• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00037 Il Senato, udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, premesso che: il 13 e 14 dicembre 2018, nella riunione del Consiglio europeo si...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00037 presentata da ANNA MARIA BERNINI BOVICELLI
martedì 11 dicembre 2018, seduta n.070


Il Senato,

udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri,

premesso che:

il 13 e 14 dicembre 2018, nella riunione del Consiglio europeo si affronteranno i seguenti temi: bilancio dell'UE per il periodo 2021-2027, mercato unico, migrazione, relazioni esterne, lotta alla disinformazione;

con riferimento al bilancio a lungo termine dell'UE:

nel pacchetto di proposte relative al nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027, presentato dalla Commissione europea il 2 maggio ultimo scorso, vi è l'innalzamento degli attuali livelli di finanziamento in alcuni settori a scapito di altri;

le proposte prevedono, tra l'altro, una nuova ripartizione delle risorse, una serie di innovazioni al fine di accrescere la flessibilità del QFP e prefigurano parziali modifiche per quanto concerne le fonti attraverso le quali viene alimentato il bilancio dell'UE;

inoltre, è fissata una revisione intermedia del QFP entro la fine del 2023, in analogia con quanto avvenuto nell'attuale ciclo di programmazione;

la Commissione europea ha presentato il bilancio 2021-2027 sia a prezzi costanti 2018, sia a prezzi correnti; questi ultimi tengono conto di un tasso di inflazione annuo del 2 per cento;

per i sette anni di riferimento, la Commissione europea prevede stanziamenti complessivamente pari a 1.135 miliardi di euro a prezzi costanti in termini di impegni (1.279 miliardi di euro a prezzi correnti), corrispondenti all'1,11 per cento del reddito nazionale lordo (RNL) dell'UE-27;

questo livello di impegni si traduce in 1.105 miliardi di euro (ovvero l'1,08 per cento dell'RNL) a prezzi costanti in termini di pagamenti (1.246 miliardi a prezzi correnti);

in questo quadro è necessario rendere il bilancio più agile, rafforzando gli strumenti di gestione delle crisi e creando una nuova "riserva dell'Unione" per far fronte a eventi imprevisti e reagire alle emergenze in settori quali la sicurezza e le migrazioni;

con riferimento al mercato unico:

il mercato unico è il principale motore per la crescita e la creazione di posti di lavoro in Europa ed è fondamentale per gli investimenti e il rafforzamento della competitività europea;

il rafforzamento e l'approfondimento del mercato unico richiedono azioni urgenti e ambiziose, sia a livello nazionale che di Unione, per conseguire risultati concreti e pragmatici a diretto vantaggio dei consumatori e delle imprese, in particolare le PMI;

il 12 marzo 2018 il Consiglio ha discusso le prospettive per il futuro ai fini dell'approfondimento del mercato unico. I vari rappresentanti dei governi hanno in quell'occasione sottolineato che l'UE doveva intensificare gli sforzi per trarre pieno vantaggio da aspetti come prosperità e benessere;

in questo quadro, pur rappresentando uno dei principali risultati ottenuti dall'integrazione europea, il mercato unico deve ancora raggiungere il suo pieno potenziale;

i persistenti ostacoli alla libera circolazione dei beni e dei servizi sono tutti fattori che limitano le opportunità per le imprese e i cittadini, il che comporta meno posti di lavoro e prezzi più elevati;

tali ostacoli hanno un impatto negativo sui risultati dei settori manifatturieri che si servono di tali servizi e ne riducono la produttività;

l'eliminazione delle restrizioni superflue può generare incrementi sostanziali per l'economia reale, in particolare nel settore del commercio al dettaglio;

il completamento del mercato unico, soprattutto nei settori dei servizi e del digitale, deve rappresentare una priorità assoluta dell'Unione europea;

si ritiene urgente inoltre, la necessità di adottare una strategia a lungo termine per l'industria europea al fine di potenziare la competitività, la crescita e l'innovazione;

con riferimento ai problemi legati al fenomeno migratorio:

la pressione migratoria, attraverso il Mediterraneo, sul confine Sud dell'Unione europea, colpisce soprattutto l'Italia, che in questi anni ha rappresentato il luogo di primo approdo, con conseguenze di grande rilievo sia in termini di impegno nelle operazioni di salvataggio, coordinate quasi sempre dalla Guardia costiera italiana, che di identificazione, registrazione e trattamento delle domande di asilo, sia nelle capacità di accoglienza;

