• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00185 (7-00185) «Gastaldi, Viviani, Bubisutti, Coin, Golinelli, Liuni, Lo Monte, Lolini».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00185presentato daGASTALDI Flaviotesto diMartedì 19 febbraio 2019, seduta n. 129

   La XIII Commissione,

   premesso che:

     in Sardegna la zootecnia ovina da latte è costituita da circa 15.000 aziende agropastorali delle quali circa 12.000 allevamenti ovini con 2,6 milioni di pecore, il 40 per cento di quelle allevate in Italia, e circa 3.000 allevamenti con oltre 330.000 capi caprini e rappresenta il principale aggregato zootecnico della Sardegna, con un'incidenza sulla produzione lorda vendibile agricola regionale del 25 per cento circa (45 per cento il peso dell'intero settore zootecnico). È di circa 250 pecore la dimensione media di un'azienda in Sardegna;

    ognuno dei capi ovini produce annualmente oltre 120 litri di latte, per cui la produzione complessiva del comparto si attesta ai 350/380 milioni di litri di latte, che, trasformati, portano a una produzione totale di formaggi pari a circa 590.000 quintali di formaggi, dei quali il 60 per cento (160/170 milioni di litri) destinato alla produzione di pecorino romano Dop, circa 135 milioni di litri destinati ad altre due Dop: pecorino sardo Dop e fiore sardo Dop;

    la pastorizia sarda muove un fatturato di circa 400 milioni di euro pari al 25 per cento del fatturato agro-industriale regionale. La Sardegna è il più importante produttore nazionale di latte ovino caprino, più di due terzi (68 per cento) ovino nazionale e oltre la metà del latte caprino sono prodotti in Sardegna e occupa tra diretti e indiretti più di 90 mila persone;

    il settore del latte ovicaprino sta attraversando un momento di profonda crisi economica caratterizzata dal crollo del prezzo del formaggio «pecorino romano Dop» tipologia di prodotto esportato in particolare nei mercati nord-americano e canadese;

    negli ultimi anni il prezzo del latte è variato considerevolmente passando da euro 0,85/L nel 2014 a euro 1,05/L nel 2016, diminuendo drasticamente nel 2017 a euro 0,85/L e a luglio 2018 a euro 0,72/L (Iva esclusa), mentre nella stagione lattiero-casearia 2019 il prezzo a gennaio si attesta a euro 0,56/L (Iva esclusa), registrando un meno 23 per cento;

    l'Ismea ha rilevato che, oltre al fatto che il prezzo del latte ovino in Sardegna ha subìto un calo nei primi giorni del mese di febbraio, scendendo al di sotto dei 60 centesimi al litro iva inclusa, contro i 62 centesimi del prezzo medio registrato nel mese di gennaio, i costi di produzione hanno raggiunto i 70 centesimi al litro iva esclusa, il che comporta una perdita per il produttore di 14 centesimi al litro;

    i produttori stanno, quindi, vendendo il latte con perdite sempre crescenti. A dicembre 2018 per ogni litro di latte conferito ai trasformatori la rimessa era di 13 centesimi al litro per poi passare a gennaio a 14 centesimi e a febbraio la perdita si dovrebbe attestare addirittura a 16 centesimi. Questo senza considerare ammortamenti, tasse e interessi passivi vari, a cominciare da quelli bancari, che porterebbero il punto di pareggio ben al di sopra degli 80 centesimi al litro;

    queste oscillazioni dipendono per lo più dal pecorino romano Dop, che impiega oltre il 50 per cento del latte ovino prodotto in Sardegna. Quando il prezzo del formaggio sui mercati aumenta sale anche il prezzo del latte, di contro quando il valore di mercato del formaggio diminuisce nei magazzini aumentano le forme invendute, rimanendo i livelli di produzione invariati, causando così il crollo del prezzo, con conseguenze per i produttori;

    nella regione Lazio, altro importante produttore di latte ovicaprino, sono circa 800 mila i capi e 3 mila le aziende che producono latte ovino. In questa regione si producono i pecorini, le caciotte stagionate di Amatrice, formaggi e ricotte della provincia di Frosinone. Nel viterbese e nella Ciociaria il prezzo del latte è ancora stabile intorno ai 75/80 centesimi al litro, comunque il 50 per cento in meno rispetto a 15 anni fa, ma si comincia a ventilare l'ipotesi che i caseifici possano acquistare la materia prima dalla Sardegna stante il prezzo così basso;

    nel 2018 la produzione dei pecorini è stata di 550 mila quintali, dei quali 340 mila di pecorino romano – 60 mila quintali in eccedenza rispetto a quelli richiesti dal mercato – 20 mila di pecorino sardo Dop, 7 mila di fiore sardo e il resto in cotti e semicotti senza denominazione protetta. Dal 2016 al 2017 il pecorino romano Dop ha perso 100 milioni di euro, passando da 251 a 155 milioni (-38 per cento), l'unico prodotto a denominazione di origine protetta tra i primi 15 italiani a registrare una perdita così consistente;

    per il 2018 il Consorzio tutela del formaggio pecorino romano Dop aveva fissato a 280 mila quintali le quote di produzione, ma si è arrivati fino ai sopracitati 340 mila quintali, andando ben oltre la quota stabilita. Risulta che la multa al quintale per chi produce formaggio in quantitativo superiore alla quota fissata sia di soli 16 centesimi al chilogrammo;

