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Atto a cui si riferisce:
C.1/00112    premesso che:     secondo i dati elaborati dall'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) nel 2016, l'Unione europea ha utilizzato...



Atto Camera

Mozione 1-00112presentato daGADDA Maria Chiaratesto diLunedì 28 gennaio 2019, seduta n. 115

   La Camera,

   premesso che:

    secondo i dati elaborati dall'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) nel 2016, l'Unione europea ha utilizzato 368.588 tonnellate di pesticidi, pari all'11,8 per cento del consumo globale;

    l'evoluzione legislativa dell'Unione europea per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari utilizzabili per difendere le colture agricole da attacchi di parassiti, funghi e insetti ha introdotto, riconoscendone l'impatto negativo sull'ambiente e sulla salute, come evidenziato da recenti ricerche condotte anche dall'Organizzazione mondiale della sanità e da numerosi enti di ricerca e associazioni, criteri sempre più restrittivi di valutazione, determinando una riduzione delle sostanze attive autorizzate che sono passate da circa un migliaio a poco meno della metà;

    la Politica agricola comunitaria nell'incentivare un modello di agricoltura sostenibile ha contribuito a ridurre in modo drastico l'impiego di prodotti fitosanitari, e la nuova Pac attualmente in discussione ha evidenziato la necessità di un impegno ulteriore su questo fronte da parte degli Stati membri attraverso lo strumento del Piano strategico, dando così agli Stati membri la responsabilità di intervenire incentivando il più possibile la transizione verso il biologico e produzioni sostenibili;

    la direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio ha istituito un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari. Il decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150 nel recepire la direttiva ha previsto l'Istituzione del Piano di azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, con l'obiettivo generale di ridurre i rischi associati all'impiego dei prodotti fitosanitari. Particolare rilevanza all'interno del Piano riveste l'azione di monitoraggio volta a verificare i progressi compiuti e ad evidenziare le criticità, anche per consentire alle Amministrazioni coinvolte di effettuare, nell'ambito delle proprie competenze, la revisione delle misure adottate;

    l'indagine Istat, sull'utilizzo dei prodotti fitosanitari nelle coltivazioni agricole, svolta in conformità alle disposizioni del Regolamento CE n. 1185/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, al fine di poter disporre di dati relativi all'uso di pesticidi, ha rilevato che, nel 2016, in Italia sono stati venduti 125 milioni di chili di prodotti fitosanitari; per acquistarli è stato speso quasi un miliardo di euro (per la precisione 950.812.000 euro). Ancora di più per i fertilizzanti: 1.572.341.000 euro. Cifre decisamente in crescita: nel 2006 la somma impiegata per l'acquisto di pesticidi ammontava a 693.577.000 euro, quella per i fertilizzanti a circa un miliardo di euro;

    in Italia i monitoraggi condotti sulle acque superficiali e profonde evidenziano una contaminazione diffusa e cumulata, soprattutto a causa della persistenza di alcune sostanze. Secondo i dati più recenti forniti da Ispra nel rapporto «Pesticidi nelle acque» (aggiornamento 2018) risultano inquinati da pesticidi più di due terzi dei punti di monitoraggio delle acque superficiali: per 370 di questi punti (quasi un quarto del totale), le concentrazioni sono superiori ai limiti di qualità ambientale; nelle acque sotterranee registrano tale superamento 276 punti su 3.129 (Ispra 2018). È in aumento nelle falde acquifere anche il multiresiduo: in unico campione sono state infatti rilevate anche 55 diverse sostanze (48 nel precedente rapporto);