è necessario recuperare la coerenza delle decisioni con i principi di solidarietà e di corresponsabilizzazione che, in base alle disposizioni dei Trattati, devono ispirare la politica europea in materia di immigrazione, asilo e accoglienza;

giova ricordare che, proprio a seguito dell'azione politica di Forza Italia, che nella passata legislatura ha fortemente voluto l'avvio in Commissione difesa della indagine conoscitiva sulle ONG presenti nel Mar Mediterraneo, il nostro Paese ha messo in pratica un nuovo protocollo sulla gestione dell'assistenza in mare, allontanando dalle coste della Libia le ONG che rappresentavano un oggettivo fattore di attrazione per le partenze di gommoni e barconi fatiscenti. L'Italia, a seguito della risoluzione approvata dal Parlamento, che conteneva gli impegni proposti da Forza Italia nella sua risoluzione, ha inoltre inviato mezzi navali della Marina militare in attivo appoggio alla guardia costiera libica per fermare le partenze dalle loro coste. Da quel momento, è innegabile che il flusso migratorio irregolare si sia significativamente ridotto;

la nuova posizione assunta dal Governo italiano in tema di contrasto all'immigrazione clandestina ha sicuramente ottenuto il risultato di disincentivare le partenze ed orientare le navi delle ONG ancora attive nel Mediterraneo verso la Spagna e i migranti redistribuiti in altri Paesi;

gli arrivi si sono, infatti, ridotti a poco più di 21.000 al 15 ottobre (di cui 12.000 provenienti dalla Libia), rispetto ai 109.000 del 2017 (di cui quasi 100.000 dalla Libia) e ai 145.000 del 2016 riferiti al medesimo periodo;

non c'è nulla di umanitario nell'aiutare trafficanti che lucrano sulla disperazione dell'Africa e nell'auspicare ed applaudire sbarchi destinati ad alimentare forme di schiavismo soprattutto in talune Regioni del Mezzogiorno. È umanitaria la solidarietà possibile che l'Italia ha sempre praticato, ma con la sicurezza necessaria, che per noi è indispensabile;

rilevato inoltre che:

grazie al presidente Tajani, l'Europa per l'Africa ha deliberato con il Piano europeo per gli investimenti esterni, il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), che attraverso una dotazione di 4,1 miliardi di euro cercherà di mobilitare 44 miliardi di euro in investimenti privati verso Stati "fragili", fino al 2020, offrendo una combinazione di sovvenzioni, prestiti e garanzie finanziarie pubbliche per incoraggiare lavoro, crescita e stabilità, affrontando così le cause profonde della migrazione. Le risorse per l'EFSD provengono dalla revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2014-2020 e dalla riserva del Fondo europeo di sviluppo (FES). Peraltro, il nuovo Fondo sarà composto da due piattaforme regionali: una per l'Africa e l'altra per il vicinato dell'Unione (Sud e Est);

è strettamente connessa con la questione dei flussi di migranti che abbandonano l'Africa la crescita economica e lo sviluppo infrastrutturale del continente africano che andrebbe supportata attraverso un consistente piano europeo di investimenti che coinvolga, oltre al Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, la Commissione europea, la Banca europea degli investimenti, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, le Casse europee facenti parte del Long Term Investors Club e gli Stati membri, attraverso i propri fondi di investimento;

va rilevato che la Cina è attualmente il maggiore investitore in Africa. Dopo il Forum on China-Africa Cooperation, che ha riunito a settembre a Pechino 53 Capi di Stato di Paesi africani, la Cina ha programmato investimenti per una cifra corrispondente a 60 miliardi di dollari nei prossimi tre anni (20 attraverso linee di credito, 15 attraverso aiuti e prestiti a tasso zero, 10 in fondi per lo sviluppo, 10 in project financing e 5 per finanziare le importazioni in Africa). Un analogo investimento era stato attuato nei tre anni precedenti, mentre ha impiegato, complessivamente, circa 125 miliardi di dollari nell'ultimo decennio. Le imprese cinesi stanno, peraltro, investendo nell'ammodernamento del porto di Tripoli (Libia), Port Said (Egitto), Lagos (Nigeria), oltreché in linee ferroviarie e autostrade. In sostanza, gli investimenti cinesi stanno puntando allo sviluppo logistico del continente africano. La Cina sta inoltre esportando in Africa le proprie tecnologie, dismesse dalle fabbriche asiatiche, ad alta intensità di forza lavoro. Gli investimenti cinesi sono, peraltro, mirati allo sviluppo di una forte rete commerciale per i propri prodotti;

