• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/01286 NENCINI - Al Ministro della salute. - Premesso che: i 16 comuni dei Castelli romani hanno raggiunto una popolazione di 550.000 abitanti a fronte dei 150.000 registrati al termine del...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-01286 presentata da RICCARDO NENCINI
martedì 19 febbraio 2019, seduta n.091

NENCINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

i 16 comuni dei Castelli romani hanno raggiunto una popolazione di 550.000 abitanti a fronte dei 150.000 registrati al termine del secondo conflitto mondiale;

fin dai primi decenni del secolo scorso hanno potuto disporre di un sistema ospedaliero diffuso nel territorio che si è andato adeguando nel tempo fino a raggiungere l'autosufficienza con reparti che raggiunsero livelli di eccellenza testimoniati anche da meeting internazionali sulle diverse patologie. Alla fine degli anni '60 l'ospedale di Marino venne visitato dal professor Barnard e dalla sua équipe che aveva effettuato il primo trapianto di cuore in un ospedale del Sudafrica;

inopinatamente, a partire dall'anno 2000 è stata operata una sistematica spoliazione di reparti ospedalieri presso l'ospedale di Marino, che a regime disponeva di 365 posti letto e cinque camere operatorie fino a ridurlo a sede di qualche attività diurna con esclusione di interventi che richiedono il ricovero e che si avvia ad essere completamente disattivato nonostante le condizioni operative ancora in piena efficienza;

la Regione Lazio a partire dal 1998 ha avviato la progettazione di quello che venne definito il "policlinico dei Castelli Romani" in un'area periferica sulla via Nettunense assai decentrata e proiettata verso la provincia di Latina, una struttura che dovrebbe essere completata nel biennio 2020-2021 e disporre di 340 posti letto per una spesa presunta che oscilla da 150 a 200 milioni di euro; nel frattempo, il 18 dicembre 2018, è stata inaugurata dal presidente Zingaretti una prima ala del nuovo ospedale di 136 posti letto preceduta dalla chiusura degli ospedali di Albano e di Genzano di oltre 200 posti letto;

l'operazione fin dall'inizio è stata avversata da amministratori comunali, da associazioni e da cittadini perché "assai onerosa e non necessaria e la cui realizzazione finirebbe per depauperare le strutture esistenti decretandone un lento e inesorabile declino". E infatti nel tempo, con l'abbandono dell'ospedale di Marino e la chiusura degli ospedali di Albano e di Genzano, che si sottolinea in perfetta efficienza e funzionalità, sono stati persi oltre 500 posti letto;

contestualmente è aumentata a dismisura la presenza di cliniche e laboratori privati divenuti ormai prevalenti sulla spedalità pubblica. Clamoroso il caso dell'ospedale di Marino il cui personale medico e paramedico, compreso il direttore sanitario, si è trasferito all'INI di Grottaferrata, clinica privata distante appena 2 chilometri dall'ospedale dismesso, che si è ampliata al punto di divenire un piccolo policlinico;

i cittadini in tal modo vengono privati del diritto alla salute e sono costretti a pagarsi le cure privatamente o ad attendere lunghe liste di attesa;

il rientro dal debito sanitario della Regione Lazio non può essere fatto pagare ai cittadini con la chiusura degli ospedali e l'affidamento dei servizi sanitari ai privati;

è stata prospettata la possibilità di una partecipazione diretta della clinica medica dell'università di Tor Vergata, come noto ubicata al confine con i Castelli Romani, constatata anche la disponibilità del rettore,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire per chiedere alla Regione Lazio in quale documento di programmazione sanitaria sia stato disposto di abbandonare un ospedale come quello di Marino, e se non ritenga di esaminare la concreta opportunità, anche con l'intervento diretto dell'università di Tor Vergata, di riaprire lo stesso ospedale per corrispondere alle esigenze di cura dei cittadini.

(4-01286)