    la scorsa legislatura ha visto l'approvazione di normative importanti, anticipando in modo virtuoso i contenuti delle direttive comunitarie in materia di impatto sostenibile delle produzioni, responsabilità sociale di impresa e raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Per citare alcuni esempi, la legge sulla biodiveristà, il contrasto ai reati ambientali, la legge sullo spreco alimentare. Nella corrente legislatura, la Camera ha approvato in prima lettura a larga maggioranza la proposta di legge in materia di produzioni con metodo biologico, che coglie e mette a sistema l'esperienza condotta nei territori e valorizza la crescente attenzione dei cittadini e delle amministrazioni comunali e regionali relativamente all'impatto sulla salute, e sull'ambiente delle produzioni. La proposta di legge in materia di agricoltura biologica pone le basi giuridiche per un piano strategico nazionale in grado di incentivare i biodistretti, le aggregazioni di prodotto e produttori, e la definizione di fondi assegnati al settore in modo strutturale, dando così forza a un settore sempre più in crescita e dal forte impatto oltre che economico, anche ambientale e sociale;

    sebbene la normativa vigente abbia determinato un maggior esame delle sostanze attive impiegate nelle formulazioni e controlli più stringenti sull'uso corretto dei pesticidi in agricoltura, i piani di controllo dei residui di fitosanitari negli alimenti, predisposti a livello europeo e nazionale, non dedicano la giusta attenzione al fenomeno del multiresiduo, in quanto la definizione del limite massimo di residuo consentito per legge negli alimenti, ossia l'Lmr elaborato dall'Autorità per la sicurezza alimentare (Efsa), si basa solo sul singolo principio attivo. In tal modo, si esclude la valutazione degli effetti sinergici che potrebbero derivare dalla presenza concomitante di più residui chimici in uno stesso alimento, seppur a basse concentrazioni ed entro i limiti di legge. Numerose ricerche, promosse anche dall'Oms, hanno evidenziato il nesso tra alcune sostanze e patologie umane, determinando rischi per la salute connessi ad una presenza massiccia e continuativa di tali sostanze;

    massima attenzione deve essere rivolta anche alle ricadute che l'impiego di pesticidi determina sull'ambiente, valutando i meccanismi di accumulo nel suolo, le dinamiche di trasferimento e l'impatto a lungo termine nell'ambiente. Studi e pubblicazioni evidenziano, infatti, come vi sia una forte correlazione tra utilizzo della chimica e fertilità dei suoli;

    secondo il citato Rapporto Ispra «Pesticidi nelle acque», sulla base dei dati provenienti dalle Regioni e dalle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente, il glifosate, insieme al suo metabolita AMPA, è l'erbicita che presenta il maggior numero di superamenti rispetto ai parametri consentiti. In particolare sono stati trovati pesticidi nel 67 per cento dei 1.554 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 33,5 per cento dei 3.129 punti delle acque sotterranee;

    il cambiamento climatico in atto sta determinando effetti dirompenti sulle produzioni, alternando periodi di siccità ed alluvioni. Tale situazione è inoltre aggravata dalla presenza di nuovi parassiti, come ad esempio la Drosophila suzukii e la cimice asiatica, che stanno distruggendo molte produzioni nel nostro Paese;

    alcuni casi di infestazione parassitaria manifestatasi negli ultimi anni – come per esempio il cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus), colpevole di aver in parte pregiudicato la produzione italiana di castagne, e la Xylella fastidiosa, il batterio che ha colpito una percentuale consistente degli olivi del Salento e delle zone limitrofe, – hanno dimostrato l'importanza di politiche volte a monitorare e migliorare la qualità del materiale vivaistico, la cura e manutenzione del territorio, la definizione di protocolli che garantiscano la tracciabilità nei diversi passaggi di filiera, nonché di metodi di contrasto alla diffusione dei batteri e dei vettori;

    l'utilizzo di tecniche di produzione sempre più avanzate è fondamentale per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, ridurre l'impatto della chimica nel suolo e contrastare in modo mirato la diffusione di parassiti. Un importante obiettivo perseguito dal precedente Governo è stata la crescita delle percentuali di superficie coltivata mediante l'agricoltura di precisione;

    lo scopo del regolamento (CE) n. 1107/2009, che detta le regole di immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, è di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e animale e dell'ambiente e di migliorare il funzionamento del mercato interno attraverso l'armonizzazione delle norme relative all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, stimolando nel contempo la produzione agricola;