va ricordato che anche gli investimenti degli Stati Uniti, dall'inizio degli anni 2000 ad oggi nel continente africano, ammontano a circa 75 miliardi;

va rammentato che anche la Federazione Russa e la Turchia rafforzano sempre più la propria presenza strategica, soprattutto nel settore militare e della difesa, in Africa;

in materia di relazioni esterne:

il 24 e 25 febbraio 2019 si svolgerà in Egitto il "primo vertice" tra i 28 Capi di Stato e di Governo europei e i Paesi della Lega Araba per discutere tra i vari punti di una miglior cooperazione contro le migrazioni irregolari verso l'Europa e la lotta al terrorismo;

in questo quadro risulta essere centrale la soluzione del conflitto israelo-palestinese;

tra le iniziative del summit, ruolo centrale rappresenterà il progetto di un'area di libero scambio tra UE e Africa;

per l'Italia in questa cornice è imprescindibile presentarsi come partner privilegiato e possibile intermediario tra la Lega Araba, le potenze occidentali e l'oriente in un'ottica di crescita economica globale;

questione irrisolta, ma necessaria per un più sereno proseguimento dei rapporti di vicinato, è sicuramente il rapporto con la Federazione Russa, che deve essere rivisto al fine di evitare nuove divisioni in Europa e tenendo nel debito conto il peso economico e politico di entrambe le parti, sottolineando e promuovendo al contempo il rispetto della democrazia e dei diritti umani;

approfondire i rapporti con la Russia è estremamente importante alla luce del ruolo strategico che svolge sulla scena mondiale. La Russia, dopo l'adesione della Finlandia, è diventata il Paese immediatamente confinante con l'Unione europea che ha un ruolo essenziale rispetto alla stabilità del nostro continente, oltre a rappresentare un partner economico, commerciale e scientifico di notevole portata;

l'Italia, dopo la Germania, è il primo partner commerciale della Federazione Russa e le limitazioni sul commercio con essa stanno creando un grave danno a diversi settori produttivi italiani;

appare oltremodo anacronistico il permanere di sanzioni in conseguenza di una questione - come quella dei rapporti Ucraina-Federazione Russa e del rispetto degli accordi di Minsk del 2014 e 2015 - per la quale è impossibile effettuare delle valutazioni di merito oggettive e condivise, sulla quale non si sono potuti valutare progressi apprezzabili;

il superamento delle sanzioni, che comunque vengono largamente aggirate attraverso ulteriori passaggi, ma costituiscono dei maggiori oneri per le nostre imprese, consentirebbe di allargare la coalizione dei Paesi contro il terrorismo e di favorire processi distensivi in tutto il mondo, oltre che nel Mediterraneo;

va, altresì, evidenziato che le sanzioni che inizialmente hanno penalizzato solo la Russia, attualmente stanno avendo conseguenze negative soprattutto nei confronti dell'Italia e dell'Europa;

va rammentato, inoltre, che i gasdotti che partono dalla Russia, il Nord Stream fino alla Germania dal mar Baltico, scavalcando l'Ucraina; lo Yamal, che dalla Russia attraverso Bielorussia e Polonia per arrivare in Germania; il Tag, che trasporta gas che passa dall'Austria e arriva fino all'Italia (Tarvisio) e alla Slovenia e, infine, il Blue Stream, che trasporta gas naturale alla Turchia attraverso il Mar Nero e sta per arrivare in Italia forniscono più di un terzo del mercato europeo del gas (il 38 per cento il fabbisogno in Italia rispetto al totale);

con riferimento alla lotta alla disinformazione:

il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ha recentemente invitato gli Stati membri ad intensificare gli sforzi per "consolidare ulteriormente la capacità dell'UE e dei Paesi partner nel contrastare le notizie false e la disinformazione";

Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione responsabile per il Mercato unico digitale, ha dichiarato: "La disinformazione come strumento di influenza politica non è una novità. Le nuove tecnologie, in particolare quelle digitali, ne hanno ampliato la risonanza attraverso la rete per minare la nostra democrazia e la nostra società. Poiché la fiducia online è facile da distruggere e difficile da ricostruire, l'industria deve collaborare con noi in questo ambito. Le piattaforme online hanno un ruolo importante nel contrastare le campagne di disinformazione organizzate da persone e Paesi che intendono indebolire la nostra democrazia ";

