• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00133 (7-00133) «Terzoni, Vianello, Rospi, Ilaria Fontana, Zolezzi, Varrica, Daga, Deiana, Licatini, Ricciardi, Federico, Maraia, Vignaroli, Traversi, Alberto Manca, D'Ippolito, Gallinella, Colletti,...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00133presentato daTERZONI Patriziatesto diGiovedì 13 dicembre 2018, seduta n. 101

   La VIII Commissione,

   premesso che:

    la direttiva 42/2001/CE impone la realizzazione della valutazione ambientale strategica (Vas) per «piani e programmi» aventi per oggetto l'energia. In particolare, l'articolo 4, comma 1, estende tale obbligo anche alle relative procedure legislative, comprese le loro varianti sostanziali;

    la direttiva 43/92/CEE impone la valutazione di incidenza (V.I.) per piani e programmi che coinvolgono la rete Natura2000;

    la Commissione europea e la Corte di giustizia hanno chiarito che le nozioni di «Piano» e «Programma» devono essere intese in senso ampio, come ricordato anche nella «Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo a norma dell'articolo 12, paragrafo 3, della direttiva 2001/42/CE concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente» del 15 maggio 2017 che contiene anche i riferimenti legali delle sentenze della Corte di giustizia europea in merito alla questione;

    la Rete nazionale dei gasdotti, istituita dal decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 22 dicembre 2000, costituisce un piano/programma di sviluppo della Rete, che incide sul territorio, potenzialmente sulle matrici ambientali (suolo, aria, acqua), determinando localizzazioni e fabbisogni infrastrutturali a scala nazionale;

    ai sensi dell'articolo 16, comma 2, del decreto legislativo n. 93 del 2011, come modificato con legge n. 115 del 2015, i gestori del sistema di trasporto predispongono gli schemi di Piano decennale di sviluppo della rete di trasporto del gas naturale, che devono contenere misure efficaci atte a garantire l'adeguatezza del sistema e la sicurezza di approvvigionamento, tenendo conto anche dell'economicità degli investimenti e della tutela dell'ambiente;

    per la Rete nazionale degli elettrodotti, comprendente centrali ed elettrodotti, richiamata per analogia, Terna fin dal 2008, anno successivo all'entrata in vigore dell'obbligo della valutazione ambientale strategica in Italia, assoggetta i piani di investimento relativi alla rete infrastrutturale per il trasporto di energia elettrica a valutazione ambientale strategica/valutazione di incidenza ambientale nazionale presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (attualmente sono in corso quelle per i piani di sviluppo 2016 e 2017);

    anche in altri Paesi europei la necessità della valutazione ambientale strategica per la rete infrastrutturale dei gasdotti è fatto acclarato, come risulta, a mero titolo di esempio, dal documento «National Policy Statement for Gas Supply Infrastructure and Gas and Oil Pipelines (EN-4)» inviato dal dipartimento per l'energia Governo inglese al Parlamento dove si precisa che già nel 2011 la rete nazionale di gasdotti veniva assoggettata a valutazione ambientale strategica;

    molte opere della Rete nazionale dei gasdotti spesso non sono conformi a diversi piani urbanistici e in tali casi il Ministero dello sviluppo economico, nell'ambito delle singole autorizzazioni delle opere, ha ritenuto di poter applicare la cosiddetta «variante automatica» agli strumenti urbanistici vigenti che quindi vengono modificati attraverso l'autorizzazione stessa;

    la Corte di giustizia europea nella sentenza 22 settembre 2011 (causa C-295/10) si è già espressa sul punto disponendo che una normativa che preveda varianti automatiche di Piani senza la previa assoggettabilità a valutazione ambientale strategica delle stesse sia contraria alle norme comunitarie e in particolare alla direttiva 42/2001/CEE. La Corte ha specificato che le procedure possono essere coordinate, ma in ogni caso devono prevedere il deposito della documentazione necessaria (i.e. il rapporto ambientale, articolo 11, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 152 del 2006) e garantire le stesse modalità partecipative nel procedimento;