    di fronte, quindi, ad un eccesso di offerta il prezzo al chilogrammo del formaggio a gennaio è sceso dai 7,7 euro al chilogrammo di febbraio 2018 ai 5,53 euro al chilogrammo attuali, stante la difficoltà di smaltire le scorte di magazzino che ad oggi ammontano a 100 mila quintali, causando, quindi, un crollo del prezzo di circa il 37 per cento rispetto agli 8,9 euro al chilogrammo di febbraio 2015;

    il latte considerato in eccesso veniva, precedentemente esitato fuori dalla Sardegna ad opera delle cosiddette Op (organizzazioni dei produttori); a qualsiasi gruppo essi appartenessero erano comunque soggetti facenti parte della produzione primaria. Questo tipo di organizzazione aveva il fondamentale compito di salvaguardare il prezzo del latte, impedendone eccessivi ribassi;

    ora, invece, coloro che trasformano il latte nell'effettivo prodotto da rivendere (siano essi privati o facenti parte di cooperative) hanno assunto il ruolo di esitare loro stessi il latte in eccedenza nei mercati extra-regionali. Tale metodo-sistema non solo vanifica il lavoro delle Op, ma finisce per schiacciare sempre più verso il basso il prezzo del latte e costringe gli allevatori a cedere il prodotto alle condizioni dei trasformatori, privandoli di strumenti contrattazione;

    per dare attuazione all'articolo 151 del regolamento (Ue) 1308/2013 è stato emanato un decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali del 7 aprile 2015 che definisce le modalità di applicazione degli obblighi relativi alle dichiarazioni obbligatorie nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari;

    questo è un decreto molto importante, perché la mancanza di disponibilità di dati produttivi ufficiali, a partire dai quantitativi di latte munto, impedisce un'azione di programmazione produttiva reale e favorisce invece un'opacità produttiva con conseguente deprezzamento dei prodotti oltre che scarsa tracciabilità;

    l'articolo 58, comma 1, del decreto-legge n. 83 del 2012 ha istituito presso l'Agea un fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti con la finalità di un efficientamento della filiera della produzione e dell'erogazione e per il finanziamento dei programmi nazionali di distribuzione di derrate alimentari. Le derrate alimentari sono distribuite agli indigenti mediante organizzazioni caritatevoli;

    il comma 2 dell'articolo 58 del suddetto decreto-legge stabilisce che con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, venga adottato, entro il 30 giugno di ciascun anno, il programma annuale di distribuzione delle derrate che identifica le tipologie di prodotto, le organizzazioni caritatevoli beneficiarie, nonché le modalità di attuazione;

    il comma 668 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019), prevede un rifinanziamento nella misura di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 del suddetto fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti;

    la perdita di prezzo è determinata dall'assenza di moderni strumenti di programmazione e per il deficit negli investimenti in ricerca, finalizzati a creare valide alternative al suddetto formaggio. Il regime di monocultura comporta frequentemente un eccesso di produzione;

    sul piano economico la pastorizia crea ricchezza diffusa, ha un rilevante indotto che in maniera diretta o indiretta è collegato al mondo pastorale, come i caseifici, i mangimifici, i trasporti, i mattatoi, il settore meccanico e delle costruzioni fino ad arrivare al terziario;

    la pastorizia in Sardegna, nonostante la sua importanza a livello economico, non va misurata soltanto in termini di punti percentuale del prodotto interno lordo prodotto ma anche e soprattutto per il suo valore sociale, culturale e ambientale perché mantiene in vita l'interno della Sardegna, i suoi paesi, offre un senso all'esistenza di decine di migliaia di persone e costituisce anche un elemento fondamentale dell'identità di un popolo;

    serve un intervento che permetta ai produttori primari di ottenere il giusto riconoscimento del prezzo che va pagato loro e quindi dare un valore al ruolo guida nella tutela del made in Italy e nel presidio civile delle aree rurali in via di spopolamento,

impegna il Governo:

   ad adottare iniziative per estendere al comparto ovicaprino le disposizioni contenute nel decreto ministeriale 7 aprile 2015, sulle modalità di applicazione dell'articolo 151 del regolamento dell'Unione europea (UE) n. 1308 del 2013, recante l'organizzazione comune dei prodotti agricoli, per quanto concerne le dichiarazioni obbligatorie nel settore del latte e dei prodotti lattiero caseari;

   ad attuare politiche volte ad incentivare la creazione di organizzazioni dei produttori (O.p.) del settore laddove non siano presenti, nonché a potenziare quelle già riconosciute al fine di migliorare la programmazione dell'offerta e ridurre il rischio di crisi di mercato che si ripercuoterebbe a livello nazionale;

   a prevedere, nella prossima riunione del tavolo permanente di coordinamento del fondo nazionale indigenti – al quale partecipano i rappresentanti di enti caricativi, della distribuzione organizzata e delle istituzioni – l'acquisto a favore degli indigenti medesimi, anche adottando iniziative per incrementare le risorse del fondo, di prodotti alimentari derivati dal latte ovicaprino, quali il pecorino romano Dop, al fine di ridurre gli sprechi potenziali e adeguare il prezzo del latte;

   ad adottare iniziative volte ad un rilancio del settore del latte ovicaprino che siano strutturali e durature nel tempo, perché la pastorizia necessita non solo di interventi urgenti ma concreti e specifici, utili a riformare un settore che da sempre rappresenta una strategica risorsa economica e sociale;

   ad adottare iniziative per giungere a soluzioni efficaci e di ampio respiro, anche alla luce delle risultanze del tavolo di filiera che si terrà il 21 febbraio 2019, che portino ad un meccanismo di certezza e stabilità del prezzo del latte ovicaprino.
(7-00185) «Gastaldi, Viviani, Bubisutti, Coin, Golinelli, Liuni, Lo Monte, Lolini».