Julian King, commissario della sicurezza per l'Unione, ha dichiarato: "L'offensiva delle notizie false e della disinformazione rappresenta una grave minaccia alla sicurezza delle nostre società. Il sovvertimento dei canali attendibili, eseguito per far circolare contenuti tendenziosi e controversi, richiede una risposta lucida basata su maggiore trasparenza, tracciabilità e affidabilità. È essenziale che le piattaforme di Internet combattano l'abuso della loro infrastruttura da parte di soggetti ostili e tutelino i loro utenti e la società";

in base al rapporto indipendente pubblicato nel marzo 2018 dal gruppo ad alto livello sulle notizie false e la disinformazione online commissionato dalla Commissione europea (Final report of the High Level Expert Group on Fake News and Online Disinformation) e ad ampie consultazioni condotte nel corso degli ultimi mesi, la Commissione ha definito la disinformazione quale "informazione rivelatasi falsa, imprecisa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico, e che può arrecare un pregiudizio pubblico";

secondo un'indagine Eurobarometro, l'83 per cento degli intervistati ha dichiarato che le notizie false costituiscono un pericolo per la democrazia. Desta particolare preoccupazione presso i rispondenti la disinformazione intenzionale tesa a influenzare le elezioni e le politiche di immigrazione. L'indagine ha anche evidenziato l'importanza di disporre di mezzi di comunicazione di qualità: le persone intervistate ritengono che le fonti di informazione più affidabili siano i mezzi di comunicazione tradizionali (radio 70 per cento, TV 66 per cento, stampa 63 per cento), mentre ci si fida di meno delle fonti di notizie online e dei siti web che pubblicano video, con tassi di fiducia rispettivamente del 26 per cento e del 27 per cento;

il centro comune di ricerca della Commissione europea ha pubblicato uno studio sulle notizie false e la disinformazione in cui si rileva che i due terzi dei fruitori di notizie online preferiscono l'accesso mediante piattaforme guidate da algoritmi, come motori di ricerca e aggregatori di notizie, e siti web di social media. Nello studio si afferma inoltre che il potere di mercato e i flussi di entrate si sono spostati dagli editori di notizie agli operatori di piattaforme in possesso di dati che permettono loro di abbinare articoli e annunci ai profili dei lettori;

nel febbraio 2018 la Commissione ha adottato un elenco di raccomandazioni in vista delle elezioni del Parlamento europeo che si terranno nel 2019, che invita "le autorità nazionali competenti [...] a individuare, in base alle esperienze acquisite dagli Stati membri, le migliori pratiche in materia di identificazione, mitigazione e gestione dei rischi che gli attacchi informatici e la disinformazione comportano per il processo elettorale";

per dare risposta a questi problemi e affrontare queste tendenze, è necessario proporre una serie di misure volte a contrastare la disinformazione online, fra le quali sicuramente risulta essere fondamentale una maggiore alfabetizzazione mediatica che aiuti a riconoscere la disinformazione online e ad accostarsi con occhio critico ai contenuti online;

non meno importante risulta essere il sostegno agli Stati membri nel garantire processi elettorali solidi contro minacce informatiche sempre più complesse, fra cui la disinformazione online e gli attacchi informatici;

si ritiene inoltre opportuno aumentare il sostegno al giornalismo di qualità, per un ambiente mediatico pluralistico, vario e sostenibile,

impegna il Presidente del Consiglio dei ministri a sostenere nel Consiglio europeo le seguenti istanze:

con riferimento al bilancio dell'UE per il periodo 2021- 2017:

a) proporre una revisione del bilancio UE 2021-2027, frenando i tagli ipotizzati ai fondi all'agricoltura che colpirebbero l'intera filiera della produzione e dell'industria della trasformazione agroalimentare e i paventati tagli ai fondi di coesione, che penalizzerebbero le regioni italiane meno sviluppate e le isole;

b) aumentare, nell'ambito della programmazione, le risorse europee per gli investimenti in ricerca - sostenendo università e centri di ricerca - che hanno uno straordinario effetto moltiplicatore su competitività, export, capacità di innovare, e sviluppo di nuove tecnologie, per evitare la fuga di talenti, coprendo i finanziamenti attraverso un sistema di tassazione non aggirabile dai giganti del web e dalle società che operano in Europa con sede legale nei paradisi fiscali;

