• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/00309 LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della difesa e dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che: si legge su un articolo apparso...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-00309 presentata da ELIO LANNUTTI
martedì 3 luglio 2018, seduta n.017

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della difesa e dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

si legge su un articolo apparso online su "FinanzaReport" del 29 giugno 2018: «Si è dimesso dal gruppo Leonardo-Finmeccanica Andrea Biraghi, il manager a capo della divisione Sistemi per la sicurezza e le informazioni del gruppo aerospaziale, sospeso da quasi due mesi il cosiddetto scandalo della cyber security. Biraghi era finito sotto accusa a seguito di un audit interno ordinato dall'ad Alessandro Profumo, al quale lo stesso manager riportava direttamente, un'istruttoria conclusa con gravi accuse legate a presunte irregolarità nei rapporti con i fornitori e altre operazioni opache. Rispondendo alle contestazioni, Biraghi aveva puntato il dito contro alcuni suoi collaboratori, ai quali sono state estese le accuse. Nei giorni scorsi è stato licenziato Stefano Orlandini, capo degli acquisti della stessa divisione "cyber security", ma sono in corso accertamenti su altri manager. Biraghi, un ingegnere di 47 anni, era considerato un manager chiave del gruppo ex Finmeccanica, data l'importanza strategica della divisione Sistemi per la sicurezza e le informazioni del gruppo Leonardo, un settore che opera a contatto con l'intelligence. Andrea è il figlio dell'ammiraglio Sergio Biraghi, già consigliere militare del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e capo di Stato maggiore della Marina e attualmente presidente di Fincantieri Usa, anch'essa una società pubblica»;

secondo quanto scrive Gianni Dragoni sul suo blog il 29 giugno 2018, l'ex capo della divisione Sistemi per la sicurezza e le informazioni,è la "seconda testa" che cade nel gruppo. Si legge: «Era fuori azienda da una cinquantina di giorni, perché accusato da un'indagine interna (audit) di gravi irregolarità nei rapporti con i fornitori e di altre operazioni "opache", secondo il vertice». Le dimissioni di Biraghi l'avrebbero probabilmente sottratto al licenziamento e avrebbero salvato il suo curriculum vitae. In tal modo, «non risultano contestazioni in documenti ufficiali, salvo gli atti interni dell'audit che sono riservati e fatte salve eventuali indagini giudiziarie». A questo proposito non si conosce il punto di vista di Biraghi e a giudizio dell'interrogante sarebbe interessante conoscerlo. In merito «non c'è stata alcuna dichiarazione ufficiale di Leonardo, né di Biraghi o di altri manager messi sotto accusa, tra i quali ci sono anche i suoi principali collaboratori. Uno di essi, Stefano Orlandini, capo degli acquisti della divisione "cyber", è stato licenziato (...) alla fine della scorsa settimana, per accuse simili a quelle rivolte al suo (ex) capo, Biraghi»;

la vicenda sembra non conclusa. Secondo quanto scritto nel blog «ci sarebbero altri manager sotto accusa». A questo si potrebbe aggiungere che «vengono segnalate indagini interne e contestazioni disciplinari ad alcuni dirigenti di Mbda Italia, la società missilistica di cui l'ex Finmeccanica possiede il 25% (il 75% è diviso in parti uguali tra Airbus e Bae Systems). Un manager sarebbe stato licenziato e un'altra dirigente dopo aver ricevuto contestazioni ha lasciato l'azienda». Sostiene anche di lettere in cui si parla della «vendita di un ramo d'azienda delle tlc ad alta tecnologia e molto redditizio, Ants, venduta da Finmeccanica a fine 2015 a un'azienda dai soci vicini a Renzi. Dopo la caduta del governo Renzi, Ads è entrata in crisi». E ancora, nel primo trimestre del 2017, «quando il governo Gentiloni cercava un successore per Moretti alla guida di Finmeccanica, prima che venisse individuato Profumo, Biraghi aveva cercato di inserirsi nella lotta per il vertice, in competizione con Lorenzo Mariani, capo della divisione elettronica per la difesa terrestre e navale. Biraghi aveva rapporti anche con Marco Carrai, l'imprenditore amico di Renzi che ha forti interessi nella cyber security, soprattutto in Israele»;

si legge in un articolo de "la Repubblica" del 10 novembre 2017: «"Nel 2017 Leonardo toccherà il fondo, dal 2018 comincerà la risalita", ha spiegato agli analisti il ceo, Alessandro Profumo. Parole che il mercato sembra avere interpretato alla lettera, portando subito giù il valore dell'azione in area 11 euro. Una notizia pessima per il Tesoro, azionista al 30% della società e che ha visto materializzarsi una perdita teorica di quasi mezzo miliardo nel giro di pochi minuti. Nei nove mesi Leonardo ha realizzato un utile netto di 272 milioni, in calo del 23% rispetto ai 353 milioni dello stesso periodo 2016. I ricavi sono stati pari a 7,984 miliardi (-0,6%), l'ebita a 703 milioni (-5,8%), gli ordini a circa 8 miliardi, con una crescita organica del 5% e 33,9 miliardi il portafoglio ordini». Infatti, il titolo in borsa, che aveva avuto una quotazione costante superiore ad una media di 14 euro nel 2017, con punte di oltre 16 euro, era poco più di 8 euro, a riprova di una gestione manageriale quantomeno approssimativa,

si chiede di sapere:

se risponda al vero siano state segnalate indagini interne e contestazioni disciplinari ad alcuni dirigenti di Mbda Italia;

se risponda al vero la vendita di un ramo d'azienda delle telecomunicazioni ad alta tecnologia e molto redditizio, Ants, società venduta da Finmeccanica a fine 2015;

se corrisponda al vero che Biraghi abbia rapporti con Marco Carrai;

se la nomina del dottor Alessandro Profumo, aduso ai crolli delle società quotate, come accaduto con Unicredit, con gravi ricadute sui conti pubblici, non debba essere valutata alla luce dei disastri in borsa e sui mercati;

quali misure urgenti si intenda attivare, per salvaguardare la stabilità di una grande azienda, Leonardo, che non sembra essere stata gestita al meglio da Alessandro Profumo, nominato dal Governo Gentiloni a giudizio dell'interrogante con criteri amicali e senza le dovute e necessarie esperienze, in un delicato settore, strategico per l'Italia.

(4-00309)