    la necessità di combattere le avversità sulle produzioni agricole siano esse ortofrutticole o colture estensive, in mancanza di un numero sufficiente di sostanze attive ha comportato la necessità di ricorrere, purtroppo e con frequenza, all'articolo 53 del regolamento CE 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009 relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che abroga le direttive del Consiglio 79/117/CEE e 91/414/CEE, e successivi regolamenti di attuazione e/o modifica per compensare la mancanza di mezzi di lotta fitopatologica;

    l'utilizzo e i casi individuati di autorizzazioni di emergenza rilasciate ai sensi dell'articolo 53, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1107/2009 sono in aumento nell'Unione; alcuni Stati membri hanno ricorso all'articolo 53 molto più frequentemente di altri; dalla recente valutazione dell'Efsa sulle autorizzazioni d'emergenza di tre neonicotinoidi è emerso che, mentre in alcuni casi tali autorizzazioni erano conformi alle disposizioni legislative, in altri casi non lo erano. Tale situazione necessita pertanto di un maggiore coordinamento a livello comunitario, al fine di evitare di vanificare gli sforzi condotti dall'unione europea in materia di sviluppo sostenibile e incentivare difformità tra gli Stati membri ed effetti distorsivi sul mercato;

    come rilevato nella risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2019 sulla procedura di autorizzazione dei pesticidi nell'Unione (2018/2153(INI)) è necessario proseguire sulla strada della tutela poiché le decisioni di «autorizzazione sulle sostanze attive recentemente sviluppate e sui prodotti fitosanitari sono invariabilmente adottate in un contesto di incertezza per quanto riguarda l'impatto reale» e che «manca un monitoraggio post-autorizzazione, dati sui quantitativi esatti di ciascun prodotto fitosanitario applicato, sull'attuazione e sull'efficacia delle misure di mitigazione e sui potenziali effetti nocivi per la salute umana e animale e per l'ambiente»;

    la «sostenibilità» è indubbiamente la sfida principale per le aziende agricole e uno strumento di valorizzazione e di leva di vantaggio competitivo nel mercato nazionale e internazionale;

    l'agricoltura è probabilmente uno tra i settori dove ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico, giocano un ruolo più rilevante e strategico. Alla già citata agricoltura di precisione, è importante aggiungere la rilevanza connessa all'analisi dei dati ai fini di prevenzione e riduzione dell'utilizzo stesso della chimica nel suolo: l’internet delle cose, i big data & analytics, la sensoristica e i droni, che permettono la raccolta, l'interpretazione, lo scambio e l'analisi di enormi quantitativi di dati provenienti da più fonti e strati informativi a supporto del processo decisionale delle aziende agricole. Grazie all'analisi incrociata di dati ed informazioni di fattori agronomici, ambientali e meteorologici diviene possibile monitorare le diverse attività agricole: a titolo esemplificativo si possono misurare costantemente le proprietà del terreno e quindi stabilire il fabbisogno di fertilizzanti o irriguo di un appezzamento agricolo (o di una parte circoscritta di esso) così come si può osservare lo stato fisiologico delle piante e quindi prevenire le patologie intervenendo in maniera tempestiva al sorgere dei primi «sintomi»;

    la ricerca può quindi fornire un contributo importante per consentire la realizzazione di produzioni agricole sostenibili sempre più affrancate dalla chimica, garantendo al consumatore un'ampia disponibilità di cibo sano e sicuro;

    la catena alimentare italiana è una delle più sicure al mondo e il nostro sistema di monitoraggio e controllo è tra i più evoluti. Misure per la sicurezza alimentare sono state inserite nel corpus della legislazione nazionale. Storicamente, tali misure sono state essenzialmente sviluppate su una base settoriale. Tuttavia, la crescente integrazione dell'economia nazionale con il mercato europeo e mondiale, gli sviluppi dell'agricoltura e della lavorazione degli alimenti e i nuovi sistemi di manipolazione e di distribuzione chiedono sempre nuovi adeguamenti e livelli di attenzione maggiori;

