• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/02106 (4-02106)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02106presentato daBIGNAMI Galeazzotesto diLunedì 28 gennaio 2019, seduta n. 115

   BIGNAMI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   a mezzo stampa si apprende della battaglia che i coniugi Bruno e Bruna Carboni, residenti nel comune di Valsamoggia (Bologna), stanno conducendo contro la burocrazia, per vedersi riconoscere quanto non dovuto per l'assistenza del figlio disabile. Si tratta di una battaglia di giustizia che è anche la battaglia di tante famiglie nelle medesime condizioni;

   il figlio dei coniugi Carboni era disabile gravissimo, morto 41enne poco più di un anno fa. Nel 2000 la famiglia comincia una battaglia, non ancora finita, prima con il comune di Castello di Serravalle (preesistente alla fusione che ha dato origine al comune di Valsamoggia) e poi con la nuova azienda consortile dei servizi sociali (Asc Insieme). Fin dall'inizio, infatti, il comune chiede la quota per le spese di vitto del figlio che trascorreva alcune ore nei centri diurni per disabili. La famiglia ricorre una prima volta al difensore civico che da ragione alla stessa, con conseguente restituzione di quanto non dovuto. Dal 2011 però comincia la richiesta di retta per il pasto consumato al centro Domino di Crespellano (nel frattempo, infatti, la gestione dei servizi sociali era stata trasferita dai comuni ad Asc);

   da quel momento la famiglia comincia a ricevere nuovamente le richieste di pagamento attraverso bollettini mensili, nonostante quanto già dimostrato. Il loro figlio aveva Isee zero e riceveva pensione di invalidità e indennità di accompagnamento che, a norma di legge, non sono considerati reddito;

   nel corso degli anni sono state numerose le pronunce e le sentenze a supporto di quanto sostenuto e ribadito dalla famiglia Carboni che sta conducendo una battaglia non solo per se stessa ma anche per sancire un diritto fondamentale delle persone disabili;

   il Consiglio di Stato, con ordinanza 2825 del 12 maggio 2010, ha respinto il ricorso del comune di Bollate concernente la questione dell'integrazione della retta alberghiera di ricovero di un soggetto con handicap grave; nella sentenza 1607/2011 del 15 febbraio 2011, il Consiglio di Stato ha inoltre stabilito che l'evidenziazione della situazione economica del solo assistito «costituisce uno dei livelli essenziali delle prestazioni da garantire in modo uniforme nell'intero territorio nazionale»;

   anche tre recenti sentenze del Consiglio di Stato, depositate il 29 febbraio 2016, hanno stabilito che l'indennità di accompagnamento non può essere considerata fonte di reddito e pertanto va esclusa dal calcolo dell'Isee;

   pertanto, i regolamenti comunali che prevedano una sorta di divieto di «cumulo di beneficio» e quindi il non diritto per i disabili a percepire servizi gratuiti in presenza di un assegno e di una pensione di invalidità appaiono non coerenti con la vigente normativa e comunque in contrasto con i contenuti del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, e successive modificazioni apportate dal decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130 –:

   se sia a conoscenza dei fatti esposti;

   se e quali iniziative si intendano adottare, sul piano normativo, per sancire il fondamentale diritto all'assistenza delle persone disabili che, in alcun modo, devono essere tenute a pagare per i servizi in presenza di Isee zero o comunque Isee particolarmente basso;

   quali iniziative di carattere normativo si intendano assumere al fine di sancire che l'Isee da considerare ai fini della situazione economica del disabile è quello relativo al solo assistito e di meglio chiarire che l'indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità non devono essere conteggiati nel reddito e dunque non costituiscono causa di cumulo di beneficio.
(4-02106)