• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.9/01334-AR/0 ...    premesso che:     esaminato l'A.C. 1334 recante Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01334-AR/024presentato daGIARRIZZO Andreatesto diSabato 8 dicembre 2018, seduta n. 97

   La Camera,
   premesso che:
    esaminato l'A.C. 1334 recante Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021;
    a partire dal 2016 le tre Città Metropolitane e i sei Liberi Consorzi della Regione siciliana sono stati tutti coinvolti in una gravissima crisi finanziaria che ha compromesso l'erogazione dei servizi all'utenza e ha messo in discussione la continuità del rapporto di lavoro dei dipendenti;
    la riduzione e/o azzeramento dei trasferimenti statali e il cosiddetto prelievo forzoso operato dallo Stato dal 2012 attraverso il contributo di finanza pubblica ha contribuito a rendere disastrosa la situazione finanziaria delle ex province;
    inoltre, nel quadro della complessiva riforma delle province in itinere, nel cui ambito il versamento delle risorse ad apposito capitolo del bilancio statale è specificamente destinato al finanziamento delle funzioni provinciali non fondamentali ed al passaggio delle relative risorse agli enti subentranti, va data adeguata considerazione al diverso disegno strategico del legislatore regionale siciliano, che, a differenza di quanto previsto a livello nazionale, ove prevale una riallocazione presso altri livelli di governo, tende al mantenimento e addirittura all'implementazione delle funzioni precedentemente assegnate agli enti intermedi;
    a fronte di tale prelievo forzoso, lo Stato, ai sensi del comma 754 della legge 208/2015 ha assegnato un contributo in favore delle ex province e delle città metropolitane delle sole Regioni a statuto ordinario, dell'importo complessivo di 495 milioni di euro nell'anno 2016, 470 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2017 al 2020 e 400 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2021 finalizzato al finanziamento delle spese connesse alle funzioni relative alla viabilità e all'edilizia scolastica;
    non si è però intervenuto a favore degli enti di vasta area delle Regioni a statuto speciale, che rimangono comunque obbligati a fornire il contributo per la finanza pubblica, in virtù dell'intesa stipulata tra Stato e Regione Siciliana il 20 giugno 2016;
    l'articolo 64 del disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 prevede un contributo a favore delle sole province delle regioni a statuto ordinario pari a 250 milioni di euro annui per gli anni dal 2019 al 2023, finalizzato al finanziamento di piani di sicurezza a valenza triennale per la manutenzione di strade e scuole, per cui, ancora una volta, le Regioni a statuto speciale vengono tagliate fuori da un'assegnazione di risorse che diventa quanto mai improcrastinabile in questo momento di enorme difficoltà per le finanze locali;
    nel caso di inadeguati livelli di finanziamento risulta inevitabilmente pregiudicato quel principio di adeguata corrispondenza tra risorse e funzioni (articolo 119, comma 4, della Costituzione) quale naturale declinazione del diritto di eguaglianza sostanziale dei cittadini alla continuità nella fruizione dei diritti di rilevanza sociale. A questo riguardo, la Corte Costituzionale, nella recente sentenza n. 10/2016, ha chiarito che questo diritto costituisce «un profilo di garanzia fondante nella tavola dei valori costituzionali, che non può essere sospeso nel corso del lungo periodo di transizione che accompagna la riforma delle autonomie territoriali»;
    l'articolo 16 comma 1 del decreto-legge n. 50/2017 è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 137/2018, nella parte in cui, modificando l'articolo 1 comma 418-bis della legge n. 190/2014, non prevede la riassegnazione alle regioni e agli enti locali, subentranti nelle diverse regioni nell'esercizio delle funzioni provinciali non fondamentali, delle risorse acquisite dallo Stato, per effetto dell'articolo 1, commi 418 e 419 della legge 190/2014 e connesse alle stesse funzioni non fondamentali;
    l'articolo 16, comma 4, del disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 prevede che i comuni non capoluoghi di provincia ricorrano alla stazione unica appaltante costituita presso le province e le città metropolitane per gli appalti di lavori pubblici, tuttavia non tenendo nel dovuto conto le diverse realtà e condizioni che sussistono presso le province e città metropolitane in Italia, che allo stato, in alcuni casi, dimostrano di non essere in grado di gestire neppure le proprie gare, a causa di insufficienti capacità di programmazione e progettazione, per cui, laddove in alcune realtà ricorrere alla stazione unica appaltante realizzerebbe sicuramente le finalità di contenimento della spesa pubblica e di efficienza degli appalti, in altre, rischierebbe di creare l'effetto opposto, paralizzando anche l'attività di gara dei comuni non capoluogo di provincia che si vedrebbero obbligati a ricorrere alle stesse,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di garantire che, laddove la stazione unica appaltante costituita presso le province e le città metropolitane per gli appalti di lavori pubblici non sia in grado di eseguire le procedure di gara in maniera tempestiva ed efficace, nelle more del raggiungimento di standard adeguati, vi sia la possibilità e non l'obbligo per i comuni non capoluogo di provincia di ricorrervi.
9/1334-AR/24. Giarrizzo, Ficara, Varrica, Marzana, Lorefice, Martinciglio, Alaimo.