• C. 1206 EPUB Proposta di legge presentata il 27 settembre 2018

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Atto a cui si riferisce:
C.1206 Modifica all'articolo 315 del codice di procedura penale, in materia di trasmissione della sentenza che accoglie la domanda di riparazione per ingiusta detenzione ai fini della valutazione disciplinare dei magistrati


FRONTESPIZIO

RELAZIONE

PROGETTO DI LEGGE
                        Articolo 1

XVIII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

N. 1206

PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa del deputato COSTA

Modifica all'articolo 315 del codice di procedura penale, in materia di trasmissione della sentenza che accoglie la domanda di riparazione per ingiusta detenzione ai fini della valutazione disciplinare dei magistrati

Presentata il 27 settembre 2018

  Onorevoli Colleghi! — È ormai sotto gli occhi di tutti un dato allarmante: dal 1992 al 31 dicembre 2017 (ultimi dati disponibili), ben 26.550 persone hanno subìto un'ingiusta detenzione o sono state vittime di errori giudiziari, cioè sono risultate assolte dopo un processo. In media 1.000 innocenti finiscono ogni anno in carcere e il numero cresce costantemente, al ritmo di circa tre nuovi casi ogni giorno. Per risarcire tali persone, lo Stato ha versato, fino a oggi, oltre 768 milioni di euro, pari a più di 29 milioni di euro all'anno.
  All'origine di questo fenomeno gravemente e colpevolmente sottovalutato c'è soprattutto una custodia cautelare applicata anche per lunghi periodi, spesso con eccessiva leggerezza e scarso senso di responsabilità, salvo poi risolversi il processo in un'assoluzione o in un proscioglimento.
  Come dimostra la ricca casistica di errori giudiziari contenuta nell'archivio del sito errorigiudiziari.com, a cura di Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, la maggior parte di queste persone viene arrestata in piena notte, condotta in carcere senza troppe spiegazioni, proiettata in prima pagina o sui titoli dei giornali, per poi vedersi dichiarare «ingiusta» la privazione della libertà. La riparazione per ingiusta detenzione non basta, non può bastare. Prima che la vicenda processuale sia conclusa, dopo diversi anni, la vittima spesso ha perso il lavoro, gli amici, qualche volta perfino la famiglia, sempre la credibilità e la fiducia altrui.
  Quale somma potrebbe mai risarcire un'esperienza capace di incidere così pesantemente nella mente e nel corpo, fino a causare conseguenze difficilmente eliminabili? Chi è stato in carcere da innocente racconta di essere stato soggetto a crisi di panico, notti insonni e difficoltà relazionali anche a distanza di anni.
  La verità è che taluni magistrati trattano le persone come numeri e non come esseri umani, così facendo gravare sui cittadini i mali e i problemi che affaticano il sistema giudiziario. Nonostante questo, essi non subiscono in alcun modo le conseguenze del loro comportamento, anzi, vengono addirittura promossi, finendo per fare una brillante carriera, come se niente fosse accaduto.
  Sono dunque necessari interventi organici e profondi. Un primo passo consiste nel riaffermare il binomio potere-responsabilità: non è ammissibile che a pagare per gli errori del magistrato, in sede di valutazione dei presupposti per l'applicazione delle misure detentive, sia sempre e soltanto lo Stato (cioè, in ultima analisi, i cittadini stessi). La cultura della comoda deresponsabilizzazione deve essere abbandonata, a favore di un più diretto e penetrante controllo sull'operato del magistrato, che – non va dimenticato – in questa materia applica misure che incidono sui più importanti diritti costituzionali delle persone.
  A tal fine, con la presente proposta di legge, si chiede di modificare l'articolo 315 del codice di procedura penale, prevedendo che la sentenza di accoglimento della domanda di riparazione per ingiusta detenzione sia trasmessa agli organi titolari dell'azione disciplinare nei riguardi dei magistrati, per le valutazioni di loro competenza. Troppo spesso, infatti, accade che le ragioni che hanno determinato errori, anche gravi, non siano rilevate, come occorrerebbe, sul piano disciplinare o restino prive di conseguenze in sede di decisione sugli avanzamenti di carriera.
  La novella, per ovviare a questa mancanza, introduce l'obbligo dell'immediata trasmissione della sentenza che accoglie la domanda di riparazione, cosicché gli organi titolari dell'azione disciplinare non possano sottrarsi all'accertamento e alla valutazione della vicenda che ha condotto all'indennizzo per ingiusta detenzione.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

  1. All'articolo 315 del codice di procedura penale, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

   «3-bis. La sentenza che accoglie la domanda di riparazione è trasmessa agli organi titolari dell'azione disciplinare nei riguardi dei magistrati, per le valutazioni di loro competenza».