con riferimento al mercato unico:

a) migliorare i criteri per la libera circolazione dei beni e dei servizi creando le basi per aumentare opportunità di sviluppo economico per le imprese e i cittadini;

b) diminuire le restrizioni burocratiche per generare incrementi sostanziali per l'economia reale, in particolare nel settore del commercio al dettaglio;

c) adottare una strategia a lungo termine per l'industria europea al fine di potenziare la competitività, la crescita e l'innovazione in Europa;

con riferimento al fenomeno migratorio:

a) consentire all'Italia di sottrarre gli oneri ancora ingenti derivanti dalla gestione del fenomeno migratorio e dai maggiori oneri derivanti da una più efficace politica dei rimpatri, rispetto a quella sinora adottata, dai trasferimenti finanziari italiani che concorrono a sostenere il bilancio UE;

b) sospendere eventuali accordi in ambito europeo volti a limitare i movimenti secondari (dai Paesi del Nord Europa verso l'Italia), subordinandoli, comunque, ad accordi di rimpatrio verso i Paesi africani che ancora non riaccolgono i migranti provenienti dai propri Paesi;

c) rafforzare in modo concreto e attraverso una adeguata copertura finanziaria l'efficacia delle politiche di rimpatrio, prevedendo responsabilità e condizioni comuni per il rimpatrio volontario e forzato, la detenzione e le scadenze, includendo anche queste dotazioni finanziarie nei maggiori oneri per la gestione del fenomeno migratorio da rivendicare nei confronti della UE;

d) mettere in atto un vero e proprio "Piano Marshall per l'Africa", come indicato nel programma di Forza Italia, adottando robuste politiche di investimento, attraverso la creazione di un apposito fondo europeo per il sostegno dell'Africa, attingendo dalla programmazione del quadro finanziario 2021-2027, che integri le dotazioni e le iniziative esistenti, e coinvolgendo in partnership le imprese dei Paesi europei che vogliano contribuire attraverso propri veicoli d'investimento;

e) intraprendere iniziative importanti quali: investimenti mirati per lo sviluppo di reti energetiche per i piccoli imprenditori e l'interruzione dello sfruttamento da parte di taluni Stati, anche europei, della mano d'opera africana a basso costo;

f) ribadire la necessità, come è stato sottolineato nelle conclusioni adottate dal Consiglio europeo del 28 giugno ultimo scorso, di procedere a una revisione del sistema di Dublino, volta ad ottenere una più equa distribuzione dei richiedenti asilo in Europa, che preveda una ripartizione proporzionale dei migranti ancora in arrivo, presso tutti i Paesi della Unione europea, modificando il criterio della responsabilità dell'esame della domanda sullo Stato membro di ingresso del richiedente;

g) realizzare un'autentica protezione rafforzata delle frontiere esterne, al fine di ridurre ulteriormente il numero di arrivi illegali nell'Unione europea, che coinvolga maggiormente Frontex nelle sue operazioni e articolazioni, sostenendo l'implementazione di una guardia costiera e di frontiera europea più efficiente e con maggiori dotazioni di uomini e di mezzi;

h) intensificare la cooperazione a livello europeo con i Paesi di transito, per ridurre ulteriormente le partenze verso l'Europa, adottando una proposta di concreto sostegno finanziario e materiale per questi Paesi, al fine di proteggere le frontiere terrestri, impedire le partenze in mare e la lotta contro i trafficanti di uomini;

i) sostenere ulteriormente lo sviluppo e la formazione degli uomini e della capacità della guardia costiera libica di fermare le imbarcazioni in partenza e di fermare l'attività dei contrabbandieri, quale elemento chiave per prevenire la migrazione illegale. Ad intraprendere analoghi accordi per estendere tale attività di formazione e sostegno alla guardia costiera tunisina e a quella egiziana;

j) rafforzare l'operazione Eunavformed Sophia, passando alla fase successiva e l'operazione congiunta Poseidon, al fine di prevenire la perdita di vite umane in mare e regolamentando in modo chiaro e definitivo, a livello europeo, quali siano i limiti operativi delle attività consentite alle organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo;

k) coordinare a livello europeo le operazioni di ricerca e salvataggio nel pieno rispetto del diritto internazionale e delle responsabilità degli Stati, adottando un nuovo schema di sbarco regionale in tutte le Nazioni europee che si affacciano verso il Sud Europa, che consenta una rapida distinzione tra migranti economici e coloro che necessitano di protezione internazionale, riducendo l'incentivo a intraprendere viaggi pericolosi, sostenendo economicamente tutti gli aspetti che gravano sugli Stati membri nella valutazione della domanda di asilo e nei rimpatri conseguenti all'esito negativo;