    per quanto riguarda le varianti per piani urbanistici derivanti dalla realizzazione di singole opere è pertanto possibile procedere con procedure coordinate valutazione d'impatto ambientale/valutazione ambientale strategica senza aggravio procedimentale;

    nonostante l'incoerenza con i piani urbanistici esistenti nella maggioranza delle procedure autorizzative delle singole opere è stata del tutto omessa la procedura di valutazione ambientale strategica, ex direttiva 42/2001/CE. Tale circostanza, unitamente all'omissione delle procedure di valutazione ambientale strategica e valutazione di incidenza ambientale per la Rete nazionale dei gasdotti e per i piani di sviluppo dei singoli concessionari potrebbe esporre il nostro Paese all'apertura di procedure d'infrazione per violazione delle direttive 42/2001/CE e 43/1992/CE;

    le procedure di valutazione ambientale strategica sono di fondamentale importanza per permettere ai cittadini una discussione sulle principali strategie infrastrutturali, dibattito che è centrale per poter meglio analizzare costi e benefici ambientali di scelte che certamente non possono essere oggetto di esclusiva valutazione presso gli uffici amministrativi del Ministero dello sviluppo economico anche per le ripercussioni sul quadro generale dello sviluppo del Paese, sui territori interessati dalle opere e in generale per i costi che ricadono su tutta la popolazione italiana attraverso i servizi di rete caricati in tariffa;

    gli scenari di forte crescita dei consumi di gas metano elaborati nel decennio precedente si sono rivelati errati e che rispetto all'anno di picco del 2005 a scala nazionale si è rilevata una diminuzione del 13 per cento circa nei consumi. La rete nazionale dei gasdotti esistente è quindi attualmente sottoutilizzata;

    i dati scientifici pubblicati negli ultimi anni evidenziano che il metano ha una capacità clima-alterante molto superiore alla CO2 a parità di emissioni e che lungo la filiera del metano, dall'estrazione allo stoccaggio e trasporto fino alla distribuzione, si registrano perdite del 2-10 per cento di prodotto;

    una delle più rilevanti opere nell'ambito della strategia, mai sottoposta a valutazione ambientale strategica, di trasformazione del Paese nel cosiddetto «hub del gas» volto esclusivamente all'esportazione è il cosiddetto gasdotto denominato Rete Adriatica promosso dalla Snam;

    il tracciato di tale opera, programmata a metà del decennio precedente, interessa ben tre crateri sismici (terremoti di L'Aquila, di Amatrice e del Vettore) in cui nel frattempo è cambiata profondamente la situazione economico-sociale nonché addirittura quella ambientale con stravolgimento del territorio per frane, fagliazione superficiale, cambiamento del regime idrogeologico;

    alcuni tratti del gasdotto in questione, il Sulmona-Foligno, il Foligno-Sestino e il Sestino-Minerbio, risultano ancora nella fase di autorizzazione finale e, a causa del diniego dell'intesa da parte delle regioni Abruzzo e Umbria, attualmente è in corso una procedura presso il Consiglio dei ministri in cui è stata ribadita la posizione negativa delle due regioni per il tratto Sulmona-Foligno;

    a Sulmona il 21 aprile 2018 si è tenuta una manifestazione popolare contro questo «Hub del gas» con la partecipazione di oltre 10.000 persone con decine di comuni posti sul tracciato, della regione Abruzzo, di movimenti politici di diversa estrazione nonché della diocesi di Sulmona, a testimonianza della fortissima opposizione popolare a tali progetti in territori in cui sono ben altre le priorità di intervento;

    con decreto del 7 marzo 2018 veniva rilasciata l'autorizzazione della centrale di compressione e spinta di Sulmona, che presenta le stesse criticità per quanto riguarda la valutazione ambientale strategica;

    forti dubbi sulla localizzazione di questa dorsale sono stati espressi già nella risoluzione del 2011 n. 7/00518 che impegnava il Governo pro tempore a rivalutarne il tracciato, cosa mai avvenuta;

