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Atto a cui si riferisce:
C.5/01270 (5-01270)



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 23 gennaio 2019
nell'allegato al bollettino in Commissione IV (Difesa)
5-01270

  Ringrazio l'interrogante per consentire al Dicastero l'opportunità di ribadire la posizione del Governo in merito al tema, quanto mai attuale, della partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali.
  Ritengo siano eloquenti, al riguardo, le parole pronunciate dal Ministro della difesa lo scorso 19 dicembre alla Camera, in occasione del dibattito per la proroga delle Missioni internazionali relative all'ultimo trimestre del 2018: «Proseguiremo nel nostro sforzo per dare risposte e fronteggiare le diverse minacce che direttamente ed indirettamente riguardano gli interessi del Paese».
  Da queste parole emerge – ritengo – che il punto della questione non sia l'essere a favore o contro l'impegno internazionale, bensì lo stabilire cosa rivesta effettivo rilievo per l'interesse nazionale e agire di conseguenza, calibrando il contributo italiano in funzione degli obiettivi del Governo e delle esigenze del Paese.
  Ed è questa, onorevoli colleghi, la direzione nella quale l'Esecutivo, attraverso il Dicastero, sta operando le sue scelte, ben ponderate e ben ribadite nel Contratto di Governo: mi riferisco, in particolare, alla scelta di recuperare risorse da aree che, anche grazie al contributo dei militari italiani, sono oramai in via di stabilizzazione – a mero titolo di esempio, pensiamo a Mosul in Iraq, o all'Ovest dell'Afghanistan – per reimpiegarle là dove insistono più attuali minacce alla sicurezza nazionale.
  Pensiamo, sempre a titolo di esempio, all'area sub-sahariana e, in particolare, allo stesso Niger che l'interrogante ha menzionato: uno Stato afflitto da strutturali problemi di sicurezza – in primis traffici illegali e terrorismo di varia matrice – il cui impatto sul nostro Paese è di tutta evidenza. Ebbene, in Niger, su richiesta delle autorità locali, un anno fa è stata avviata una missione bilaterale di supporto che siamo riusciti solo recentemente a sbloccare dopo un lungo stallo politico, e che potrà finalmente svilupparsi in direzione della stabilizzazione dell'area.
  Naturalmente – e mi accingo a concludere – siamo ben consapevoli del fatto che rimodulare una presenza militare è un processo complesso e articolato, che richiede un approfondito esame anche in merito alle conseguenze di una eventuale riduzione dell'impegno, in termini di personale e assetti, in aree divenute di minor interesse strategico.
  Ebbene, è anche nell'ottica di questa consapevolezza che il Dicastero sta operando tali valutazioni, finalizzate ad assicurare un impiego dello Strumento militare ancor più efficace, oculato e, soprattutto, calibrato alle concrete e attuali necessità del Paese, sempre nel rispetto degli impegni assunti in seno alle Alleanze e Organizzazioni di cui siamo parte.
  Sento, infine, di dover concludere questo mio intervento ringraziando tutti i nostri soldati, marinai, avieri e carabinieri per quanto svolgono quotidianamente per garantire la sicurezza dei cittadini e del Paese ovunque essa possa essere, direttamente o indirettamente, compromessa.
  Non è retorica – il mondo ce li invidia.
  Grazie.