• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.4/00310 DE PETRIS - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che: nella città di Pescara la zona...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-00310 presentata da LOREDANA DE PETRIS
martedì 3 luglio 2018, seduta n.017

DE PETRIS - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nella città di Pescara la zona denominata "pineta dannunziana", già "pineta D'Avalos", è soggetta a vincolo ai sensi della legge n. 1497 del 1939. Con decreto ministeriale 13 maggio 1965, sulla base di quanto stabilito dalla commissione provinciale di Pescara nella seduta del 26 aprile 1962, l'area fu dichiarata di notevole interesse pubblico e sottoposta a vincolo, successivamente inserito nello stralcio planimetrico della Soprintendenza belle arti e paesaggio per la Regione Abruzzo;

il piano paesistico regionale, approvato dal Consiglio regionale con atto n. 141/21 del 21 marzo 1990, definiva l'ambito di appartenenza come A1, "conservazione integrale", e A2, "conservazione parziale";

la zona è costituita dalla pineta e da una zona edificata, che si estende dalla pineta stessa al mare, ed è prevalentemente composta da abitazioni costruite negli anni '20 con annessi giardini. Il progetto, detto "progetto pineta", fu presentato come città-giardino dall'ingegner Antonino Liberi al Consiglio comunale di Pescara, il 14 settembre 1912: l'idea era quella di un quartiere climatico balneare;

da più di un decennio, tuttavia, nella pineta dannunziana vengono compiuti scempi edilizi, nonostante nelle norme di attuazione del piano regolatore generale del 17 marzo 2003 si stabilisca come tale zona ricada nella sottozona B1, "conservazione", e che "la demolizione e la ricostruzione degli edifici devono rispettare l'ingombro planimetrico ed altimetro esistente, il rapporto di copertura e il tessuto e le tipologie esistenti";

si segnala in tal senso come nel novembre 2003, in via Primo Vere n. 13, sia stato demolito un villino ad un piano degli anni '30, senza previa autorizzazione della Soprintendenza. Il Comune di Pescara aveva infatti rilasciato il permesso di costruire con concessione edilizia n. 430/2003;

su segnalazione di un privato la Soprintendenza aveva successivamente negato il nulla osta, rendendo illegittima la concessione edilizia n. 430/2003: troppo tardi, essendo nel frattempo stato demolito il villino ed in via di realizzazione un nuovo edificio multipiano di una differente tipologia edilizia, con caratteristiche planimetriche, altimetriche e volumetriche molto diverse;

dal 2 marzo 2004 il cantiere è stato sottoposto a sequestro da parte della Procura della Repubblica di Pescara. Il Comune ha, inspiegabilmente, rilasciato una nuova concessione in sanatoria simile al progetto iniziale, ricevendo il nulla osta negativo da parte della Soprintendenza de L'Aquila e costringendo il Comune al rilascio di una seconda sanatoria in data 22 novembre 2004, n. 411/2004;

in tale vicenda si è inserito nel 2006 il TAR di Pescara, che espresse parere favorevole al permesso di costruire rilasciato dal Comune prendendo a modello la sentenza n. 207/2006 del Consiglio di Stato, sezione VI, il quale aveva sostenuto che "che il vincolo del decreto del 1965 non sia stato imposto a protezione degli edifici risalenti agli anni venti, ma per la particolare bellezza naturale del sito (...) Non è stato protetto il panorama edilizio preesistente, che, semmai, può avere rilievo solo nel garantire il punto di belvedere, ossia che la costruzione non ostruisca o limiti la vista delle bellezze del sito. Il litorale, nella zona, risulta completamente edificato e che su esso si trovano diversi edifici di realizzazione moderna mentre pochi sono quelli risalenti agli anni venti e ancora esistenti. La sezione ritiene che le diversità costruttive della realizzazione edilizia di cui trattasi rispetto all'edificio preesistente non alterino la bellezza della zona. Così che l'opera non appare incompatibile con la salvaguardia dei valori paesistici protetti dal vincolo che non sono edifici degli anni venti";

nonostante la vicenda sia ancora sottoposta a giudizio, gli interventi edilizi nell'area sono continuati, con numerosi villini dell'epoca demoliti per far spazio a nuovi interventi edilizi impattanti;

anche per quanto concerne il villino demolito di via Primo Vere la situazione è negli anni peggiorata, essendo stato costruito un ulteriore piano nel manufatto che lo ha sostituito ed essendo stato ricoperto il terreno di materiali di non accertata provenienza e compatibilità ambientale. Si segnala tra l'altro, in tal senso, come i permessi risultino essere nel frattempo scaduti;

nelle ultime settimane altri due villini costruiti negli anni '30 sono stati coinvolti nella vicenda, dopo la conclusione dell'iter che ha visto rilasciare la condizione edilizia. Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali ed il turismo Gianluca Vacca ha mostrato un suo interessamento per la vicenda, che rischia di costituire un precedente per moltissimi altri edifici di pregio storico e architettonico;

l'interrogante aveva già segnalato la vicenda attraverso l'atto di sindacato ispettivo 4-10189 del 9 febbraio 2006 durante la XIV Legislatura, e con l'interrogazione 4-07549 nella XVII Legislatura,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano accertare i fatti riportati, anche al fine di verificare la legittimità e la scadenza dei permessi urbanistici riguardanti il villino demolito del 1925 nel quartiere pineta di Pescara, ed il conseguente ordine di demolizione, nonché dei vincoli e tutele cui è sottoposta tale area (vincolo appositamente deliberato con decreto ministeriale 13 maggio 1965; rispetto del codice dei beni culturali e del paesaggio decreto legislativo n. 42 del 2004; piano paesaggistico del 1990, zona A1-2 di tutela; note attuative del piano regolatore, art. 31, sottozona B1 - conservazione, del 2003; rispetto della variante del 2006, il quale stabilisce che la demolizione e la ricostruzione degli edifici debba rispettare l'ingombro planimetrico e altimetrico, il rapporto di copertura, il tessuto e le tipologie edilizie esistenti) e di effettuare la medesima verifica per gli altri due villini che rischiano la demolizione;

se non intendano altresì monitorare le autorizzazioni dei trasporti, la campionatura e la quantità dei materiali scaricati, per ciò che concerne il primo villino del 1925, disponendone l'analisi di compatibilità ambientale al fine di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini;

se non ritengano di sollecitare una revisione della normativa in materia, a livello sia nazionale che regionale, al fine di garantire che simili scempi non possano più verificarsi.

(4-00310)