• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/01332 (5-01332)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01332presentato daNARDI Martinatesto diMercoledì 30 gennaio 2019, seduta n. 117

   NARDI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il comma 22 dell'articolo 1 della legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 30 dicembre 2018) dispone che i titolari di partita Iva (che non hanno partecipazioni in società o studi associati) con ricavi nell'anno 2018 inferiori a 65.000 euro vengano esonerati, nell'emissione delle fatture, dall'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto e dai relativi adempimenti;

   la stessa legge di bilancio estende tale esenzione anche ai titolari di partite Iva che avranno fatturato, nel corso dell'anno 2019, da 65.000 a 100.000 euro;

   tale misura, che avrebbe potuto creare benefici per i giovani professionisti, per i nuovi imprenditori o per le partita Iva in difficoltà, rischia però di essere controproducente e di creare evidenti storture nel mercato se esteso indistintamente a chi registra volumi fino a 100.000 euro;

   alcune associazioni di categoria hanno segnalato come tali disposizioni potrebbero avere effetti distorsivi sulla concorrenza, in particolar modo nei confronti dei committenti quali gli enti pubblici o i privati per i quali l'Iva rappresenta un costo non deducibile;

   per una stessa prestazione, un professionista in regime ordinario emetterà, infatti, una fattura superiore di circa il 20 per cento rispetto ad un professionista esonerato dalla recente legge di bilancio;

   appare evidente come questa norma potrebbe avere addirittura effetti controproducenti per il lavoro e l'economia. Il nuovo regime fiscale, prevedendo una esenzione Iva solo per alcuni soggetti, ha promosso di fatto un meccanismo di concorrenza sleale, non determinata da virtuose competizioni di mercato ma esclusivamente da effetti fiscali;

   in base a tale normativa i clienti pubblici negli affidamenti diretti e nelle gare a invito potrebbero, infatti, verificare preliminarmente il regime contributivo del professionista, rischiando di escludere quindi coloro che sono in regime ordinario, oppure richiedendo uno sconto maggiore per allineare le offerte con quelle dei professionisti in regime forfettario. Analogamente potrebbero comportarsi anche i clienti privati, preferendo per evidenti motivazioni i professionisti più economici al lordo degli oneri fiscali;

   al tempo stesso, la nuova normativa, prevedendo per le spese un abbattimento percentuale predeterminato dei ricavi, potrebbe penalizzare gli studi con incidenza dei costi più alta, potrebbe incentivare i professionisti a passare al regime più favorevole mediante destrutturazione del proprio studio, con effetti penalizzanti anche sull'occupazione e addirittura potrebbe incoraggiare la creazione di società fittizie con cui adottare il sistema che non prevede l'emissione dell'Iva nelle fatture –:

   quali iniziative intenda adottare per garantire che il nuovo regime fiscale introdotto dalla legge di bilancio 2019, prevedendo un'esenzione Iva solo per alcuni soggetti, non produca effetti distorsivi del mercato, in termini di concorrenza sleale, solo per effetto di politiche fiscali di convenienza.
(5-01332)