• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/01442 (5-01442)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01442presentato daCARNEVALI Elenatesto diLunedì 11 febbraio 2019, seduta n. 123

   CARNEVALI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della salute, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   nel corso degli anni si sono avvicendate riforme ed interventi normativi che hanno condizionato il fenomeno dei pagamenti delle forniture di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione, interessando indubbiamente le imprese che operano nei settori socio-sanitari;

   nei primi anni ’90 i decreti legislativi n. 502 del 1992 e n. 517 del 1993 – con cui gli enti sanitari sono stati dotati di personalità giuridica e autonomia patrimoniale – hanno determinato un netto peggioramento dei tempi medi di pagamento. Si è cercato di arginare tale situazione con la direttiva comunitaria in materia di ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali recepita in Italia con il decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231. Nel nostro Paese, il citato intervento normativo non ha portato, però, a miglioramenti sostanziali;

   nel 2011, l'Unione europea ha adottato un'ulteriore direttiva 2011/7/UE allo scopo di rendere più incisiva la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali già avviata con la direttiva 2000/35/CE. Essa prevede che nelle transazioni commerciali in cui la pubblica amministrazione è debitrice, il termine contrattuale per il pagamento non può essere superiore a 60 giorni. La Commissione europea ha chiesto all'Italia informazioni ufficiali sulla mancata applicazione di tale direttiva, che è stata recepita nel nostro ordinamento con il decreto legislativo n. 192 del 2012, con il quale si definiva che gli enti della pubblica amministrazione sono tenuti a pagare le fatture inerenti alla fornitura di beni e servizi entro trenta giorni dalla data di emissione, con alcune eccezioni che consentono il pagamento entro sessanta giorni, come nel caso degli enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria e che siano stati debitamente riconosciuti a tal fine;

   sviluppi significativi ci sono stati negli ultimi anni con i decreti «sblocca debiti» con cui lo Stato è intervenuto in tema di debiti cumulati nonché con l'obbligo di fatturazione elettronica agli enti della pubblica amministrazione previsto dal decreto n. 55 del 2013 e il nuovo regime di versamento dell'IVA (cosiddetto split payment) che di sicuro hanno influenzato la capacità delle regioni e dei singoli enti nel far fronte ai propri impegni di saldo fornitori;

   nonostante il permanere di limiti e criticità, i fondi stanziati negli ultimi anni hanno avuto un impatto sensibile sui tempi di pagamento. Secondo i dati del Centro Studi di Assobiomedica, il DSO (days sales outstanding) rilevato a novembre 2018 è stato di 114 giorni, sebbene i 60 giorni stabiliti dalla direttiva europea siano ancora lontani;

   permane ancora oggi una forte disparità sui tempi di pagamento a livello nazionale: sempre secondo il centro studi Assobiomedica il DSO rilevato a novembre 2018 della Calabria è di 333 giorni, rispetto ai 63 giorni del Friuli-Venezia Giulia;

   nonostante i diversi interventi normativi e le operazioni straordinarie di finanziamento disposte in favore dei fornitori della pubblica amministrazione abbiano prodotto risultati sensibili in termini di riduzione dei tempi di pagamento, questi ultimi restano non solo difformi a livello nazionale, ma anche tra i più lunghi in Europa;

   sebbene la legge imponga agli enti della pubblica amministrazione di pagare i propri fornitori nei termini di trenta/sessanta giorni, la maggior parte di questi non rispetta tale scadenza;

   il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione è divenuto un tema chiave per la competitività delle imprese che può generare, nel caso di aziende fortemente innovative, un concreto rischio di liquidità –:

   se il Governo non ritenga necessario fornire una mappatura certa dei debiti a cui lo Stato deve far fronte, attraverso l'utilizzo del sistema informatico denominato piattaforma dei crediti commerciali (Pcc), nonché gli ultimi dati aggiornati sui tempi medi di pagamento delle fatture della pubblica amministrazione e se non reputi utile un'ulteriore iniziativa normativa per uniformare il rispetto dei tempi di pagamento delle fatture a livello nazionale.
(5-01442)