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Atto a cui si riferisce:
C.1/00077    premesso che:     la provincia di Brescia vive una condizione ambientale ed ecologica di particolare delicatezza;     il Rapporto 2018 dell'Ispra ci dice che...



Atto Camera

Mozione 1-00077presentato daGELMINI Mariastellatesto diMercoledì 14 novembre 2018, seduta n. 83

   La Camera,

   premesso che:

    la provincia di Brescia vive una condizione ambientale ed ecologica di particolare delicatezza;

    il Rapporto 2018 dell'Ispra ci dice che nel 2016 la provincia di Brescia gestisce tanti rifiuti speciali come Lazio e Marche messi insieme. Complessivamente la Lombardia produce da sola il 21,8 per cento di questi rifiuti: 29,4 milioni di tonnellate su 135 milioni;

    Brescia è il luogo dove si smaltisce oltre un quarto dei rifiuti speciali italiani (il 28 per cento). Primato italiano;

    la maggior parte dei rifiuti speciali, intorno ai cinque milioni, viene trattata in trecento fra impianti di recupero di materia, strutture di autodemolizione/rottamazione o frantumazione di veicoli, nell'inceneritore, negli impianti di trattamento chimico-fisico biologico o di compostaggio. Ma la restante parte finisce ancora in una delle dieci discariche presenti sul territorio bresciano;

    le dieci discariche, nel 2016 hanno accolto 2,57 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, quasi il 90 per cento «non pericolosi». Numeri che non hanno uguali in Lombardia. Per fare un solo esempio, Milano mette in discarica quantitativi di rifiuti speciali nove volte inferiori a Brescia;

    nel bresciano c'è oltre un terzo delle discariche attive in regione (10 su 28), che si sommano alle 128 già chiuse. Delle dieci discariche regolari tre ancora attive, due in fase di chiusura, cinque già esaurite. Tuttavia, c'è chi – considerando gli ampliamenti e i raddoppi – calcola in sedici gli impianti esistenti;

    è necessario riconoscere l'eccezionalità di questo territorio, che nel solo comune di Montichiari stocca in discarica qualcosa come 12-15 milioni di metri cubi di rifiuti;

    la realizzazione nel 1998 del termovalorizzatore più grande d'Italia (726 mila tonnellate incenerite nel 2016) ha risolto il problema dei rifiuti urbani e non si è più aperta una discarica per i rifiuti civili, mentre non ha risolto il problema dei siti per lo smaltimento di rifiuti industriali;

    peraltro si evidenzia che l'inceneritore di Brescia è l'impianto lombardo che smaltisce la quantità maggiore di rifiuti speciali. Così come tutt'altro che trascurabile la materia trattata e recuperata presso 84 attività produttive: oltre 2 milioni di tonnellate (72 mila tonnellate, in sei siti, producono energia). Anche in questo caso Brescia detiene il primato in Lombardia. Vale pure per gli impianti di trattamento chimico-fisico biologico: diciotto (99 in tutta la Lombardia), che trattano quasi 438 mila tonnellate. Numeri che fanno di Brescia uno dei poli italiani principali dello smaltimento e del recupero dei rifiuti speciali;

    un territorio dove comunque, si evidenzia positivamente, siano circa 130 i siti già bonificati e tra questi ci sono anche grandi industrie: dalle acciaierie Falck di Vobarno alla ex Rivadossi di Agnosine, dall'ex ferriera Predalva di Pian Camuno alla Frendo di Orzinuovi fino all'Italfond di Bagnolo Mella;

    la provincia di Brescia sopporta un quantitativo molto alto di rifiuti che vengono conferiti nel territorio, per la gran parte provenienti da fuori i confini bresciani e regionali. Sotto questo aspetto bisognerebbe valutare il principio dell'autosufficienza regionale;

    peraltro la regione Lombardia nel 2014, ha introdotto il cosiddetto «fattore di pressione» ossia il criterio escludente per impedire la realizzazione di nuove discariche nelle aree in cui siano già stoccati più di 160 mila metri cubi di rifiuti per ogni chilometro quadrato, e limitare il quantitativo massimo di rifiuti conferibili in un sito già esistente in un determinato territorio;

    la situazione sopra esposta si innesta in un territorio, quale quello della provincia di Brescia, che rappresenta una delle realtà economiche e industriali di maggiore rilievo a livello nazionale ed internazionale: Brescia è la prima provincia industriale di Europa, sia per valore aggiunto che per numero di occupati, superando diversi distretti industriali della Germania; il valore aggiunto del settore manifatturiero bresciano si colloca al terzo posto in Italia, dopo Milano e Torino;

    con una realtà industriale e imprenditoriali così sviluppata, una ipotesi di moratoria di nuove autorizzazioni per nuove discariche e del conferimento dei rifiuti speciali destinati all'incenerimento o alla discarica non può che tener conto anche delle esigenze produttive del territorio e delle conseguenti difficoltà per i sensibili aumenti degli oneri a loro carico a seguito del trasferimento all'estero di parte dei rifiuti prodotti,

impegna il Governo:

1) ad attivare fin da subito un tavolo permanente di confronto con la regione, quale istituzione centrale per la pianificazione della gestione dei rifiuti, nonché con gli enti locali interessati, con le associazioni industriali e di categoria più rappresentative, con quelle sindacali e con l'Agenzia regionale per l'ambiente, al fine di individuare, anche alla luce delle peculiarità economiche e industriali del territorio, le iniziative più idonee a favorire il risanamento ambientale e una gestione dei rifiuti maggiormente sostenibile, nel necessario ineludibile rispetto delle esigenze delle imprese e delle tante realtà produttive e imprenditoriali, che fanno di Brescia, la prima provincia industriale di Europa;

2) ad adottare iniziative per prevedere, nell'ambito delle proprie competenze, di concerto con la regione, e solo a seguito delle risultanze e di soluzioni concordate nell'ambito del suddetto tavolo tecnico, che tengano conto delle diverse esigenze, la moratoria e la sospensione di nuove autorizzazioni all'apertura di nuove discariche.
(1-00077) «Gelmini, Labriola, Cortelazzo, Casino, Gagliardi, Giacometto, Mazzetti, Ruffino».