    le imprese agricole nel breve e medio periodo dovranno confrontarsi sempre più con i temi legati alla produttività e sostenibilità, con l'obiettivo di garantire un regolare approvvigionamento di prodotti alimentari, mangimi e biomateriali e nello stesso tempo tutelare le risorse naturali. Non c'è dubbio che non si possa costruire una politica di sostenibilità ambientale senza il contributo attivo degli agricoltori, delle istituzioni locali e dei cittadini. Cibo e paesaggio sono intrinsecamente correlati e le imprese agricole evidenziano il ruolo multifunzionale dell'agricoltura: sociale, ambientale e di sicurezza alimentare. Solo un'agricoltura attiva, competitiva e che produce reddito, sarà in grado di assicurare anche un idoneo presidio del territorio e dell'ambiente;

    è necessario assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e animale e dell'ambiente e di migliorare il funzionamento e la concorrenza del mercato interno attraverso l'armonizzazione delle norme relative all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari;

    la Comunità europea è il più grande importatore/esportatore di prodotti alimentari al mondo e commercia con Paesi di tutto il mondo una gamma sempre più ampia di prodotti alimentari. Tali numeri evidenziano come la sicurezza alimentare debba essere assunta con carattere prioritario;

    molti prodotti agricoli di Paesi terzi presentano un livello inferiore di protezione della salute umana e animale e dell'ambiente per quanto riguarda l'autorizzazione e l'uso di prodotti fitosanitari, nonché per condizioni di lavoro purtroppo lesive della dignità umana; è pertanto necessario garantire che il livello di protezione dell'Unione europea non sia compromesso dalle importazioni di prodotti agricoli da Paesi terzi e che vi sia una politica comune in grado di coinvolgere anche i Paesi in via di sviluppo verso criteri di maggiore sostenibilità ambientale e sociale;

    considerando che sul territorio dell'Unione europea sono purtroppo immessi e sono utilizzati prodotti fitosanitari importati illegalmente, che rappresentano una potenziale minaccia per la salute pubblica e una concorrenza sleale per i prodotti fitosanitari soggetti a una procedura di approvazione in conformità della legislazione europea vigente;

    nella citata risoluzione approvata dal Parlamento europeo il 16 gennaio 2019 si legge che «vi è una scarsa disponibilità di prodotti fitosanitari a basso rischio; che, su un totale di quasi 500 sostanze disponibili sul mercato dell'Unione europea, soltanto dieci sono approvate come sostanze attive a basso rischio; che la scarsa disponibilità di prodotti fitosanitari a basso rischio rende più difficili l'attuazione e lo sviluppo della difesa integrata; che tale scarsa disponibilità è causata dal lungo processo di valutazione, autorizzazione e registrazione»;

    considerando che al giorno d'oggi è possibile avvalersi di tecniche avanzate, come l'agricoltura di precisione e la robotica, ai fini di un puntuale monitoraggio e dell'eliminazione di piante infestanti e insetti nocivi in fase iniziale; che tali tecniche avanzate sono ancora poco sviluppate all'interno dell'Unione europea e necessitano del sostegno dell'Unione europea e degli Stati membri;

    il progetto europeo Diverfarming, che coinvolge otto Paesi e di cui il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria è il referente per l'Italia, si è dato l'obiettivo di costruire sistemi colturali diversificati a bassi input chimici, in grado di garantire la resa delle colture, aumentare il reddito netto degli agricoltori, ridurre gli impatti ambientali e migliorare l'organizzazione della catena di valore. I ricercatori hanno il compito di valutare gli effetti della diversificazione colturale e delle differenti strategie conservative utilizzate, sui principali parametri fisico-chimici e biologici del terreno, sulle emissioni gassose in campo, nonché sulla biodiversità microbica e funzionale del suolo, attraverso innovativi approcci di studio basati su analisi di genomica e bioinformatica;

