gara per il lotto 2, ritenendolo più conveniente;

   ci sono stati ribassi fino a oltre il 40 per cento ricorsi al Tar, contestazioni, proroghe di convenzioni;

   Asknews, da ottobre 2017 si è vista negare, caso unico, la proroga della convenzione precedente e ha atteso agosto 2018 per ottenere il lotto rimasto vacante. I giornalisti hanno fatto 5 mesi di cassa integrazione al 50 per cento;

   con l'attuale Governo Asknews è subentrata nel lotto 3, ma la Presidenza del Consiglio ha preteso che subentrasse alle condizioni del precedente vincitore (un ribasso del 35 per cento). Questo ha significato tagli per oltre 1 milione di euro all'anno rispetto all'offerta dell'agenzia;

   è stata applicata una norma del codice degli appalti senza considerare che i ribassi, insostenibili, fatti dalla concorrenza servivano, ad avviso dell'interrogante, solo a ottenere un lotto in attesa che venisse rimesso a gara quello più conveniente andato deserto;

   durante i mesi di «buco» della convenzione, le amministrazioni dello Stato hanno continuato a usufruire del notiziario Asknews; per mesi c'è stata una trattativa tra Governo e agenzia sul pregresso da corrispondere alla testata, ma le posizioni sono rimaste distanti;

   l'azienda si è trovata quindi con un buco di bilancio che non poteva più colmare con il patrimonio residuo e gli azionisti, guidati da Luigi Abete, anziché ricapitalizzare, hanno scelto di chiedere il concordato preventivo, che mette a serio rischio la vita stessa dell'agenzia;

   l'azienda ha dichiarato 27 esuberi su 90 giornalisti, aprendo unilateralmente la cassa integrazione fino al 45 per cento che avrà un impatto pesantissimo sulle retribuzioni e renderà impossibile realizzare un prodotto di alta qualità. I giornalisti di Asknews avevano avanzato all'azienda una serie di proposte, tra cui un sacrificio economico dei lavoratori, per gestire la fase di crisi senza pesanti contraccolpi e avviare il risanamento dell'agenzia, ma il management le ha tutte respinte –:

   se il Governo intenda, per quanto di competenza, riaprire il confronto con la proprietà di Asknews al fine di raggiungere un accordo sul «pregresso» da corrispondere alla testata e adottare iniziative affinché la stessa valuti un piano industriale alternativo all'attuale, che riduca notevolmente gli esuberi e i sacrifici economici per i lavoratori e le lavoratrici e tenga in considerazione le loro proposte alternative, volte alla salvaguardia dell'occupazione, al rilancio dell'azienda e ad evitare il concordato preventivo.
(4-02338)