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Atto a cui si riferisce:
C.5/01535 (5-01535)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 21 febbraio 2019
nell'allegato al bollettino in Commissione XII (Affari sociali)
5-01535

  Come ricordato nell'atto ispettivo in esame, la Direttiva 2013/59/EURATOM stabilisce norme di sicurezza per la protezione dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti, includendo prescrizioni per la protezione dal radon sia nei luoghi di lavoro sia – e questa è una importante novità – nelle abitazioni.
  Dico subito che i lavori finalizzati al recepimento della Direttiva in questione sono iniziati nel giugno 2014 presso il Ministero dello sviluppo economico, che ha costituito un apposito Tavolo, con la partecipazione, tra gli altri, di rappresentanti tecnici dei numerosi Ministeri interessati (ricordo, oltre al Mise ed alla Salute, anche i Ministeri dell'Ambiente, dell'interno, dell'istruzione e della ricerca scientifica, della giustizia, nonché le Regioni e Province Autonome e, infine, il Dipartimento della Protezione civile e l'INAIL).
  Durante i lavori svolti dal Tavolo tecnico sono emersi significativi elementi di criticità tra le tante Amministrazioni coinvolte, che non hanno consentito il conseguimento di un testo pienamente condiviso, e ciò malgrado i successivi sforzi compiuti dal Ministero della salute che, dal mese di ottobre 2017, aveva assunto il coordinamento dei lavori.
  Non potendo entrare in questa sede nel merito delle ragioni, estremamente tecniche, che hanno ostacolato, finora, l'auspicato recepimento, mi limito a dire che esse hanno riguardato l'individuazione delle «autorità competenti», nonché la definizione del sistema sanzionatorio e l'assicurazione, da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze, della effettiva assenza di oneri in relazione alle nuove disposizioni.
  Pur nel protrarsi della cennata situazione di stasi, l'istituto Superiore di Sanità ritiene, comunque, che le iniziative già assunte in ambito nazionale al fine di contrastare i rischi derivanti dal radon pongano l'esperienza italiana tra le migliori in ambito internazionale.
  Fin dall'emanazione del decreto legislativo n. 241 del 2000, che conteneva norme sul radon riscontrato nei soli luoghi di lavoro, infatti, il Ministero della salute ha promosso l'elaborazione del Piano Nazionale Radon (PNR), che solo 10 anni dopo, proprio con la direttiva di cui si discute, è divenuto un obbligo per tutti i Paesi membri dell'Unione Europea.
  Il PNR, peraltro, aveva già l'obiettivo di estendere la protezione dal radon anche alle abitazioni, e di promuovere un adeguato coordinamento di tutte le diverse strutture, nazionali e locali, potenzialmente coinvolte nella protezione dal radon nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro.
  Inoltre, è stato attivato il Gruppo di Coordinamento Nazionale Radon, che si avvale dei rappresentanti di tutte le Regioni, e l'Archivio Nazionale Radon, gestito dall'istituto Superiore di Sanità.
  Infine, l'istituto Superiore di Sanità ha contribuito e sta contribuendo, in piena collaborazione col Ministero della salute, alle stesse attività internazionali sulla protezione dai rischi derivanti dall'esposizione al radon.
  Tra queste, cito solo la partecipazione al più grande studio epidemiologico europeo (pubblicato nel 2005) che ha permesso di valutare in modo affidabile il rischio di tumore polmonare dovuto al radon nelle abitazioni, ed il supporto offerto alla realizzazione di iniziative in vari Paesi per la promozione della protezione dal radon (incluso l'elaborazione dei Piani Nazionali Radon).
  Pur con le cennate rassicurazioni fomite dall'istituto in merito alla validità delle iniziative già intraprese, il Ministero della salute è comunque consapevole che debba giungere, al più presto, il recepimento della Direttiva 2013/59/EURATOM, il quale, tuttavia, potrà conseguire solo in esito ad un pieno accordo da parte delle numerose amministrazioni coinvolte.