l) supportare e organizzare ogni iniziativa che punti a una maggiore protezione e capacità di accoglienza al di fuori dell'UE, anche attraverso la creazione di Hot Spot e il reinsediamento su base volontaria, nel rispetto delle garanzie in materia di asilo;

m) consolidare e potenziare le operazioni delle organizzazioni internazionali riconosciute (UNHCR e OIM) nel facilitare i rimpatri all'interno dell'Africa e ad adoperarsi per l'istituzione sotto l'egida dell'UNHCR e dell'OIM, di "Place of safety" in territorio libico, tunisino e maltese, in grado di accogliere i migranti soccorsi in mare e di un MRCC libico in grado di gestire le attività SAR all'interno delle acque territoriali;

n) delimitare le aree SAR tra Italia e Malta con la piena assunzione di responsabilità da parte di quest'ultima delle attività nella propria area di competenza;

o) continuare una politica di razionalizzazione della presenza delle ONG, conformandosi ad obblighi e requisiti per lo svolgimento dei compiti di SAR, nel rispetto delle forme di accreditamento e certificazione ai fini della massima trasparenza, nella piena collaborazione con le autorità italiane e consentendo l'intervento tempestivo della polizia giudiziaria contestualmente al salvataggio da parte delle ONG;

p) accrescere il quadro negoziale con accordi bilaterali e multilaterali in tale ambito coinvolgendo la politica estera europea, che portino i Paesi di origine dei migranti alla riammissione, utilizzando i percorsi di migrazione legale nei paesi di origine che prevedano inoltre formazione professionale, studi, lavoro e una più oculata politica dei visti come leva per gestire e programmare le partenze e la leva del sostegno allo sviluppo economico di quei Paesi;

con riferimento alle relazioni esterne:

a) rimettere al centro del vertice con la Lega degli Stati arabi in programma il 24 e 25 febbraio 2019 la soluzione del conflitto israelo-palestinese;

b) eliminare le sanzioni economiche nei confronti della Russia, promuovendo un nuovo accordo soddisfacente per la Federazione Russa e per l'Ucraina, ma anche per l'Unione europea, che porti alla normalizzazione dei rapporti amichevoli con quel Paese;

c) sollevare in tutte le sedi, a partire dal prossimo vertice con la Lega degli Stati arabi in programma il 24 e 25 febbraio 2019, la necessità di pervenire rapidamente ad una soluzione rapida e ordinata della crisi Libica e del Nord Africa attraverso una politica estera comune;

con riferimento alla lotta alla disinformazione:

a) proporre una serie di misure volte a contrastare la disinformazione online, fra le quali sicuramente risulta essere fondamentale una maggiore alfabetizzazione mediatica che aiuti a riconoscere la disinformazione online e ad accostarsi con occhio critico ai contenuti online;

b) sostenere gli Stati membri nel garantire processi elettorali solidi contro minacce informatiche sempre più complesse, fra cui la disinformazione online e gli attacchi informatici;

c) prevedere un sostegno al giornalismo di qualità, per un ambiente mediatico pluralistico, vario e sostenibile .

(6-00037)
BERNINI, MALAN, GALLIANI, GALLONE, GIAMMANCO, MALLEGNI, MOLES, PICHETTO FRATIN, RIZZOTTI, RONZULLI, AIMI, ALDERISI, BARACHINI, BARBONI, BATTISTONI, BERARDI, BERUTTI, BIASOTTI, BINETTI, CALIENDO, CANGINI, CARBONE, CAUSIN, CESARO, CONZATTI, CRAXI, DAL MAS, DAMIANI, DE POLI, DE SIANO, FANTETTI, FAZZONE, FERRO, FLORIS, GASPARRI, GHEDINI, GIRO, LONARDO, MANGIALAVORI, MASINI, Alfredo MESSINA, MINUTO, MODENA, PAGANO, PAPATHEU, PAROLI, PEROSINO, QUAGLIARIELLO, ROMANI, ROSSI, SACCONE, SCHIFANI, SCIASCIA, SERAFINI, SICLARI, STABILE, TESTOR, TIRABOSCHI, TOFFANIN, VITALI.