    la sostenibilità dei processi di produzione è sempre più un fattore di competitività per le imprese, specie per quelle che intendono rispondere alla crescente richiesta di responsabilità sociale ed ambientale da parte del consumatore. Per questo, la ricerca di modalità per garantire il rispetto delle risorse ambientali è in forte crescita in tutti i settori. Il tema energetico, i cambiamenti climatici, il consumo di acqua, lo sfruttamento del suolo, l'accesso al cibo, sono solo alcuni esempi dei temi destinati ad incidere profondamente sui processi produttivi e sociali nei prossimi anni. Si tratta di una tendenza che sarà ancora più marcata per il settore agroalimentare, sia per la sua specifica vulnerabilità ad alcuni fattori di rischio (vedi quello climatico), sia per la particolare valenza del rapporto di fiducia tra produttori e consumatori, nell'ambito della qualità e della sicurezza delle produzioni agroalimentari. La produzione di alimenti di qualità ottenuta con processi ambientalmente sostenibili, infatti, oggi, oltre ad essere una esigenza dei consumatori, è importante anche per i produttori agricoli, consapevoli che una maggiore attenzione alle problematiche ambientali può portare a consistenti risparmi energetici, di risorse e di materiali, traducendosi in benefici economici. Ecco che, allora, si comincia a discutere su quali potrebbero essere gli strumenti più appropriati, sia per guidare il percorso, interno alle imprese agricole, di rinnovamento dei processi produttivi orientati al miglioramento delle prestazioni ambientali, sia per la possibilità di attribuire ai prodotti un valore ambientale oggettivo, riconoscibile e spendibile sul mercato. In questo contesto, il ricorso ai cosiddetti marchi ecologici risulta funzionale per dimostrare la responsabilità di una impresa nei confronti dell'utilizzo e della gestione ambientalmente sostenibile delle risorse, oltre che un mezzo per comunicare questo impegno ai cittadini,

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative per incentivare con misure concrete e premialità le pratiche agricole sostenibili e la ricerca, al fine di favorire il percorso di drastica e rapida riduzione dell'uso dei fitofarmaci e favorire la transizione verso un modello di economia circolare sostenibile;

2) a procedere rapidamente alla redazione del nuovo Piano di azione nazionale, con il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera produttiva e agroalimentare, stabilendo una definizione quantitativa delle soglie di riduzione per gli agrofarmaci con particolare riferimento a quelli sistemici, la regolamentazione delle macchine irroratrici, e incrementando la superficie agricola utilizzata (Sau) a produzione biologica a partire dalle aree protette e siti Natura2000 deve si potrebbe giungere all'obiettivo di 50 per cento di Sau biologica, considerato che si ritiene fondamentale anche l'accoglimento delle richieste di amministrazioni e cittadini, manifestate anche con imponenti petizioni on line di inserimento nel punto A.5.6 del PAN, in caso di trattamenti con fitofarmaci di adeguate distanze dai confini privati e dalle abitazioni di privati oltre all'obbligo di avviso con relative sanzioni in caso di inadempienza;

3) nell'ambito della nuova Pac, e con particolare riferimento ai piani strategici nazionali, ad assumere iniziative volte ad inserire misure incentivanti e una maggiore corresponsione a sostegno di produzioni maggiormente sostenibili;

4) poiché nella futura Pac il ruolo degli Stati membri sarà importante nella definizione delle condizioni di accesso ai «regimi ecologici» da inserire nei Piani strategici nazionali ad assumere iniziative volte a favorire pratiche agricole che hanno effetti positivi per la tutela dell'ambiente e il contrasto ai cambiamenti climatici, correggendo alcune distorsioni dell'attuale sistema dei titoli storici, prevedendo adeguati strumenti per la valorizzazione e la promozione dell'agricoltura biologica, per la riduzione della presenza di sostanze chimiche di sintesi negli ecosistemi, rispondendo così anche alla richiesta dei cittadini consumatori di cibo sano e di qualità;