    tutte le criticità sopra rilevate per quanto attiene alla valutazione ambientale strategica sono applicabili anche a questo grande gasdotto sia per quanto riguarda l'inserimento nella Rete nazionale dei gasdotti sia per quanto riguarda le cosiddette varianti automatiche sia per quanto riguarda i piani di sviluppo di Snam;

    per i tratti Sulmona-Foligno (progetto depositato il 3 febbraio 2005; decreto ministeriale n. 70 del 7 marzo 2011) e Foligno-Sestino (progetto depositato il 2 febbraio 2005; decreto ministeriale n. 256 del 16 maggio 2011) sono stati rilasciati i decreti di compatibilità ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali, comprensivi sia della valutazione d'impatto ambientale che della valutazione di incidenza ambientale;

    in via ordinaria i decreti di compatibilità ambientale hanno durata di 5 anni, ma nel caso specifico hanno invece una durata di fatto illimitata nel tempo grazie al combinato disposto di diverse norme che hanno fatto salvi i procedimenti avviati prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 4 del 2008, in quanto si applicherebbe al provvedimento quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 26 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (nella versione vigente al momento dell'emanazione del decreto ministeriale n. 70 del 2011 di compatibilità di centrale e gasdotto) così come modificato dall'articolo 23, comma 21-quinquies, della legge 3 agosto 2009, n. 102 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali» che così recita: «21-quinquies. Al comma 6 dell'articolo 26 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dall'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: I termini di cui al presente comma si applicano ai procedimenti avviati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4»;

    la necessità di prevedere una data di decadenza del parere se non viene esercitato il diritto acquisito, fatto comune, tra l'altro, a qualsiasi atto autorizzativo della pubblica amministrazione, è un'ovvia conseguenza dei principi stessi della direttiva 337/1985 e successive modificazioni e integrazioni che ha introdotto la valutazione di impatto ambientale nell'ordinamento comunitario; infatti uno dei principi fondamentali è che l'ambiente e le relazioni all'interno di esso sono intrinsecamente mutevoli, così come le conoscenze dello stesso possono mutare, e bisogna quindi bilanciare, da un lato, il legittimo affidamento del proponente e, dall'altro, la tutela dell'ambiente che deve tener conto dei miglioramenti delle conoscenze e delle tecnologie nonché dei mutamenti avvenuti nel contesto ambientale in cui l'opera deve essere realizzata;

    la Commissione europea ha aperto una pre-procedura d'infrazione, la Pilot 6730/14/ENVI, ritenendo contraria alla direttiva 43/92/CEE «Habitat» la mancanza di scadenza ai pareri relativi ai procedimenti di valutazione di incidenza ambientale e la Presidenza del Consiglio dei ministri con nota 3253 del 27 marzo 2015 ha trasmesso alle regioni e ai Ministeri competenti una nota della Commissione in cui indicava chiaramente (punto 13) di «Stabilire una durata massima di validità delle VINCA (ad esempio 5 anni) per evitare la realizzazione di progetti assoggettati a VINCA 10 o più anni prima quando la situazione del sito Natura2000 era molto diversa e, nel corso del tempo, possono essere stati autorizzati interventi/piani che hanno ridimensionato habitat e specie»;

    la ratio sottesa ai predetti provvedimenti è riconducibile alla circostanza che l'ambiente muta e quello che poteva essere compatibile anni prima può essere incompatibile oggi. A mero titolo di esempio, considerando che valutazione di incidenza ambientale viene realizzata anche per interventi esterni ai Sic/Zps ma che possono avere incindenza all'interno, è appena il caso di ricordare che proprio i territori ricompresi nei Sic/Zps dei comuni interessati dall'intervento sono stati interessati da enormi incendi nell'agosto-settembre 2017 (cioè 6 anni dopo il parere di compatibilità ambientale) che hanno distrutto oltre 2000 ettari di vegetazione. È evidente che un ambiente già fortemente stressato e in cui è necessario un periodo di anni per il recupero della qualità naturalistica, non può sopportare gli impatti delle opere così come erano stati previsti, come, a mero titolo di esempio, le ricadute delle emissioni della centrale che precedentemente erano state considerate come compatibili con la tutela di specie ed habitat;

    la sentenza 67/2010 della Corte Costituzionale evidenzia proprio la necessità di tener conto delle mutate condizioni ambientali nei procedimenti amministrativi. Scrive la Corte «...inalterato lo status quo, sostanzialmente sine die, superando qualsiasi esigenza di “rimodulare” i provvedimenti autorizzatori in funzione delle modifiche subite, nel tempo, dal territorio e dall'ambiente». Continua più oltre: «D'altra parte, la circostanza che l'ordinamento regionale abbia previsto un termine di durata delle autorizzazioni all'esercizio delle attività estrattive “per un periodo massimo di quindici anni, in relazione alla qualità e all'entità del materiale da estrarre”, stabilendo, al tempo stesso, la possibilità di rinnovo “previa nuova istruttoria da parte del distretto minerario” (articolo 2 della legge regionale 1° marzo 1995, n. 19, recante “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 9 dicembre 1980, n. ordine ai giacimenti di materiale da cava”), rende evidente che lo stesso legislatore regionale abbia postulato — come è naturale sia in ogni rapporto di durata — l'esigenza di un controllo ad tempus circa il permanere delle condizioni, soggettive ed oggettive, di legittimazione, in rapporto al (possibile) mutamento del quadro fattuale e normativo nel frattempo intervenuto. In sostanza, eludere in via legislativa la prevista procedura amministrativa di rinnovo equivarrebbe a rinunciare al controllo amministrativo dei requisiti che, medio tempore, potrebbero essersi modificati o essere venuti meno, con esclusione, peraltro, di qualsiasi sindacato in sede giurisdizionale comune.»;

    con sentenza n. 145/2013 la Corte Costituzionale ha rigettato le questioni di incostituzionalità di un provvedimento della provincia autonoma di Trento in materia di rinnovi, proprio perché assicurava «a regime un costante monitoraggio della perdurante positività della valutazione di impatto ambientale, dinamicamente inteso ad eventualmente disporre prescrizioni o modifiche in corso d'opera, subordinandone l'ulteriore prosecuzione (comma 3)...»,

impegna il Governo:

   ad assumere le iniziative di competenza volte a sottoporre a valutazione ambientale strategica e valutazione di incidenza ambientale la rete nazionale dei gasdotti e le sue varianti, nonché i piani di sviluppo dei concessionari;

   ad assumere le iniziative di competenza al fine di prevedere che i singoli progetti infrastrutturali di gasdotti e opere connesse non coerenti con i piani urbanistici vigenti siano sottoposti a valutazione ambientale strategica, anche in forma coordinata con le procedure di valutazione di impatto ambientale e valutazione di incidenza ambientale eventualmente svolte;

   ad assumere le iniziative di competenza volte a verificare l'espletamento delle procedure di valutazione ambientale strategica, valutazione di impatto ambientale e valutazione di incidenza ambientale per l'autorizzazione di nuovi gasdotti;

   a valutare l'opportunità di riesaminare le autorizzazioni rilasciate per i gasdotti e le opere connesse in mancanza delle predette valutazioni ambientali che interessano territori vulnerabili sotto il profilo ambientale;

   a valutare se i mutamenti ambientali, socio-economici e degli scenari energetici, compresi quelli causati dai sismi, dei tratti del gasdotto «Dorsale adriatica» possano essere oggetto di approfondimento, anche ai sensi e per gli effetti delle previsioni di cui all'articolo 28 del decreto legislativo n. 152 del 2006;

   a valutare le criticità emerse nell'ambito delle procedure di approvazione finale della cosiddetta «dorsale Adriatica», ivi compresa l'attuale fase decisoria presso il Consiglio dei ministri per il tratto Sulmona-Foligno, tenendo conto delle posizioni espresse dalle due regioni che hanno negato l'intesa.
(7-00133) «Terzoni, Vianello, Rospi, Ilaria Fontana, Zolezzi, Varrica, Daga, Deiana, Licatini, Ricciardi, Federico, Maraia, Vignaroli, Traversi, Alberto Manca, D'Ippolito, Gallinella, Colletti, Berardini, Grippa, Torto, Zennaro, Corneli, De Lorenzis».