5) a predisporre una indagine sul fenomeno del multiresiduo per valutare come sostanze chimiche diverse, presenti negli alimenti, possano interagire tra di loro e nell'organismo e a mettere in atto quanto di propria competenza affinché l'Autorità per la sicurezza alimentare (EFSA), individui una risoluzione del problema applicabile nel territorio dell'Unione europea;

6) a promuovere un coordinamento tra le strutture competenti dei Ministeri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute, al fine di approfondire la relazione tra l'utilizzo dei fitofarmaci, e l'impatto su ambiente e salute, nonché per garantire la trasparenza e l'accessibilità su indagini e risultati;

7) ad intervenire presso le opportune sedi affinché, per la legislazione comunitaria in materia di prodotti fitosanitari e nel rispetto dei livelli minimi di regolazione previsti dalle norme comunitarie vigenti, inizi un percorso di armonizzazione legislativa, tutelando nel mentre, con tutti gli strumenti disponibili e con accordi specifici, le produzioni nazionali dalla concorrenza dei Paesi terzi in cui la minor tutela sanitaria ed ambientale consente un uso più ampio dei fitosanitari;

8) ad assumere iniziative per prevedere nell'ambito del nuovo Piano di azione nazionale che nelle aree agricole e urbane, adiacenti alle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili, quali abitazioni private, orti privati, parchi e giardini pubblici, campi sportivi, aree ricreative, cortili e aree verdi all'interno di plessi scolastici, parchi gioco per bambini e superfici in prossimità di strutture sanitarie, sia vietato l'utilizzo, a distanze inferiori di 30 metri dai confini di proprietà, di pesticidi e diserbanti e che, qualora l'utilizzo di fitosanitari avvenga su strade interpoderali che consentono l'accesso ad abitazioni o a terreni privati, sia obbligatorio per gli operatori di tali prodotti comunicare, almeno 24 ore prima, l'avvio del trattamento e di predisporre adeguate barriere contenitive;

9) ad assumere iniziative per finanziare la ricerca del Crea nell'ambito dei prodotti fitosanitari di origine naturale (cosiddetti bio based products) in considerazione della necessità di sviluppare una filiera di principi attivi compatibili con la produzione integrata e l'agricoltura biologica;

10) a rafforzare il ruolo degli esperti del Crea nella ricerca a supporto delle decisioni della sezione consultiva dei prodotti fitosanitari, istituita nell'ambito del Comitato tecnico per la nutrizione e la sanità animale, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 44, concernente «Regolamento recante il riordino degli organi collegiali ed altri organismi operanti presso il Ministero della salute» e del DM 30 marzo 2016;

11) ad adottare iniziative, per quanto di competenza, per la verifica del livello di concentrazione delle imprese produttrici di prodotti fitosanitari a seguito dei processi di fusione in atto sul mercato europeo che rischia di ridurre la concorrenza con effetti negativi in termini di prezzi e diffusione di tali prodotti;

12) a garantire risorse adeguate affinché il monitoraggio compiuto dall'Ispra sullo stato di contaminazione delle acque da prodotti fitosanitari coinvolga i servizi fitosanitari regionali e copra l'intero territorio nazionale con riferimento anche ai prodotti fitosanitari per uso non professionale;

13) a riconoscere l'impegno ed i traguardi raggiunti dall'agricoltura italiana nell'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, supportando adeguatamente gli investimenti delle imprese a favore di una agricoltura rispettosa dell'ambiente e della salute umana;

14) a proseguire il lavoro già positivamente svolto nella precedente legislatura sull'impatto dell'uso dei neonecotinoidi sulle api, verificando ad ampio spettro le conseguenze sugli insetti derivanti dall'uso massivo di fitofarmaci e diserbanti;

15) a dare piena attuazione alla risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2019 sulla procedura di autorizzazione dei pesticidi nell'Unione (2018/2153(INI)).
(1-00112) «Gadda, Cenni, Braga, Cardinale, D'Alessandro, Dal Moro, Critelli, Incerti, Portas, Buratti, Del Basso De Caro, Carla Cantone, Morassut, Morgoni, Orlando, Pellicani, Pezzopane».